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Social network e adolescenti: quando il suicidio si trasmette in diretta sul Web


Sono sempre di più i giovanissimi che utilizzano Internet e i social network per comunicare il loro malessere e la loro sofferenza. Si condivide il dolore e si lanciano segnali nel Web, fino ai casi in cui si decide di farla finita e si sceglie di farlo davanti agli occhi di migliaia di persone.

Si sta sempre più diffondendo la tendenza, molto allarmante, di condividere e trasmettere in diretta sui social, il momento in cui si commette il proprio “suicidio online”.


Francia, 19enne si suicida in diretta su Periscope La Repubblica

La dodicenne che si suicida in diretta mentre migliaia di utenti la guardano The Post Internazionale


Video strazianti dove ci si prepara all’ultimo gesto estremo, che fanno vedere il momento esatto in cui quel giovane sta lasciando andare via la propria vita, fino a che la webcam non riprende più nulla. Si tratta di filmati che vengono visualizzati da migliaia di sconosciuti in poco tempo e che hanno un impatto molto forte su chi si trova dall’altra parte dello schermo.

Suicidio in diretta: cosa spinge i ragazzi a condividerlo online?

In un’epoca in cui azioni e relazioni sono ormai tecno-mediate, in cui il concetto di privacy e intimità è diventato condiviso, sembra quasi scontato utilizzare la tecnologia per cercare quello spazio personale, che troppe volte non si trova nella realtà. Gli adolescenti utilizzano spesso il Web per comunicare il proprio grido di aiuto, non sempre ascoltato o compreso e che spesso lascia nel vuoto le loro richieste. Tali forme di comunicazione, mostrano un bisogno profondo di trovare una comunità virtuale con cui condividere il proprio dolore o un pubblico che possa assistere anche ai gesti più estremi. 

Come reagiscono le persone che assistono alla diretta?

Una recente ricerca (Li et al., 2015) ha valutato le reazioni degli utenti di fronte a filmati di tentati suicidi, evidenziando come più di un terzo dei loro commenti facessero trasparire poca sensibilità, definendo tale gesto come “patetico” o “stupido”. Infatti, secondo il 57%, i video venivano trasmessi con lo scopo di ricercare attenzione e quasi 3 su 10 reagivano alla visione incoraggiando addirittura il suicidio stesso. Esporsi sui social dunque può essere un’arma a doppio taglio, perché è anche possibile trovare dall’altra parte persone pronte ad attaccare, a giudicare e ad istigare ancora di più la messa in atto di gesti estremi.

I rischi di un effetto contagio: l’impatto dei video sugli adolescenti più fragili

Gli adolescenti, che trascorrono la maggior parte del loro tempo connessi alla rete, sono spesso i più esposti a certi contenuti e i primi a visualizzare determinati video che in poco tempo diventano virali. Cercano spesso sul Web contenuti forti e violenti, perché ne sono fortemente attratti, senza avere però poi gli strumenti giusti per gestire emotivamente quello che vedono. È importante, dunque, prestare particolare attenzione a quegli adolescenti più fragili, che possono essere maggiormente vulnerabili all’effetto contagio, soprattutto quando i protagonisti di questi gesti estremi sono loro coetanei (Zimmerman et al., 2016). Inoltre, la portata mediatica che spesso segue questi eventi di cronaca, non fa altro che aumentarne l’impatto emotivo su chi ascolta e legge i media. Si parla in continuazione del protagonista, del gesto che ha compiuto, della sua storia, del suo dolore non ascoltato e diventa più facile identificarsi con la vittima, con il rischio, in questi casi, di aumentare ancora di più l’effetto contagio.

Social network e suicidio: la prevenzione si fa anche online

Data l’ormai ampia diffusione di post, pagine e video in cui gli adolescenti condividono i loro pensieri e le loro esperienze di autolesionismo, depressione o suicidio, anche i social network hanno cercato di sviluppare strategie di prevenzione online. Recentemente Facebook ha annunciato l’introduzione di un nuovo strumento in grado di individuare quei post contenenti potenziali segnali di allarme. Il sistema si applica ai video in diretta, i Facebook Live: chi vede un filmato e percepisce intenzioni di suicidio, potrà mettersi in contatto con la persona e segnalare lo streaming in maniera tempestiva, mentre l’utente in difficoltà visualizzerà alcune opzioni per chiedere aiuto agli amici oppure avere la possibilità di parlare con un esperto.

Sono sempre più numerosi i social network che, attraverso il riconoscimento di parole chiave e frasi, si propongono di individuare quei messaggi che potrebbero segnalare disagio o tendenze suicide allo scopo di prevenire o, laddove possibile, intervenire tempestivamente, sfruttando al massimo le risorse e le potenzialità delle piattaforma online.

Redazione AdoleScienza.it

Riferimenti Bibliografici

Li A., Huang X., Hao B., O’Dea B., Christensen H., Zhu T. (2015). Attitudes towards suicide attempts broadcast on social media: an exploratory study of Chinese microblogs. PeerJ, 3, e1209.

Ma J., Zhang W., Harris K., Chen Q., Xu X. (2016). Dying online: live broadcasts of Chinese emerging adult suicides and crisis response behaviors. BMC Public Health, 16(1), 774.

Zimmerman G.M., Rees C., Posick C., Zimmerman L.A. (2016). The power of (Mis) perception: Rethinking suicide contagion in youth friendship networks. Social Science & Medicine, 157, 31-38.

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