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Violenza sulle donne. Cosa scatta quando sei vittima di stalking e ti trovi faccia a faccia con il tuo assassino


“Quando sei incastrata in una relazione sentimentale non sempre è così facile uscirne. Da fuori sembra tutto più semplice, tante volte mi hanno detto perché non lo lasci, perché ci continui a stare anche se non sei felice. Si, è vero, dovrebbe essere così, quando la relazione non è più quella di una volta e quando la persona che hai davanti non è più quella che di cui ti eri innamorata. E’ facile parlare dall’esterno, le persone non capiscono quello che si prova quando si è incastrati in un amore, e anche questo, non ti aiuta ad aprirti e ad uscire dal tuo calvario. E’ una trappola che si tesse piano piano, giorno dopo giorno intorno a te, come la tela del ragno, e tu diventi la preda di quella persona, che ti dice di amarti più di ogni altra cosa al mondo ed è per questo che ti vuole soffocare, che ti vuole tutta per sé, che ti vuole fare il vuoto intorno e allontanare da tutti. Solo in questo modo riesce ad essere forte e ad avere il pieno possesso su di te, togliendoti anche i punti di riferimento, che a volte non chiami per paura di ferirli, per paura di fargli del male e di creargli un dolore. Però tante volte speri che ti guardino negli occhi e capiscano, tante volte vorresti che le persone andassero oltre i tuoi “va tutto bene” e che ti dicessero “adesso basta”. Poi alla fine non sei così sola, la paura diventa la tua compagna di vita, passi le giornate ad avere timore di dire la parola sbagliata al momento sbagliato, di fare quel gesto che lo possa far arrabbiare, di non sapere quello che ti aspetta, se si tratta di una giornata tranquilla e serena o se invece devi subire il tuo calvario. Vivere in questa condizione è devastante, ti rende di una insicurezza cronica, ti fa avere paura di tutto, ti porta a non credere più in te stessa e a pensare che forse quello che hai, è quello che ti meriti. All’inizio ti piace pure, quella gelosia ti fa pensare che lui ci tenga tanto a te, ti fa quasi sentire unica e irripetibile perché ci sono anche tanti momenti profondi. Sono proprio quei momenti che ti tengono attaccata a lui e che ti fanno dire che non è tutto sbagliato.

La gelosia però diventa giorno dopo giorno possessività, man mano che si stringe il rapporto, aumenta la paura di perderti per questo arriva il controllo, il toglierti gli spazi di azione e le relazioni con gli altri. Arrivano le scenate di gelosia e poi le grandi scuse e pentimenti. Un’altalena continua di emozioni contrastanti. Rabbia quando perde il controllo e paura di perderti quando ti arrabbi. Alla fine però anche la rabbia si spegne un po’, come una candela al vento. Perdi le speranze e la voglia di combattere perché se lo contrasti la situazione peggiora, ti cuci addosso il vestito di vittima, prendi la tua borsetta della paura e passo dopo passo vai avanti. Le botte quando arrivano non fanno male, hai così tanta sofferenza interiore che non senti più il dolore fisico. Anche fare sesso diventa ogni volta una violenza e una violazione, non provi più piacere ma lo devi fare per il bene della coppia e offri il tuo corpo ogni volta a chi in quel momento non riesce neanche a guardarti negli occhi. Il cuscino non può parlare, ma se potesse racconterebbe dei fiumi di lacrime che lo hanno inondato nel corso degli anni. Le finestre non possono parlare perché altrimenti direbbero delle ore che hai passato a guardare gli altri vivere, dal silenzio della tua prigione di cristallo. Agli amici dici che non hai voglia, che sei stanca, che devi studiare, in genere nessuno perde tempo ad andare oltre le tue fesserie che sei obbligata a raccontare.

Però, ad un certo momento decidi di cambiare, decidi che ce la puoi fare, perché qualcuno ti tende la mano e ti dice che è con te.

