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Fidget Spinner, il nuovo anti-stress che spopola tra gli adolescenti. Perché e quali conseguenze?


E’ impressionante vedere come nell’arco di pochissimi giorni,  a partire da un video pubblicato su  YouTube, il Fidget Spinner, chiamato dai ragazzi semplicemente “spinner”, sia diventato l’oggetto di tendenza più richiesto e ricercato dagli adolescenti, che lo tengono in mano quasi tutto il giorno, scuola compresa. I professori sono chiamati ad intervenire, i Dirigenti Scolastici a sequestrare spinner su spinner.

Solo l’altra mattina mi trovavo in una scuola media con un centinaio di ragazzi di cui circa una novantina aveva lo spinner in mano. Quello che mi ha impressionato è la velocità con cui si è diffusa questa moda, la rapidità con cui ha conquistato migliaia di adolescenti e il contagio che c’è e c’è stato tra loro. Ora sono già partite le sfide legate a chi ne ha di più, a chi trova tutti i colori, hanno già ideato la versione notturna che si illumina, le compravendite tra di loro e le “creste” ossia lo specularci su.

Cos’è il Fidget Spinner?

Il Fidget Spinner arriva dall’America, è un piccolo giocattolo rotante in plastica dura, che si trova in tantissime varianti di colore e modelli, ad un costo ridotto, si trova da 1 euro ai 9 euro, alla portata delle tasche dei ragazzi. Prendendolo con una mano oppure con entrambe, è in grado di roteare su se stesso a tutta velocità, grazie al cuscinetto sferico posizionato al centro e alle 3 eliche di cui è dotato. Quando lo si ha tra le mani, le prime volte, bisogna fare alcune prove, ma una volta capito il meccanismo lo si riesce a far girare con disinvoltura e facilità.

spinner movimento

Perché viene utilizzato?

Si tratta di una vera e propria pandemia tra i giovanissimi che a macchia d’olio stanno acquistando questo oggetto per puro effetto contagio della massa, per completa omologazione sociale. Lo trovano un passatempo divertente, tra amici ci si sfida a chi è più abile a mantenere l’equilibrio e a chi riesce a fare più giri e ritengono che la vibrazione percepita sulle dita e il suono emesso siano piacevoli a livello sensoriale e tendano a rilassare. Secondo altri, invece, li distrae, non li aiuta nella concentrazione e gli porta via tanto tempo. Se fanno attività in cui hanno un basso livello di concentrazione, cioè la maggior parte, l’utilizzo in contemporanea dello spinner, gli fa perdere completamente l’attenzione.

Uno strumento pensato per contrastare l’ansia, lo stress scolastico, la disattenzione e l’iperattività, ma le sue reali funzionalità rimangono ancora dubbie e non tutti sembrano concordare con questa tesi, perché la preoccupazione maggiore è che possa essere un’ulteriore fonte di distrazione in grado di incidere negativamente sullo studio e sul rendimento scolastico. Sicuramente è un oggetto che sta creando molta distrazione, anche nelle classi e soprattutto sta favorendo un uso compulsivo ed eccessivo.

Quali sono i rischi?

Quello che deve far riflettere e preoccupare maggiormente, è il condizionamento che i ragazzi hanno nel vedere determinati contenuti dei video su YouTube e la velocità con cui si diffondono queste mode. Siamo passati dalle challenge ai giochi antistress. Lo spinner ha sostituito lo Slime, quella specie di pallina morbida con cui giocare sempre per scaricare lo stress. Sono infatti milioni ormai i bambini e gli adolescenti inchiodati davanti agli schermi a vedere video su YouTube e troppi seguono i “consigli” diretti e indiretti di YouTuber e Influencer della rete, senza minimamente attivare la propria capacità critica e seguendoli passo a passo senza nemmeno sapere il perché.

L’effetto contagio. Quanto ci dobbiamo preoccupare?

Quando sono andata a comprare il mio spinner per capire meglio il suo funzionamento, sono entrati nel negozio con me una serie adolescenti che cercavano gli spinner con i colori che non avevano, gli ho domandato perché lo comprassero e la risposta loro è stata “boh, perché lo hanno tutti”. Bene non credo di dover aggiungere altro.

Altri adolescenti intervistati nelle scuole e negli studi di psicoterapia rispondono sempre con un boh iniziale, “Boh, perchè ce l’hanno tutti”, “Boh, è figo anche se non serve a niente”. Infatti, in questa delicata fase di crescita l’EFFETTO CONTAGIO gioca un ruolo fondamentale, ossia la spinta che porta a dire “lo fanno gli altri, sono i miei amici, lo compro anche io, non posso tirarmi indietro”. Anzi, se ci si tira indietro si diventa “sfigati”, si viene considerati diversi e si rischia di essere poi isolati ed emarginati dal gruppo. Bisogna prestare molta attenzione, perché in questa fase delicata, si è tendenzialmente alla continua ricerca di conferme sociali e social, di punti di riferimento, di nuovi modelli con cui confrontarsi, rischiando di mettere in atto azioni senza prima pensare e senza riflettere su quello che si fa, come dimostrano le innumerevoli challenge o sfide social che si lanciano di continuo gli adolescenti.

Il bisogno di omologazione dei ragazzi quindi si accompagna spesso alla paura di sentirsi rifiutati o giudicati male dal resto dei coetanei.

Inoltre, gli adolescenti di oggi sono bombardati sui social network da una miriade di input che possono condizionare notevolmente a livello psicologico i più giovani. Il loro cervello è differente da quello dei nativi cartacei perché, essendo cresciuti circondati dalla tecnologia, il funzionamento è basato su ritmi molto più accelerati, portando a cambiamenti importanti da un punto di vista dei processi e dell’organizzazione del pensiero. Si fanno invadere totalmente da ciò che guardano nella rete, sono vulnerabili e in tempi rapidissimi le tendenze e le mode prendono piede tra di loro senza nemmeno sapere il perché.

Purtroppo è sufficiente un video su YouTube per cambiare le loro abitudini quotidiane.

Il contesto storico in cui ci troviamo è totalmente cambiato rispetto al passato, questi giochi non sono uno scarico per loro bensì un ulteriore carico perchè vengono a mancare limiti e confini, utilizzando questi oggetti in ogni secondo, trasformandosi in una vera e propria compulsione.

Ma perchè hanno questo bisogno?

E’ un gioco ripetitivo, crea un loop, innesca il meccanismo di fare e rifare, fare e rifare, il suo utilizzo è compensatorio. Non c’è un ragionamento, c’è un uso compulsivo. Non c’è uno staccare, un contesto, un confine. C’è un uso totalitario, scuola, casa, ogni luogo. E’ vero anche che noi non ci sognavamo di giocare in classe davanti ai professori e che oggi qualche docente lo permette perché le regole stanno venendo sempre meno. Fuori da scuola sono troppo spesso soli, poco seguiti e con troppe poche regole e disciplina. Anche molti genitori non si accorgono di un utilizzo eccessivo e che forse dovrebbero mettere dei paletti e dei confini in termini di utilizzo, invece di dire sempre “che c’è di male”.

