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La Sindrome da disconnessione che fa ammalare adulti e adolescenti


Una delle patologie dei nostri tempi, che si sta diffondendo sempre di più tra i nativi digitali ma non solo, coinvolgendo anche gli adulti, è la cosiddetta Nomofobia o Sindrome da Disconnessione.

Il termine Nomofobia, composto dal prefisso abbreviato “no-mobile” e dal suffisso “fobia”, si riferisce all’eccessiva paura/terrore di rimanere senza telefono e quindi senza la possibilità di accedere alla rete mobile e ai servizi offerti dallo smartphone come le chat e i social network. Nei casi più gravi si sperimenta anche una serie di sintomi fisici che richiamano in alcuni casi quelli dell’attacco di panico, come tachicardia, vertigini, affanno, sudorazione, nausea.

Secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza  quasi 8 adolescenti su 10 hanno paura che si scarichi il cellulare o che non gli prenda quando sono fuori casa (un dato in forte crescita se si pensa che fino allo scorso anno interessava il 64% degli adolescenti) e tale condizione, nel 46% dei casi genera ansia, rabbia e fastidio. Questo fenomeno è meno diffuso tra i ragazzi più piccoli, tra gli 11 e i 14 anni, che si fermano ancora al 60% e solo il 32% sperimenta alti livelli di ansia e preoccupazione.

Ormai la Nomofobia colpisce non solo i ragazzi ma anche gli adulti e i genitori stessi, i quali molte volte non si rendono neanche conto di utilizzare in maniera distorta le tecnologie, dando anche indirettamente un esempio sbagliato ai figli. È importante, dunque, riconoscere prima di tutto quali sono i campanelli d’allarme che ci segnalano il rischio di essere affetti da questa patologia.


Quali sono i segnali per riconoscere la Nomofobia?

– Non staccarsi mai dal cellulare, utilizzarlo di continuo e portarlo sempre con sé, anche in luoghi poco pertinenti, come ad esempio in bagno;

– il solo pensiero di essere senza smartphone genera malessere e angoscia;

– aumento repentino dell’ansia, della paura e dell’irritabilità nelle situazioni di sconnessione dello smartphone dalla rete;

– monitorare costantemente il livello di batteria del dispositivo e munirsi di eventuali batterie di riserva o di un caricatore portatile;

– sperimentare, in alcuni momenti, la sindrome da vibrazione fantasma, ossia la sensazione che il telefono stia vibrando o squillando, ma in realtà è solo frutto della propria immaginazione;

–  portare sempre con sé il caricabatterie e appena si ha la possibilità di accedere ad una presa di corrente, attaccare subito il cellulare;

– controllare di avere il credito sufficiente affinché non venga bloccato l’accesso a internet, quindi a WhatsApp e ai social network;

– connettersi, appena è possibile, alle reti Wi-Fi per evitare di consumare i Mb del proprio abbonamento o della ricaricabile;

– guardare di continuo lo schermo del telefono per vedere se sono stati ricevuti messaggi, chiamate o nuove notifiche sui social;

–  non spegnere mai i dispositivi tecnologici nemmeno durante le ore notturne;

– portare sempre con sé una carta telefonica prepagata per effettuare eventuali chiamate di emergenza se il cellulare dovesse rompersi, perdersi o se venisse rubato.

È importante iniziare gradualmente a disintossicarsi dai dispositivi elettronici, per riuscire a riprendere il controllo su di sé, perché gli strumenti tecnologici e la rete dovrebbero facilitare la vita, e non essere loro a comandarla.


 Come superare la Nomofobia? Ecco 8 consigli utili per genitori e figli

1. Porsi dei piccoli obiettivi. Iniziare a spegnere gli strumenti tecnologici quando non è realmente necessario, ritagliandosi degli spazi offline, ad esempio quando si mangia, si dorme e si va in bagno. Riuscire a disconnettersi anche per brevi momenti della giornata è un buon inizio, ma non andrebbe fatto bruscamente, poiché si potrebbero sperimentare i sintomi dell’astinenza.

2. Organizzare il proprio tempo. Per evitare di restare costantemente connessi, con il telefono in mano, è importante pianificare le ore giornaliere che si devono trascorrere su internet, cercando di ridurle gradualmente. C’è un tempo per ogni cosa: uno per gli amici, uno per il pranzo, uno per guidare e, certamente, uno da dedicare esclusivamente al web.

3. Disattivare le notifiche. Bisogna evitare di farsi distrarre dal richiamo continuo di suoni e vibrazioni, ma decidere i momenti in cui guardare e controllare i messaggi ricevuti e le mail.

4. Imparare a rimandare. Non bisogna avere fretta di rispondere subito alle notifiche e ai messaggi e porsi la domanda “posso aspettare?” È importante iniziare a dilazionare il tempo, partendo anche da cinque minuti, per vedere così che è possibile resistere all’impulso. Provare, poi, ad estendere i tempi.

5. Prendere le distanze. Non utilizzare lo smartphone come strumento indispensabile per addormentarsi o per iniziare la giornata, né tanto meno durante la notte. Bisogna trovare altre strategie in questi momenti, ad esempio leggere un libro per rilassarsi nelle ore serali e dilatare il tempo al mattino prima di mettersi davanti ad uno schermo.

6. Ritagliarsi dei momenti per se stessi. Bisogna cercare di dedicarsi ad attività nuove e diverse, magari all’aria aperta. La mente ha bisogno ogni tanto di una pausa tecnologica per potersi ricaricare. Bisogna approfittarne del periodo estivo per condividere del tempo con i figli e per dedicarvi insieme a loro ad attività divertenti, lontani dalla tecnologia.

7. Parlarne. Se ci si rende conto di avere un disagio molto forte e di accusare i sintomi della dipendenza, è fondamentale poterne parlare con qualcuno. I familiari possono dare un aiuto pratico come ad esempio ridurre il tempo trascorso online e un sostegno nei momenti in cui si sperimentano vissuti di ansia, depressione e irritabilità.

8. Rivolgersi ad un professionista. Se si pensa che la disintossicazione sia un obiettivo difficile da raggiungere, è bene sapere che ci si può rivolgere ad un esperto, per cercare di comprendere quali siano le motivazioni profonde e le dinamiche sottostanti al bisogno di essere iperconnessi ad uno smartphone.

di Maura Manca