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Il cyberbashing: risse e violenza in rete, colpevoli gli spettatori


Il cyberbashing è un preoccupante fenomeno di cui si sta riparlando adesso ma che è già noto da qualche anno. Si tratta di una forma di cyberbullismo che si evidenzia quando una vittima viene aggredita, colpita o molestata mentre un gruppo di spettatori riprende la scena con la fotocamera del telefono per poi divulgare le immagini e i filmati nel web.

Le prevaricazioni digitali sono all’ordine del giorno e vengono utilizzate dai ragazzi al fine di umiliare, attaccare e denigrare gli altri, molte delle quali sono sconosciute a gran parte degli adulti.

Si tratta di forme di violenza, spesso agite in branco, in cui viene utilizzata la forza fisica con l’intento di far male: ragazzi che si prendono a pugni e a calci, ragazze che si picchiano e si tirano i capelli mentre gli altri restano a guardare ciò che accade, senza intervenire, se non a commentare e ad incitare a continuare, mentre registrano il tutto dietro lo schermo di uno smartphone. I video sono poi postati su gruppi e pagine con l’hashtag WorldStar, diffuse in più parti del mondo: ormai per essere visibili e popolari, ricevere like, commenti e condivisioni su un video che attira l’attenzione, si fa davvero di tutto.

Parliamo di 4 adolescenti su 100 che filmano e riprendono i compagni nel mentre che vengono picchiati e subiscono violenze fisiche, senza minimamente intervenire, lasciandoli alla mercé di questo tipo di violenze (Dati Osservatorio Nazionale Adolescenza).

Il ruolo di chi osserva, si diverte, condivide e alimenta il fenomeno

L’aspetto più allarmante è la condivisione, l’apprezzamento e l’istigazione all’odio che c’è in rete: in pochissimo tempo, infatti, i filmati raggiungono migliaia di visualizzazioni e like. Nessuno interviene, anzi, la maggior parte di chi visiona questi video è come se stesse guardando un film, ride, si diverte, si esalta, commenta con insulti e condivide, alimentando il fenomeno.

Le pagine dove sono raccolti questi filmati sono state segnalate e chiuse più volte ma poi riaperte con altri nomi, tanto che la maggior parte dei video resta reperibile in rete, attivando un effetto contagio potentissimo.
Si rischia di favorire una normalizzazione, una maggiore accettazione di tali comportamenti da parte di chi è già propenso a questo tipo di violenze. C’è anche una profonda deresponsabilizzazione in coloro che guardano e non fanno nulla perché non si sentono coinvolti in prima persona, perché si coprono dietro al fatto che “non sono loro a fare a botte”. Lo schermo, inoltre, deumanizza, spoglia dei sentimenti e delle emozioni, in chi non si mette minimamente nei panni della vittima e non mostra alcuna solidarietà nei suoi confronti.

In questi ragazzi, manca totalmente la consapevolezza di ciò che fanno sia verso se stessi che verso gli altri, non riuscendo a capire il limite tra gioco, divertimento, prevaricazione e violenza. Manca un’educazione su tutti i fronti, che deve coinvolgere anche tutti quegli spettatori che, se intervenissero subito e se non condividessero, potrebbero almeno arginare questo tipo di fenomeni così violenti.

Redazione AdoleScienza.it