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Ragazze autolesioniste. Cosa scatta nella loro testa?


Sono autolesionista da tanto tempo e le cause del mio inizio sono tante: cyberbullismo, bullismo, amici che ti tradiscono, abusi a casa e a scuola, problemi in casa e con i miei con cui litigo spesso. Loro sono troppo impegnati a discutere tra di loro e io sono messa in mezza a questo casino. Non inizi mai a tagliarti per una sola causa, non c’è una sola cosa che ti fa scattare la molla e ti dice di farlo. C’è un dolore interno che sembra stia per esplodere, che non sta più dentro, che vuole uscire e non sai come farlo uscire. Non ci sono amici che possono capire, i genitori se lo sanno si incazzano perché non glielo hai detto. Quando parli con qualcuno fanno delle facce che fanno male, non ti senti compresa da nessuno, ti giudicano, non capiscono, pensano che sono pazza e mi evitano. I miei pensano che sto bene perché gli faccio qualche cavolo di sorriso e alla fine sei sola in compagnia di una lametta. Quando mi taglio scarico quello che ho dentro ma non mi basta perché è una sensazione che dura poco, e poi sento di stare male di nuovo, e non so come fare perchè alla fine non c’è nessuno che mi possa capire”.


Non esiste un unico fattore che trascina queste ragazze nell’autolesionismo. Si tratta della somma di più fattori, di una concatenazione di eventi di vita e di situazioni dolorose che non si riesce a gestire in maniera più adattiva e più funzionale alla propria sopravvivenza.


Ho iniziato qualche mese fa per colpa del bullismo che mi fanno a scuola, per problemi con i miei compagni, per colpa di qualche ragazzo che mi ha trattata male e per problemi familiari. Ora non so come smettere”.


Il bullismo e il cyberbullismo sono estremamente frequenti nelle ragazze che si fanno intenzionalmente del male, oltre il 50% delle vittime di bullismo è anche autolesionista (Dati Osservatorio Nazionale Adolescenza e Skuola.net).


A scuola da quando mi hanno scoperta i miei compagni, hanno iniziato a fare finta di tagliarsi con una lametta del temperino per prendermi per il culo, ogni volta che lo fanno per me è una ferita che si riapre, mi viene una rabbia enorme, mi distruggerei in quei momenti e loro non lo capiscono”.


La paura di essere scoperti dai genitori, dai compagni di classe è enorme. Si ha il terrore di essere presi in giro, non compresi, considerati “pazzi”, “diversi”, “malati”. Non c’è rispetto per il disagio degli altri, per il dolore e la sofferenza. Gli autolesionisti provano una vergogna interna che li logora, hanno paura del confronto e di vedere quelle facce in cui è stampato il disgusto e il dissenso.


 

Nessuno sa quanto è dura dentro questi ambienti, dentro la scuola, nei gruppi WA, dove ogni cazzata che fai, il mondo la vede e la sente e sparla. Poi arriva anche lo stronzo di turno che ci dà giù, che ti prende di mira, che si diverte a prenderti per il culo come quando ti fanno  gli atti di bullismo in classe. Mia madre non lo sa e lei crede che sono felice, basta dire che va tutto bene e che a scuola non ci sono problemi!”.


L’autolesionismo è un circuito da cui è difficilissimo uscirne. Diventa quasi una dipendenza, un’unica via d’uscita per gestire le emozioni e il proprio mondo interno.


Ti nascondi, ti chiudi per ora in camera, non voi che nessuno ti veda mentre ti cambi o fai la doccia.. è tremendo, duro da sopportare ma la vita da autolesionista è così e non ci si può far nulla”.

Di Maura Manca, Psicoterapeuta

Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza

Direttore AdoleScienza.it

 

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