grooming

Adolescenti adescati da adulti in rete. Come capire se si è vittima di grooming?


Sempre più adolescenti sono vittime di adulti che si nascondono dietro profili finti di altri adolescenti per entrare in contatto con loro sotto false vesti e poi estorcerli, man mano che conquistano la loro fiducia, foto a sfondo sessuale per ricattarli o per diffondere quelle stesse foto. Si chiama grooming ed è un fenomeno sempre più diffuso, non solo nei social network ma anche nelle chat, su YouTube e nelle PlayStation.

La parola grooming deriva dal verbo “to groom” che significa curare e rappresenta la tecnica usata dai pedofili per entrare in contatto con i propri interlocutori. Si tratta di una manipolazione psicologica utilizzata da adulti potenziali abusanti che, attraverso strumenti come social network, giochi online e chat, cercano di mettersi in contatto con i minori, estorcere la loro fiducia e stabilire un rapporto emozionale, con il proposito di realizzare attività di natura intima e/o sessualizzata.

Quanti adolescenti vengono adescati in Italia?

L’adescamento dei minori online è un problema sempre più diffuso tra i bambini e gli adolescenti: infatti, secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, 2 adolescenti su 10 sono stati adescati online da adulti sconosciuti, in particolare le ragazze.

Gli adolescenti, di età compresa tra i 14 e i 19 anni, nel 14% dei casi accettano l’amicizia da chiunque gliela chieda, esponendoli a delle gravi condizioni di rischio. Le ragazze risultano più attente e selettive rispetto ai coetanei maschi. Il problema risiede nel fatto che troppi adolescenti, pur di avere un numero elevato di “amici”, accettano l’amicizia di qualsiasi persona, senza neanche controllare chi realmente si nasconde dietro. Il 35% ha comunque paura che possa essere contattato da qualcuno con la reale intenzione di adescarlo, soprattutto le ragazze (27%) ma, nonostante questo, oltre 6 adolescenti su 10 hanno chattato con un estraneo e più di 4 su 10 hanno incontrato dal vivo una persona conosciuta su Internet. Nel 6% dei casi si sono trovati di fronte una persona diversa da quella che si aspettavano e nel 2% si trattava di un adulto.

Per quanto riguarda i preadolescenti, nella fascia 11-13 anni, c’è invece da parte loro una  preoccupazione maggiore rispetto a questo fenomeno, infatti il 56% teme che le proprie fotografie condivise online possono finire nelle mani sbagliate e il 61% ha paura che dietro i profili falsi si possano nascondere adulti malintenzionati. Nonostante questo, più di 4 preadolescenti su 10 hanno chattato con completi sconosciuti mentre più di 3 su 10 hanno incontrato dal vivo una persona conosciuta su Internet.

Da questi dati emerge un bisogno enorme da parte dei ragazzi di creare legami online, perché spesso troppo soli e abbandonati nella rete e appena trovano qualcuno in grado di dargli un minimo di ascolto, si lanciano completamente, non valutano le conseguenze e vanno dritti verso la trappola.

Quali sono le vittime predilette?

Le vittime perfette sono di varie tipologie:

– adolescenti particolarmente introversi, che hanno difficoltà a socializzare di persona, che si sentono più sicuri nascosti dietro uno schermo e che cercano di colmare qualche vuoto emotivo con qualcuno che li possa ascoltare e comprendere;

– vittime di trascuratezza genitoriale, spesso reduci da separazioni conflittuali che hanno portato i genitori ad investire il proprio tempo nelle litigate con l’altro coniuge;

– ragazzi troppo temerari, che non hanno paura, che si lanciano nella rete alla ricerca di nuove conquiste e spesso si ritrovano incastrati in qualcosa di più grande di loro che non sono in grado di gestire;

– ragazzi ingenui che cadono nelle trappole della rete perchè non conoscono i suoi pericoli e cercano online ciò che nella realtà non riescono a trovare con la stessa facilità.

Gli adescatori come si muovono nella rete e quali sono i reali pericoli?

Gli adescatori per andare a caccia delle loro prede, creano finti profili sui social network e sulle app di messaggistica, inserendo foto e informazioni false per rendere il profilo credibile e fingere di essere qualcun altro, come ragazzi di bell’aspetto e idoli adolescenziali. Si fingono quasi sempre coetanei o poco più grandi, comunque di un’età che non desta sospetto, utilizzando un linguaggio e delle espressioni specifiche in grado di creare un rapporto di fiducia con l’adolescente prescelto. Tante volte fingono di essere ragazze di bell’aspetto facilmente conquistabili che rispecchiano i sogni proibiti di tanti ragazzi ai quali non sembra neanche vero poter entrare in contatto con una ragazza così.

Cercano comunque di attrarre a sé le giovani vittime, di manipolarle inviandogli messaggi sui social network e le chat, e cercando un contatto sempre più profondo, per ottenere le loro informazioni personali, come il numero di telefono o l’indirizzo di casa fino ad arrivare a chiedergli di inviargli foto, di usare la webcam, di masturbarsi e di fare sesso con qualche amico. Agli adolescenti alle prime armi può sembrare eccitante, senza che si rendano conto che in quel momento stanno fornendo materiale pedopornografico che finirà nel mercato online. Nel caso in cui un ragazzo scopra che dietro il profilo falso si nasconde un adulto sconosciuto e non voglia più continuare ad avere questo tipo di rapporto, spesso scattano i ricatti, l’adescatore minaccia la vittima di condividere su internet, ad esempio su YouTube, foto e video intimi che lo ritraggono oppure di raccontare tutto ai genitori. Ovviamente, tutto questo unito alle pressioni e alle perversioni sessuali, va a creare danni psichici importanti nei ragazzi, che si riversano inevitabilmente nella loro sfera emotiva e comportamentale.

I rischi, dunque, possono essere molteplici ma in un’ottica preventiva, invece di controllare, bloccare e spaventare, i genitori devono percorrere la strada dell’educazione ai media e ai suoi pericoli fin dalla prima infanzia, basandosi sulla responsabilizzazione dei minori e il loro diritto di non essere esclusi dai sistemi di comunicazione a cui appartengono, ma di rimanere integrati e consapevoli.

Quali sono i segnali d’allarme che il genitore deve saper riconoscere?

CAMBIAMENTI NELLE ABITUDINI QUOTIDIANE. I cambiamenti possono essere anche microscopici, non per forza evidenti. Ad esempio tende ad uscire meno con gli amici, a stare maggiormente da solo nella propria stanza oppure ad andare dormire più tardi, privilegiando i momenti in cui utilizza il pc o lo smartphone. Inoltre può mettere in atto comportamenti sessuati, modificando il suo modo di vestire, di parlare e di atteggiarsi.

– CAMBIAMENTI NELL’UMORE. Può apparire più sovrappensiero o silenzioso come se vi stesse nascondendo qualcosa, o turbato e triste soprattutto dopo aver trascorso del tempo in rete o dopo aver controllato lo smartphone o il pc, oppure, al contrario si mostra particolarmente euforico, ansioso e in attesa di ricevere un qualcosa. Ad ogni modo c’è una tendenza ad isolarsi maggiormente, non raccontando e non condividendo con i familiari quello che gli accade.

– CAMBIA ATTEGGIAMENTO NEI CONFRONTI DELLA TECNOLOGIA. Si può osservare un cambiamento nelle sue modalità di utilizzo: ad esempio trascorre molto più tempo davanti agli schermi, tende a farsi più selfie, lo si vede scrivere molto di più, come se fosse assorto in quello che sta facendo e diventa nervoso quando non gli è possibile accedere alla rete. Può essere più attento al cellulare in attesa di ricevere notifiche e può modificare lo sguardo e l’espressione del volto quando sta sullo smartphone o gli arriva qualche messaggio.

– TENDE A NASCONDERE LE SUE ATTIVITA’ ONLINE. Tende ad essere più evasivo quando provate a chiedergli qualcosa, inserisce delle nuove password sui suoi dispositivi per non essere controllato, non appena entrate nella sua stanza scatta e interrompe bruscamente quello che sta facendo oppure vi caccia perché non vuole essere disturbato.

I 10 consigli per i genitori per prevenire l’adescamento online:

1) Studiare e formarsi su queste tematiche. Fare esperienza diretta di navigazione in Internet, partecipare a corsi di formazione ad hoc e avere una base di conoscenza informatica sono aspetti, infatti, necessari per comprendere i rischi e le strategie di protezione che è possibile adottare.

2) Parental Control. Utilizzare software di protezione (o filtri) che permettano di selezionare determinati contenuti e di controllare l’utilizzo che viene fatto di Internet.

3) Monitorare senza “ficcare il naso”. Controllare periodicamente la cronologia dei siti web visitati dai vostri figli, non perché siete spinti dalla curiosità di sapere tutto quello che fanno, ma piuttosto vedere se ci sono siti strani o movimenti che possono destare qualche sospetto.

4) Creare un Vademecum. In particolare con i bambini più piccoli, condividere le raccomandazioni per un uso sicuro di Internet scrivendo insieme, ad esempio, una “carta delle regole di comportamento” da tenere accanto al computer.

5) Mostrare curiosità, non giudizio. Informarsi e interessarsi a cosa fanno i figli online, promuovendo un dialogo aperto e sincero rispetto al mondo di Internet.

6) I dati personali devono rimanere tali. Insegnare ai ragazzi che è importante non fornire dati personali che possono renderli facilmente individuabili e raggiungibili, come dare il proprio contatto telefonico oppure l’indirizzo di casa o della scuola che si frequenta.

7) Trasmettere il concetto di privacy e intimità. Nel caso dell’invio di foto o video personali, ricordare loro che, una volta pubblicati online, si può perdere il controllo dei contenuti condivisi e potenzialmente possono arrivare nelle mani di chiunque. Quindi prima di postare, fermarsi un attimo e pensare alle possibili conseguenze e cercare di mantenere nella propria sfera intima certe esperienze vissute, senza la smania di doverle condividere a tutti i costi.

8) Eliminare i tabù. Parlare apertamente, con sincerità e tranquillità, del rischio di incontrare online potenziali malintenzionati e dimostrare loro che non devono vergognarsi di chiedere informazioni o confidarsi.

9) Essere sempre informati. Condividere con i figli quanto sia importante che li informino sempre di eventuali richieste, ricevute da contatti conosciuti online, per incontrarsi personalmente; inoltre, risulta fondamentale assicurarsi che i ragazzi comprendano che le persone conosciute sul Web non sono sempre quelle che dicono di essere, bensì le informazioni date, potrebbero essere false, così come le foto inviate.

10) Instaurare un legame di fiducia. Mostrarsi sempre disponibili ad ascoltarli: è fondamentale che i ragazzi sentano una reciproca fiducia e sappiano che non è mai troppo tardi per riferire se qualcuno o qualcosa, durante la navigazione, li ha turbati o messi a disagio, senza il timore di essere giudicati o puniti, perché solo in tal modo potranno evitare di imbattersi in pericoli ancora maggiori.

Ecco alcune raccomandazioni pratiche da fare ai figli per navigare sicuri in Rete:

– Non dare l’amicizia alle persone che non si conoscono;

– non inviare foto in intimità o senza vestiti;

– non accettare l’invito ad uscire da chi non si conosce di persona;

– non dare mai informazioni personali, come ad esempio l’indirizzo di casa, la scuola frequentata e il proprio contatto telefonico;

–  evitare di entrare dentro chat line al di fuori dei circuiti dei social network, soprattutto se utilizzano nomi inventati e di fantasia: sono molto spesso agganciati a siti pedopornografici;

– evitare di cliccare su banner pubblicitari, in particolar modo quelli legati a immagini a sfondo sessuale o che invitano a fare nuove conoscenze;

– evitare di entrare in siti di incontri online e stare particolarmente attenti quando viene richiesto un contatto privato telefonico;

– fare attenzione a particolari avances da parte di qualcuno, magari una ragazza o un ragazzo molto belli e affascinanti, che forse non si sarebbero mai raggiunti con così tanta facilità;

– attenzione al passaparola, perché magari qualche amico o conoscente è caduto nella rete senza saperlo e suggerisce il contatto di una persona oppure un link esca;

– sarebbe opportuno oscurare la webcam perché a volte queste persone hanno dei software per entrare nel computer;

– rivolgersi sempre ai genitori spiegandogli il problema e contattare la Polizia Postale molto attiva e attenta in queste situazioni.


Ad ogni modo il dialogo deve rappresentare lo strumento più efficace di prevenzione: i ragazzi devono poter parlare di tutto ciò che accade e raccontare ai genitori le loro esperienze online, senza la paura di essere bloccati o di ricevere punizioni restrittive. Aiutare i figli a navigare in rete in modo sicuro significa adottare regole chiare e condivise e, quando i ragazzi arrivano ad un’età in cui viene meno la presenza costante genitoriale, è necessario che essi siano già stati aiutati a raggiungere quelle competenze cognitive, affettive e valoriali che permettano loro di navigare online in maniera sicura e responsabile e siano in grado di capire in che modo possano essere adescati e come comportarsi quando hanno un sospetto.


Il campione è composto da oltre 8.000 adolescenti di circa 18 regioni italiane, di età compresa tra gli 11 e i 19 anni. I dati sono stati raccolti dall’Osservatorio Nazionale Adolescenza, Presidente dott.ssa Maura Manca.

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