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La dipendenza da videogiochi come patologia. I maschi e i bambini più a rischio


La dipendenza da videogame è entrata ufficialmente a far parte delle classificazioni diagnostiche più importanti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha, infatti, inserito il “gaming disorder”, ossia l’uso compulsivo dei videogiochi, nella bozza dell’undicesima edizione della International Classification of Diseases (ICD), classificazione internazionale delle patologie, definendolo come “una serie di comportamenti persistenti o ricorrenti che prendono il sopravvento sugli altri interessi della vita”.


Sebbene per l’adozione di questa nuova edizione, che sarà presentata a maggio 2019, sembra sia necessario aspettare ancora qualche anno, si tratta comunque di un segnale importante che gli esperti hanno voluto lanciare, affinché questo riconoscimento possa favorire una maggiore consapevolezza e attenzione sul fenomeno, una maggiore e reale attività di prevenzione e sensibilizzazione dei ragazzi e delle loro famiglie e, quando necessario, il ricorso alle più adeguate ed efficaci strategie di intervento.

Un utilizzo distorto dei videogiochi può rappresentare un fattore di rischio per lo sviluppo di dipendenza tale da compromettere lo svolgimento di tutte le altre normali attività quotidiane, la salute fisica e le relazioni sociali.

Adolescenti sempre più incollati ai videogiochi: i maschi e i bambini sono la fascia più a rischio abuso e dipendenza

I dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza Onlus, raccolti su un campione di 11.500 adolescenti, evidenziano come siano soprattutto i maschi a manifestare problematiche maggiori rispetto all’utilizzo dei videogame.

Tra i 14 e i 19 anni, il 36% dei ragazzi gioca circa 1,5 ore al giorno e l’11% dalle 3 alle 6 ore quotidiane. Un abuso di tali dispositivi si è rivelato essere ancora più rilevante tra i più piccoli, nella fascia 11- 13 anni: il 50% gioca in media 1,5 ore al giorno, il 15% dalle 3 alle 6 ore e il 4% più di 7 ore.

Il 44% di questi preadolescenti, inoltre, gioca connesso alla rete; un dato molto rilevante se si pensa al fatto che l’adescamento dei minori nei giochi online è in forte crescita e i ragazzi, come troppo spesso adulti e genitori, sono ancora poco informati sulle modalità attraverso le quali si può essere adescati su Internet e poco consapevoli dei reali rischi che si corrono.

Nel 2015, 1 adolescente su 10 dichiarava di preferire trascorrere il suo tempo libero a giocare al pc e ai videogiochi piuttosto che uscire con gli amici. Oggi i dati sull’utilizzo dei videogiochi individuano nei maschi i soggetti più a rischio dipendenza in relazione alla fascia di età di bambini e preadolescenti.

La precocizzazione di utilizzo, ormai già a due anni giocano con il tablet in mano, l’iperconnessione, l’utilizzo in parallelo di più dispositivi, le attività e le relazioni sempre più mediate dalla tecnologia, comprese troppo spesso anche quelle genitore-figlio, incremento il rischio intossicazione da videogioco e dipendenza. 

I maschi sono anche più inclini al gioco d’azzardo, alle scommesse online e al binge watching, ossia alle abbuffate di serie in streaming e di video su YouTube, condizioni che possono favorire una dipendenza multipla e andare ad aggravare il quadro clinico.

videogiochi adolescenti

Quando si può parlare di uso compulsivo e come si innesca il circuito della dipendenza?

È importante sottolineare a caratteri cubitali che non è certo l’uso in sé dei videogiochi che deve preoccupare o deve essere vietato. Oggi si gioca anche attraverso le app scaricate nello smartphone e i giochi online sono diventati un covo di violenza e insulti e i genitori non ne sono consapevoli.

Giocare in maniera adeguata ai videogiochi può attivare tutta una serie di capacità cognitive come il problem solving o risoluzione dei problemi, l’attenzione prolungata e la reattività. Molti videogiochi, inoltre, consentono una modalità in multi-player che permette ai ragazzi di giocare contemporaneamente con i loro amici e compagni, magari nella stessa squadra, anche quando non sono fisicamente vicini.

Questi aspetti possono favorire la cooperazione e il rispetto degli spazi, delle regole e dei tempi dell’altro, aiutare a gestire le frustrazioni e ad affrontare le sconfitte.

