bullying

Impariamo a riconoscere il bullismo. Troppo se ne parla e pochi lo conoscono


A furia di utilizzare la parola bullismo la stiamo “normalizzando”. Il problema è che, si abusa della parola bullismo, ogni episodio di violenza viene catalogato erroneamente come tale, per facilità comunicativa e per ignoranza. È fondamentale saper distinguere il bullismo da altre forme di violenza perché hanno delle manifestazioni diverse, perché cambiano in termini di quantità e gravità, perché si trattano a livello psicologico in maniera diversa e perché gli esiti psicopatologici sono differenti.

 Il bullismo può essere considerato un comportamento aggressivo che ha delle caratteristiche distintive estremamente chiare (Manca e Petrone, 2014):

– L’INTENZIONALITÀ: il bullo mette in atto volontariamente i suoi comportamenti aggressivi con lo scopo procurare danno ad un’altra persona. Sa perfettamente quello che sta facendo e lo fa perché lo vuole fare, non per reazione o per provocazione.

– La SISTEMATICITÀ: tali comportamenti vengono messi in atto ripetutamente nel corso dei mesi e degli anni. Un episodio singolo NON può essere catalogato come bullismo, come troppo spesso succede.

– L’ASIMMETRIA DI POTERE: la relazione tra il bullo e la vittima si basa su uno squilibrio delle forze; il bullo è più forte della vittima. La persona presa di mira non è in grado di contrastare né psicologicamente, né fisicamente il bullo e il suo branco.

– Il bullismo è un COMPORTAMENTO ORGANIZZATO. Il bullo, infatti, organizza e pianifica i suoi atti. Ad esempio, cerca di individuare la vittima più sola e indifesa; sceglie il momento e il luogo favorevole, generalmente, quando non è presente il controllo da parte dell’adulto, sia insegnanti che personale scolastico. Può capitare anche qualche occasione in cui si agisce perché la situazione lo consente, ma tendenzialmente il bullo sa sempre quello che fa perché non vuole essere scoperto dalle autorità, mentre i suoi compagni sono tutti a conoscenza di quello che accade, anche chi non fa parte del branco. In genere ha dei sostenitori e degli aiutanti al suo fianco, ma la mente è sempre lui.

– L’OMERTÀ è una caratteristica peculiare del bullismo. La vittima di bullismo, infatti, di frequente non denuncia neanche a casa la sua condizione per paura della intensificazione dei soprusi subiti e per le ripetute minacce a cui è sottoposto. Oltretutto, l’atteggiamento omertoso, è sottolineato dal profondo silenzio di tutti quegli studenti che, nonostante assistano alle ripetute violenze e prevaricazioni, anche quotidiane, per paura di diventare essi stessi un facile bersaglio, non denunciano tali episodi.

Sono queste le caratteristiche peculiari per poter distinguere il bullismo da altre forme di aggressività. Esistono, infatti, altri comportamenti piuttosto preoccupanti, che vanno oltre il bullismo e che sono maggiormente circoscrivibili alla devianza e alla criminalità quali la violenza sessuale, violenza fisica, l’uso di armi e le estorsioni.

Occhio alla confusione! Cosa NON è bullismo?

1) NON è bullismo un singolo episodio di prepotenza tra studenti perché deve instaurarsi una relazione che, cronicizzandosi, crea dei ruoli definiti;

2) NON è bullismo quando due compagni, che presentano la stessa forza fisica o psicologica, litigano o discutono, in quanto deve sempre essere presente un’asimmetria di potere nella relazione. Come abbiamo già detto, il bullo si deve trovare in una condizione di supremazia psicologica e fisica della vittima. In questi casi c’è sempre un motivo scatenante che genera lite, a differenza per esempio del KNOCKOUT che è una violenza nei confronti di un’altra persona fine a stessa, solo per il gusto di annientare l’altro che non si conosce, con un pugno.

3) NON è bullismo se due ragazzi si prendono in giro vicendevolmente.

4) NON è bullismo se alcuni ragazzi entrano di notte nella loro scuola, la allagano, la danneggiano o portano via delle cose, ma è VANDALISMO perché è un danneggiamento e distruzione di oggetti e strutture.

 di Maura Manca

 

 

Riferimenti Bibliografici

Manca M., Petrone L. (2014). La rete del bullismo. Il bullismo nella rete. Alpes editore

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *