bambino triste

Vede la famiglia morire davanti ai suoi occhi. Ha 8 anni, è l’unico testimone e ora il pm lo vuole ascoltare prima che “dimentichi”. È giusto?


A soli 8 anni ha visto morire davanti ai suoi occhi in un secondo, madre, padre e fratello di 13 anni, inghiottiti da una voragine. Erano in gita di piacere alla Solfatara, contenti di fotografare e riprendere quelle immagini quando il fratello più grandi di 13 anni viene risucchiato da una voragine. I genitori nel tentativo di salvarlo muoiono con lui davanti agli aocchi increduli del piccolo.

Una notizia che mi ha lasciato pietrificata, una tragedia che forse, si scopre oggi, poteva essere evitata. Oggi il piccolo è solo con chi rimane della sua famiglia e deve convivere con l’elaborazione del suo trauma. È l’unico testimone, il Pubblico Ministero ha chiesto al Giudice per le Indagini Preliminari di ascoltarlo nel corso di un incidente probatorio, ovviamente in presenza di una psicologa esperta in psicologia infantile. La paura è che nel suo processo di elaborazione possa “dimenticare” ciò che ha vissuto.

Il processo di elaborazione non porta a dimenticare o rimuovere come ho erroneamente letto, è un processo che consta di varie fasi e porta all’accettazione di ciò che si è vissuto.

Non è dimenticando che si superano i traumi, anche perché non si dimentica mai, anche ciò che è rimosso non è cancellato, è un contenuto che non è accessibile alla coscienza, ma è lì. Significa dare un senso, prendere consapevolezza di ciò che è accaduto, ricollocare, ridimensionarsi e riorganizzarsi. Ovviamente i tempi variano da persona a persona e si devono tenere in considerazione tante variabili: risorse individuali, vicinanza e traumaticità di ciò che si è vissuto, rete di sostegno, presenza di altri eventi di vita che hanno già reso fragile l’Io.

In questa fase hanno bisogno di fiducia, sono stati distrutti in un attimo, senza un minimo di preparazione psichica tutti i suoi legami primari, quelli su cui poggiava, di cui si fidava, i suoi riferimenti. Un bambino ha già in buona parte acquisito il concetto di irreversibilità legato alla morte, in quanto scomparsa definitiva per cui si può parlare con loro in maniera diretta e non ha bisogno di bugie, ha bisogno di sincerità e di potersi fidare per poter ricostruire piano piano quei legami che la vita gli ha brutalmente strappato via.

Un bambino che vede morire genitori e fratello davanti agli occhi. Come superare il trauma

L’impatto di un evento così traumatico, per quanto un bambino possa avere una buona capacità di riadattarsi dopo aver subito un trauma, ha un peso nella vita di questo bambino notevole, non solo a breve, anche a lungo termine, aspetti che troppo spesso vengono sottovalutati perché non quantificabili.

Oggi però emerge una realtà terribile che se fosse vera e confermata in sede processuale farebbe tanto rabbrividire quanto arrabbiare: le buche c’erano e sarebbero state coperte artigianalmente con sabbia e materiale presente nei sito.

Ci si domanda se sia giusto farlo ricordare e farlo parlare. Lui non dimentica, sa bene cosa è accaduto, a quell’età è in grado di raccontare soprattutto se capisce che quelle sue parole possono essere di aiuto per fare almeno un minimo di giustizia per i suoi genitori e per suo fratello.

di Maura Manca