Visto che hanno detto che scarica lo stress, loro lo utilizzano, anche se poi gli effetti sono quelli che sono. Fanno un po’ quello che fanno gli altri e che gli viene detto di fare. Questi sono gli aspetti che a me preoccupano di più. Non c’è una valutazione critica, non c’è una rielaborazione e una interpretazione logica, c’è un eseguire. Del resto la generazione hashtag è una generazione con un pensiero meno produttivo e più sintetico, una modalità di ragionamento e di apprendimento differente. Come spiego in maniera approfondita nel mio libro Generazione Hashtag “oggi i ragazzi non imparano quasi più attraverso un processo di apprendimento basato sul ragionamento e sulla comprensione, ma piuttosto da un processo incentrato sulla condivisione e sulla riproduzione. In questo modo, si rischia di osservare ragazzi che si districano egregiamente nel mondo digitale e virtuale, in grado di elaborare più input contemporaneamente, ma poco efficaci nel mondo reale, soprattutto perché manifestano evidenti difficoltà nell’organizzarsi sia nei tempi che nello spazio. Non hanno un approccio risolutivo nelle strategie di problem solving. Il massiccio uso che si fa delle comunicazioni multimediali e il linguaggio sintetico utilizzato dalla e-generation, che comunica appunto attraverso hashtag, emoticon e selfie, rischiano di modificare funzioni cognitive ed emotive degli adolescenti, che sono ancora in via di sviluppo, predisponendoli alla strutturazione di una forma di pensiero che può risultare eccessivamente sintetica. La creatività, intesa come capacità di rendere concreta un’idea, in questo modo è azzerata. Si sta affievolendo sempre di più anche la capacità di pensare e realizzare. Si è arrivati ad avere un’immediatezza nell’esecuzione e non nell’elaborazione. In più c’è una delega costante e continuativa alla tecnologia che ha tuttavia degli aspetti negativi, perché non stimola il cervello a pensare e ad attivarsi per applicare in maniera rapida strategie di risoluzione dei problemi“.

E’ vero quindi che ci sono sempre stati i più conosciuti antistress, come lo yo yo, scooby doo, ma nessuno di noi li usava durante le lezioni, li teneva in mano h24 e li usava in modo compulsivo. Non si studiava con lo yo yo in mano, non si mangiava con lo yo yo in mano. Si sapeva contestualizzare. E’ cambiato il contesto e l’ambiente in cui si vive, sono cambiate le regole, è cambiata l’organizzazione di pensiero e l’utilizzo che si fa delle cose.

Viene spacciato per un oggetto terapeutico in grado di aiutare nei casi di disturbo della concentrazione e di iperattività, nel caso di patologie quindi, ma non ha nessun fondamento scientifico, anzi ai più distrae. Ora quindi, non hanno solo in mano il cellulare, hanno anche lo spinner. E’ una moda che non ha ancora invaso gli adolescenti più grandi, per ora sembra intaccare maggiormente i bambini e i ragazzi delle scuole medie o i primi anni delle scuole secondarie di secondo grado.

L’altro aspetto su cui si dovrebbe riflettere è legato al fatto che gli adolescenti si lamentano di essere stressati, ansiosi, pressati e compressi. Sono sovraccarichi a detta loro e devono scaricare. Non cercano di affrontare il problema in altro modo, di cercare di sforzarsi e di cambiare atteggiamento nei confronti delle cose.

Sono abituati a delegare, a sfuggire alle cose, a cercare tutto facile e tutto e subito. Non ci dobbiamo dimenticare che siamo nell’era smart e instant. Hanno un atteggiamento di delega costante, di deresponsabilizzazione, alla ricerca sempre di strategie alternative per non affrontare i problemi e trovare quel qualcosa che lo faccia al posto loro. Questo lo dimostra anche l’enorme abuso che si fa dei farmaci in età evolutiva. Tantissimi adolescenti si sentono ansiosi e prendono i farmaci, invece di capire che cos’è che li rende ansiosi e come affrontare la situazione. Ci vorrebbe troppo sforzo e fatica, mentre con una pastiglia è tutto più facile. Non si riesce a dormire e quindi si prendono le pastiglie per dormire. Sono stressati per tutto, svogliati e gli va stretto tutto ciò che è obbligo, dovere, fatica e sforzo.

Ma quanto sono tesi e stressati questi ragazzi, quanto hanno realmente bisogno di un accessorio come lo spinner? Sono appesantiti da tutto e questo li rende più affaticati.

Si guarda quello che fanno gli altri e quindi diventa tutto lecito.

di Maura Manca, Psicoterapeuta
Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza