antonio

Antonio brutalmente ucciso da un suo coetaneo a soli 18 anni


È morto con 7 coltellate, un coetaneo confessa, poteva anche  non essere da solo, un omicidio sicuramente nato dopo una lite scaturita da una rapina, colpa della droga, quella che aveva spacciato, per cui era già stato arrestato nei mesi precedenti. È uscito per comprare le sigarette, ha incontrato qualcuno, non si sa se è stato adescato o la rapina è arrivata nell’immediato, si sarà difeso ed è stato ucciso.

Non poteva essere una fuga volontaria, ha sempre un messaggio in sé da far arrivare ai genitori, non poteva essere un suicidio, quando un adolescente decide di uccidersi, non lascia tutto come se stesse per tornare, non lascia aperto, qualcosa la chiude sempre.

Era uscito inconsapevole di andare incontro alla morte, probabilmente non poteva immaginare che quel suo “vizio” o “abitudine” gli potesse costare la vita, non immaginava che un altro ragazzo lo potesse uccidere con così tanta violenza. Un gesto di impeto, la rapina era pensata, ma l’omicidio, probabilmente, è arrivato lì sul momento. È indubbio che se un ragazzo esce armato è pronto ad utilizzare l’arma, a ferire, a difendersi, ad impaurire. L’arma fa sentire più forti e più sicuri.

Antonio era un ragazzo che cercava di fuggire dalla pesantezza del suo passato e ha trovato una morte terribile, violenta e in più è stato anche buttato giù per una scarpata. Un aggressore che è rimasto in silenzio in tutti questi giorni di disperazione della famiglia di Antonio.

A volte ci si domanda come si possa arrivare ad essere così violenti, come si possa arrivare a stroncare una vita per una rapina.

Reati gravissimi agiti da ragazzi anche incensurati, che non manifestano dei profili di rischio particolarmente eclatanti. Eppure lo scenario che ci prospetta davanti è questo: l’età in cui si commettono reati sempre più bassa, efferatezza anche in profili non di rischio e l’inconsapevolezza, tante volte, di ciò che realmente si sta facendo.

Sembra che ormai la vita non abbia più il peso di prima e i bisogni, lo spazio, il rispetto dell’altro non esistono più. Spesso si attivano anche meccanismi di giustificazione morale che influiscono sull’interpretazione del comportamento, per cui, il danno arrecato alla vittima viene reso accettabile sottolineando gli scopi meritevoli dell’azione agita o meccanismi di disimpegno morale, basati sulla distorsione delle conseguenze, in grado di alterare gli effetti dell’azione stessa.

L’atto violento è l’unico modo possibile in quel momento, in cui l’impulso prende il sopravvento per “risolvere il problema”. I ragazzi violenti contro le persone NON si rendono conto delle conseguenze delle proprie azioni, hanno un deficit del senso morale, non sono in grado di mettersi nei panni nell’altro. Per poter arrivare ad ammazzare una persona e andare via come se non fosse successo niente, bisogna spogliare l’altro della propria umanità tale da renderlo ai propri occhi come un oggetto e quindi poter facilmente giustificare le proprie azioni.

di Maura Manca