adolescenti assassini

Adolescenti violenti. Come è possibile arrivare ad aggredire, usare armi o uccidere, anche per futili motivi?


I mass media riportano, con sempre maggior frequenza, fatti di cronaca, relativi ad episodi di aggressività, violenza, prevaricazione, cinismo, attraverso i quali può esprimersi il forte disagio vissuto da alcuni ragazzi ancora giovanissimi. I reati minorili sono notevolmente in aumento, soprattutto quelli violenti, contro la persona e legati all’uso distorto della tecnologia.

Tali episodi di aggressività e violenza minorile esistono da sempre, ma risultano molto più evidenti ed allarmanti in questi ultimi anni a causa anche della costante divulgazione effettuata dai media, che può avere come effetto quello di favorire l’amplificazione del fenomeno. Quando si parla di effetto contagio si pensa anche al fatto che molti ragazzi filtrano in maniera distorta le informazioni divulgate in rete, per esempio apprendono che al di sotto di una certa età non possono andare in carcere, fanno affidamento su alcune informazioni che trovano online, per cui non hanno paura delle conseguenze legali delle proprie azioni.

Il fattore più preoccupante è relativo al fatto che l’età dei minori coinvolti è sempre più bassa, sono implicati ragazzi di tutti i ceti sociali ed è in crescita anche il numero di ragazze coinvolte in atti devianti ossia tutti quegli atti che implicano l’allontanamento e/o una violazione delle norme socialmente accettate e anche tutte le forme di disadattamento e trasgressività.

Uno dei problemi sociali più allarmanti e su cui bisogna accendere i riflettori è la violenza contro le persone. Si leggono costantemente notizie di aggressioni fisiche per motivazioni legate al tifo calcistico, alla gelosia, alla possessività, all’orgoglio, ai soldi e alla noia e tante aggressioni e omicidi per futili motivi. Atti impulsivi, non premeditati che esprimono il profondo disagio che esprimo questi adolescenti di oggi. 

Viviamo in un’epoca in cui tutto è possibile e arrivabile, non esistono più limiti e confini e, se questo mix di ingredienti si mescola con i cambiamenti adolescenziali, l’onnipotenza di questi ragazzi, la sperimentazione di sé, l’accrescimento delle tensioni interne, rischia di sfociare in un mix mortale.

Aggressioni violente sferrate dal branco, gruppi di adolescenti che attaccano non appena qualcuno li riprende o gli prova a dire un semplice NO, ragazzi che gioco o scherzo fanno del male ai coetanei e altri che uccidono per futili motivi. Come se la vita stesse perdendo man mano il suo valore, come se per diventare assassino non si debbano avere per forza delle storie di vita rilevanti da un punto di vista della devianza o del rischio perchè sono ragazzi già persi, abbandonati a loro stessi, senza regole, valori e confini psichici. 

Un aspetto su cui bisogna assolutamente porre attenzione è relativo anche alla violenza all’interno delle coppie di adolescenti alle prime esperienze sentimentali e sessuali. Si parla tantissimo di violenza domestica e violenza contro le donne, ma si dimentica che i primi segnali sono osservabili già dalle prime relazioni sentimentali. Se si riuscisse a fare campagne di prevenzione efficaci sulla comprensione del limite tra normale e patologico di determinati comportamenti in adolescenza, forse, sarebbe possibile prevenire tanti femminicidi e tanti episodi di violenza nella coppia in epoche successive.

Forza o debolezza?

Il termine violenza deriva dal latino “vis” che significa “forza” e racchiude il concetto di violazione, di impulso brutale e il rapporto distorto con la persona sulla quale si compie un abuso di potere o di forza che determina un danno. Essa rappresenta il lato distruttivo dell’aggressività, per cui la persona presa di mira diventa l’oggetto della violenza e viene deumanizzata, cioè spogliata della sua dignità tale da escludere, nei suoi confronti, qualsiasi sentimento di identificazione. Le emozioni che accompagnano questo tipo di atti violenti, finalizzato a soddisfare un bisogno personale, sono spesse volte correlate a stati d’animo transitori, come gli scatti d’ira o di collera. Molto spesso si vive il rifiuto a livello personale e non a livello relazionale, si può vivere una sorta di ferita narcisistica per cui l’atto violento può rappresentare una sorta di riscatto sociale e morale. Non posso tollerare un “no” perché lo vivo come un rifiuto o un fallimento personale.

In questi casi ha molto peso anche il gruppo dei pari, il ruolo sociale che la persona riveste e il contesto familiare. In tante culture, ancora legate ad un concetto della donna diverso da quello dell’uomo, non è tollerabile, in termini di orgoglio maschile un rifiuto da parte di una ragazza, magari in pubblico, magari davanti agli amici, a cui magari ha fatto seguito pure una derisione.

È assurdo pensarlo, ma tante volte il riscatto personale prevale sulla vita dell’altro.

Uccidere per uno scherzo, bullizzare per gioco. Come è possibile arrivare a tutto questo?

Sembra che ormai la vita non abbia più il peso di prima e i bisogni, lo spazio, il rispetto dell’altro non esistono più. Spesso si attivano anche meccanismi di giustificazione morale che influiscono sull’interpretazione del comportamento, per cui, il danno arrecato alla vittima viene reso accettabile sottolineando gli scopi meritevoli dell’azione agita o meccanismi di disimpegno morale, basati sulla distorsione delle conseguenze, in grado di alterare gli effetti dell’azione stessa.

Il problema della violenza è sempre più un problema d’ordine sociale, che ha trovato nell’attuale società, nuovi e invasivi mezzi di comunicazione per arrivare a ledere la libertà e il benessere psico-fisico dell’altro.

È implicito che chi arriva a commettere questo tipo di reato evidenzia una difficoltà patologica di relazionarsi con gli altri, soprattutto all’interno di una relazione sentimentale, che porta ad una evidente distorsione della vita di coppia.

L’atto violento è l’unico modo possibile in quel momento, in cui l’impulso prende il sopravvento per “risolvere il problema”. I ragazzi violenti contro le persone NON si rendono conto delle conseguenze delle proprie azioni, hanno un deficit del senso morale, non sono in grado di mettersi nei panni nell’altro. Per poter arrivare ad ammazzare una persona e andare via come se non fosse successo niente, bisogna spogliare l’altro della propria umanità tale da renderlo ai propri occhi come un oggetto e quindi poter facilmente giustificare le proprie azioni.

Non si tratta quindi di un litigio o di un’ incomprensione, cosa che può succedere anche all’interno delle relazioni sentimentali, si tratta di tentato omicidio o di omicidio, cioè “tu ti comporti così, io non lo accetto e quindi ti uccido”. Un altro aspetto importante per indentificare un comportamento violento è l’asimmetria nella relazione, la persona presa di mira non è in grado di difendersi da sola ed è più debole rispetto all’aggressore.

Attenzione quindi ai primi segnali della violenza nelle relazioni tra adolescenti perché rappresentano i primi segnali di quella che poi potrà essere la violenza domestica, fino ai casi più gravi di omicidio.

La violenza comporta un danno fisico e psichico e una forte sofferenza data da un abuso di potere, che nel corso degli anni lascia segni indelebili nella psiche di chi è vittima di questi soprusi.

Queste forme di violenza sono estremante diffuse tra gli adolescenti e, in questa fase, spesso si tende a sottovalutare alcuni segnali e a giustificare i comportamenti dell’altro. Questo tipo di comportamenti non passano da soli, ma si aggravano e cronicizzano nel corso del tempo, per cui imparare a conoscere i primi segnali significa comprendere e quindi prevenire.

 

di Maura Manca, Psicoterapeuta

Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza