rabbia violenza aggressività

Aggrediscono in branco un anziano e filmano le loro gesta


Un gruppo di 5 ragazzini dai 14 ai 16 anni aggredisce un anziano, lo seguono, gli sfilano il bastone dalle mani tra tante grasse risate e cade giù a faccia in terra. Una scena ben studiata, ricercata intenzionalmente dal branco di adolescenti che ha deciso anche di filmare queste grandi gesta eroiche per poi pubblicare il video in rete. E’ accaduto a Serravalle Pistoiese, ma sembra il triste copione di uno spaccato di una parte di adolescenti completamente alla deriva.

Si tratta di un comportamento aggressivo intenzionale, una forma di aggressività proattiva, voluta, fine a se stessa, completamente gratuita, messa in atto nei confronti di una persona che non è minimamente in grado di affrontarli e difendersi. Un gesto di forza nella loro testa, una profonda debolezza e vigliaccata, utile solo a pennellare un Io troppo fragile di questi ragazzi, accompagnato da una distorsione cognitiva e assenza di senso morale.

Non si tratta di una baby gang, adesso, per favore, non cerchiamo gang anche dove non ci sono per distorcere un problema già sufficientemente grave di per sé. Alcuni direbbero una “bravata”, ma non lo é perché altrimenti sminuiamo un comportamento della sua connotazione deviante.

E’ una aggressività fredda con l’unico scopo di danneggiare la vittima per un puro e proprio divertimento. Una ricerca di comportamenti devianti e a rischio per “noia” come direbbero tanti di loro, “ma che abbiamo fatto di male?”, un’assenza totale di riconoscimento della gravità delle proprie azioni, “stavamo giocando”, tutti meccanismi di disimpegno morale che non permetto di valutare realmente né la gravità, né l’esito delle proprie azioni.
Non siamo solo in presenza di una scarsa o assenza di capacità di riflettere sulle proprie azioni, ma anche di bassi o inesistenti livelli di colpa e non c’é neanche una consapevolezza legata alla responsabilità individuale.

C’è un distacco emozionale, non c’é un contatto con la vittima. E’ deviata la componente emozionale che sostiene la scelta di un comportamento piuttosto che di un altro.

Non si deve sottovalutare anche l’influenza negativa del branco, l’effetto deresponsabilizzante dato dalla divisione della colpa che porta ad agire in gruppo in modo più grave di quanto si faccia individualmente.

L’effetto del web é un altro aspetto da non sottovalutare, un ruolo social, far vedere quanto si é “forti” per innalzare la propria autoefficacia, ovviamente distorta, con una ricerca di approvazione social, senza anche lì minimante valutare l’esito delle proprie azioni.

Sono comportamenti che non sono isolati, sono inseriti in genere in una costellazione di sintomi e in una cornice di altri comportamenti a rischio e devianti, sia da un punto di vista scolastico che relazionale.
Se si vuole mettere un freno a questi ragazzi si devono riconoscere gli indicatori e lavorare sulla multifattorialità che li spinge a mettere in atto questo tipo di comportamenti.

Di Maura Manca