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Chat e social network per bambini: la nuova frontiera. Quali sono i pro e i contro?


Si stanno diffondendo sempre di più le piattaforme social pensate per i più piccoli, e anche Facebook ha lanciato una nuova app, Messenger Kids, aprendo la chat anche ai minori di 13 anni, a cui è vietata, almeno in teoria, la frequentazione dei social network.

In teoria, appunto, perché i dati evidenziano che, tra i ragazzi della fascia 11-13 anni, l’età media di utilizzo del primo cellulare, accesso ad Internet e apertura del primo profilo social, si aggira intorno ai 9 anni di età (Dati Osservatorio Nazionale Adolescenza).

Per ora, la piattaforma Messenger Kids è uscita in anteprima negli Stati Uniti per alcuni clienti e solo per Ios, ma si sta già progettando la versione per Android. Con una grafica che contiene adesivi ed emoji, pensati appositamente per i più piccoli, l’app permette di chattare e di fare video-chiamate con i propri contatti. Non richiede l’iscrizione da parte dei bambini, ma potrà essere utilizzata tramite l’account dei genitori, non prevede pubblicità o la possibilità di fare acquisti online, permette di bloccare alcuni contatti, ma non di cancellare o nascondere i messaggi che potranno così essere sempre controllati dai genitori.

Da Instagram, a Youtube, a Musical.ly sono tante le applicazioni frequentate dai giovanissimi e, in un’epoca in cui bambini anche molto piccoli utilizzano quotidianamente smartphone e tablet o chiedono di aprire profili sui social, i genitori possono essere facilmente tentati nel fargli utilizzare queste app, in quanto pensate proprio per loro.


Se da un lato vi è una maggiore regolamentazione, ovviamente positiva, poiché moltissimi bambini navigano lo stesso in rete, sfuggendo al controllo degli adulti, utilizzano i profili social dei genitori, spesso anche di nascosto, oppure dal telefono degli amichetti, dall’altro non bisogna MAI abbassare la guardia perché i rischi sono sempre in agguato.


A cosa bisogna fare attenzione?

È vero che i social network in versione Kids hanno tutta una serie di accortezze, di linee guida, di protezioni per far navigare bambini e preadolescenti in sicurezza con familiari e amichetti, come ad esempio maggiori filtri, l’accesso e la scelta dei contatti tramite l’account genitoriale.

Il problema, però, risiede nel fatto che la maggior parte dei genitori non conosce i social network, il loro funzionamento e le insidie che possono nascondersi e, ignari delle attività che i figli svolgono online, possono accettare di fargli utilizzare queste app, ma poi lasciarli impreparati a navigare in rete.

E’ anche difficile per i genitori riuscire a controllare sempre in modo puntuale i messaggi che i figli si scambiano con i loro contatti. Quando si parla di bambini, in particolare, bisogna stare attenti anche alle possibili intrusioni di malintenzionati e pedofili e al rischio che i minori vengano a contatto con contenuti non appropriati alla loro età. A tal proposito, si sono ad esempio scatenate polemiche per Youtube Kids, a causa dei video clone dei cartoni animati che si inserivano tra i contenuti per bambini, rimandando a scene violente e volgari.

Un altro problema è legato al fatto che i bambini sono sempre più incollati agli schermi, attratti da emoji, selfie, giochi, video e ora anche video-chat, non riuscendo facilmente a dargli un limite: hanno spesso difficoltà nel separarsene, non riescono a dedicarsi ad altre attività, con il rischio di sostituire ogni tipo di gioco e relazione con il digitale e di influenzare negativamente la qualità del sonno, la concentrazione e il rendimento scolastico.


Per queste ragioni, è come sempre fondamentale che i genitori possano monitorare l’uso che i figli fanno di smartphone o tablet e conoscere i social, le app o i giochi che utilizzano, per valutare con attenzione risorse e rischi connessi ai dispositivi tecnologici ed educare i bambini ad un uso corretto e adeguato della rete e delle diverse applicazioni.


Redazione AdoleScienza.it