Per questa ragione è fondamentale comprendere il confine sottile esistente tra gioco e dipendenza.

Il disagio si manifesta quando si verifica un abuso dei giochi elettronici, quando un loro utilizzo continuativo e sistematico prende il sopravvento, occupa gran parte della giornata dei ragazzi e finisce col sostituirsi ad ogni attività quotidiana.

In tali situazioni, bambini e ragazzi tendono a isolarsi dalle relazioni, a chiudersi in se stessi e in quel mondo virtuale che può diventare, soprattutto nei momenti di maggiore fragilità, una modalità per evadere dalla quotidianità, sperimentare sensazioni nuove ed evitare il senso di incapacità o inutilità spesso vissuto in altri contesti e in altre relazioni quotidiane.

Non si tratta quindi solo del numero di ore trascorse davanti agli schermi, ma di tutta una serie di cambiamenti che sconvolgono la quotidianità, l’umore e il comportamento di bambini e ragazzi. Possono diventare apatici, irrequieti e irritabili, modificare le proprie abitudini alimentari, di igiene personale, del sonno, possono giocare di nascosto, litigare con i genitori e avere esplosioni di rabbia quando non vogliono terminare la partita o se il genitore decide di interrompere bruscamente il loro gioco. Possono arrivare a trascurare la scuola, lo sport e le relazioni e presentare sintomi fisici, come mal di testa, mal di schiena, disturbi della vista.


Il circuito della dipendenza non si innesca certamente in modo improvviso e non si diventa dipendenti da un giorno all’altro; si instaura nel tempo, in modo graduale, si tratta di un avvicinamento lento e inesorabile che tende poi a strutturarsi.


Sono sempre più piccoli i bambini che utilizzano quotidianamente la tecnologia e persino i cartoni animati vengono oggi visti attraverso lo schermo di smartphone e tablet. I bambini, dunque, sono continuamente sollecitati e bombardati dagli stimoli audiovisivi che ricevono, spesso addirittura assuefatti da video e giochi elettronici, tanto che si realizza una condizione di sovraesposizione a tali stimolazioni, sia in maniera diretta che indiretta.

videogiochi-bambini

Non solo il tempo che effettivamente trascorrono con in mano un dispositivo tecnologico, anche l’apprendimento indiretto dentro e fuori le mura domestiche. Per esempio tanti bambini crescono con l’immagine dei propri genitori costantemente attaccati a tablet e smartphone. Per loro diventa un imprinting negativo, che va a rinforzare una condotta di uso distorto o abuso tanto che nel tempo e nel corso della crescita l’uso continuativo degli strumenti tecnologici, anche nel quotidiano, diventa sempre più naturale e automatico.

In una società come quella odierna, in cui i genitori sono spesso sempre più assenti e gli strumenti tecnologici diventano dei veri e propri ciucci o tate digitali, si innesca con molta più facilità il percorso che gradualmente conduce ad una forma di dipendenza e diviene sempre più difficile riconoscerne i segnali, stimolare la consapevolezza dei più giovani, educare ad un corretto uso di questi strumenti.

L’apprensione maggiore dei genitori è legata alla quantità di tempo che il figlio deve o può trascorrere al giorno con gli strumenti digitali e utilizzando la rete. È indubbio che un utilizzo eccessivo possa influire sia a livello psichico che comportamentale, ma ciò che è più importante monitorare e analizzare sono i contenuti che i ragazzi visualizzano o con i quali interagiscono a livello interattivo.

Gli aspetti patologici si manifestano quando si palesa un condizionamento nella vita del ragazzo, quando queste attività rappresentano una via di fuga dalla realtà, quando diventa un’evasione e un modo per non affrontare direttamente la vita in tutte le sue sfaccettature.

Piuttosto che attaccarli, è importante insegnargli a sfruttare al meglio la capacità di vivere in multitasking, non fargli mai perdere l’aderenza con la realtà, ponendo dei limiti e dei confini ben definiti, perché in rete si può arrivare ovunque, a tutte le ore del giorno e della notte, e i più piccoli non sono ancora pronti a gestire tutto questo da soli.

Articolo tratto integralmente dal mio Blog AdoleScienza de L’Espresso:

http://adolescienza.blogautore.espresso.repubblica.it/2018/07/11/la-dipendenza-da-videogiochi-come-patologia-i-maschi-e-i-bambini-piu-a-rischio/

 

di Maura Manca