Riesci a vincere quella paura che fino a quel punto ti ha bloccato completamente e provi a scucirti di dosso quel vestito da vittima, perché qualcuno ti ricorda che hai appena compiuto 20 anni e che hai una vita davanti. I problemi veri arrivano proprio quando tenti di liberarti da chi, con la scusa di amarti alla follia, ha solo tentato di soffocarti e di farti sua. La gente crede che basti lasciarlo, ma credetemi, non è così. Nel momento in cui lo fai, dall’altra parte, trovi una persona che impazzisce, che non accetta la tua decisione: tu sei sua, sei un suo oggetto e non puoi andartene. Lui ti dice che non può vivere senza di te, che cambierà, che si è accorto dei suoi errori e, davanti a queste parole, non è facile resistere, tante volte ci ricaschi e poi torna tutto come prima. Nel momento in cui capisce che non tornerai più indietro, scarica fuori tutta la rabbia e tutto l’odio che ha dentro, e ti identifica come l’origine dei suoi mali, dandoti la colpa delle sue sofferenze. Tu hai rovinato tutto e tu diventi il suo bersaglio. E’ lì che inizia un altro calvario, ti perseguita, ti bombarda di messaggi, di telefonate da altri numeri, da numeri anonimi, ti senti invasa, anche se sei convinta di ciò che stai facendo, hai paura delle sue reazioni, lo senti e lo vedi troppo instabile, passa da fasi del “ti amo” e “non posso vivere senza di te” a quelle in cui ti odia e ti ucciderebbe. Inizi a sentire la sua presenza ovunque, il suo respiro sul collo, sobbalzi per ogni cosa, ti guardi intorno, il tuo livello di allerta si alza notevolmente e non ti senti più al sicuro. Lo ritrovi ovunque, senti la sua continua vicinanza e hai paura di uscire da sola, e cerchi di avere in un certo senso la scorta. Anche fare una denuncia non aiuta, non l’ho mai fatta perché lo avrebbe fatto arrabbiare di più e perché tanto se voleva farmi del male, diffida o meno, lo avrebbe fatto. Questo non significa che non si debba denunciare, significa che quando ero poco più che adolescente non pensavo ci fosse altro modo per uscirne. Passano i mesi e hai paura a stare in casa da sola, perché lui è come se sapesse tutto, ti fai accompagnare e venire a riprendere, e speri sempre di non incrociare quello sguardo pieno di odio, confuso con amore, nei tuoi confronti. E poi un giorno sbagli i tuoi calcoli e apri quella porta convinta che sia il tuo migliore amico. Apri quella porta e trovi lui davanti, sei sola e non c’è nessuno che ti possa aiutare. In quel momento ti passa la vita davanti, vedi scorrere ogni istante della tua giovane esistenza, ti geli e ti blocchi e capisci dal suo sguardo che è finita. Provi a persuaderlo, ma lui è come se in quel momento avesse riacquistato le sue forze, non ti supplica più di tornare con lui ma è come se gli si aprisse la porta della vendetta. Cerchi con le unghie e con i denti di venirne fuori, fino a che, qualcuno ha deciso che non è ancora il tuo momento e arriva una persona dal nulla, ti trova in quelle condizioni e ti toglie dalle mani del tuo carnefice. In quel momento guardi la morte in faccia, gli occhi che hai davanti sono vitrei, pieni di odio e tu sei l’oggetto delle sue sofferenze da eliminare. E’ una sensazione che difficilmente ti toglierai di dosso.

Essere la vittima di uno stalker è una condizione che ti cambia la vita, ti segna nel profondo e non nego, che la paura di essere seguita o attaccata non sia ancora presente.

Una cosa è certa e mi sento di dire a tutte le persone che vivono una condizione simile alla mia, che non si deve mai dare l’ultima possibilità e l’ultimo incontro, perché tanto sono persone malate, non è vero che sono disposte a cambiare e a rincominciare tutto da capo. Si rischia solo di cacciarsi in una situazione pericolosa e correre il rischio che sia l’ultimo incontro per te. Io ho la fortuna di poterlo raccontare ma tante altre no. Sono situazioni da cui si può uscire, ci vuole tanta forza e coraggio, ma se ne esce, non vanno trascurate, non vanno portate all’estremo perché logorano e distruggono dentro, giorno dopo giorno e nessun essere umano può comportarsi così con un altro essere umano”.

Il racconto di una storia vera