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Sassi dal cavalcavia. Cosa scatta nella testa dei ragazzi?


Sassi scagliati dal cavalcavia per colpire le auto in corsa, pietre e oggetti lanciati contro gli autobus e qualsiasi bersaglio che in quel momento il gruppo ha deciso di colpire, per poi scappare via cercando di non essere riconosciuti.

È un fenomeno che ciclicamente riemerge e che nella maggior parte dei casi coinvolge ragazzi, anche molto giovani, aggregati in piccoli gruppi che cercano di sfidarsi, di sperimentare il pericolo, di incrementare il rischio, senza riflettere sulle conseguenze delle loro azioni.

Quello che mi preoccupa maggiormente da esperta in psicopatologia in età evolutiva, è l’età che di sta abbassando drasticamente, l’inconsapevolezza di questi ragazzini nel mettere in atto comportamenti distruttivi per se stessi e per gli altri per “noia”, per “divertimento”, senza che ci siano particolari profili di rischio. La psicopatologia infantile e adolescenziale sta cambiando, stanno aumentando i numeri e non ci sono strutture per accogliere i ragazzi e i genitori. Andremo sempre peggio ma a quanto pare la salute mentale interessa a troppo poche persone.

Deve far riflettere per esempio il caso di Ivrea in cui due adolescenti di 11 e 12 anni hanno ammazzato il tempo rischiando di uccidere innocenti persone alla guida, tirando sassi dal cavalcavia. I due ragazzini hanno dichiarato: “Ci annoiavamo, così siamo andati sul cavalcavia a lanciare sassi contro le auto che passavano. Ci siamo divertiti un sacco“.

Dove apprendono il limite tra scherzo e reato? Dove sono finiti i genitori che mettono regole e paletti e accompagnano i figli in un adeguato sviluppo del senso morale che li aiuterà a capire quando ci si deve fermare? Sono soli e alla deriva e la devianza minorile è in netta crescita anche nelle famiglie erroneamente definite dai media “normali”.

Secondo i dati dell’Osservatorio ASAPS (https://www.asaps.it/), solo quest’anno, sono 18 gli episodi che hanno coinvolto minorenni, dove i ragazzi fermati o arrestati, finora, sono stati 30, mentre 10 sono i maggiorenni denunciati.

Aumenta la noia tra i giovani e aumentano il vandalismo e le risse

Chi sono questi ragazzi?

Non si tratta soltanto di casi di forte degrado sociale, spesso sono adolescenti che si riuniscono in gruppo, che trascorrono le giornate in giro per il quartiere, abbandonati a loro stessi, invasi dalla noia, da un vuoto da colmare, un vuoto di valori che li ha resi incoscienti, senza limiti, senso morale e senso di sé.

Sono ragazzi a cui manca l’ascolto e il contenimento adeguato per gestire la rabbia che hanno dentro, che solitamente reprimono e che trova una via d’uscita in queste condotte devianti, senza riflettere sul fatto che, con i loro comportamenti, possono anche arrivare ad uccidere una persona. Non pensano che un sasso dal cavalcavia possa portare i guidatori a spaventarsi, a sbandare e a farsi del male o a farlo agli altri.

La verità è che non hanno punti di riferimento e vivono il nulla che li circonda, non sono visti né dai genitori, né dalle istituzioni e arrivano a commettere gesti estremi pur di farsi vedere.

Cosa scatta nella loro testa?

L’aspetto più disarmante è che spesso questi giovani agiscono in base a “quello che gli dice la testa”, senza riuscire a riconoscere la reale motivazione che li porta a mettere in atto questi comportamenti.

Sono spinti dal bisogno di scaricare uno stato di tensione interna, di ricercare sensazioni forti e l’adrenalina, di sperimentare il pericolo per sentirsi più potenti, a volte anche solo per “sentirsi”.

Inoltre, sono condotte che spesso si agiscono in gruppo: il branco non fa che rinforzare certi comportamenti devianti perché diventa una sfida tra loro, a chi riesce a lanciare il sasso e a prendere le auto, per dimostrare agli altri che si ha coraggio e per rinforzare il proprio ruolo all’interno del gruppo.

di Maura Manca