self harm

Autolesionismo. Cosa deve fare un genitore quando scopre che il figlio è autolesionista? 1


L’AUTOLESIONISMO o il farsi del male intenzionalmente da soli, è estremamente diffuso già a partire dai 12-13 anni di età. Ci sono delle forme di autolesionismo presenti anche nei bambini che però si manifestano in maniera differente rispetto all’adolescenza.

Generalmente i ragazzi usano lamette o oggetti appuntiti o taglienti per graffiarsi, tagliarsi (cutting) e ferirsi in qualche modo, oppure si bruciano con accendini o si colpiscono, sbattono i pugni o altre parti del corpo su pareti, muri, vetri. La maggior parte delle volte tagli o ferite sono nascoste e non si vedono perché sono nelle parti più intime o sono coperte da accessori e abbigliamento.

I genitori non si accorgono con facilità e immediatezza di ciò che fanno i figli e bisogna imparare a riconoscere i segnali per poter intervenire preventivamente. Per questa ragione è importante leggere anche

Gli 8 segnali per riconoscere l’autolesionismo

 

Per il genitore molto spesso è uno shock accorgersi del comportamento autolesionista del figlio, arrivano increduli, portano le foto di ciò che trovano nella stanza o nel bagno e delle parti del corpo del figlio: “guardi cosa si è fatto?”, “è possibile che non me ne sia mai accorta?”, “perché si fa questo?” e soprattutto domandano “cosa posso fare?”. A volte gli adulti arrivano a leggere anche ciò che scrivono e oltre lo sconvolgimento, si sentono profondamente in colpa di non essersi mai accorti di niente prima e di aver lasciato il figlio solo in quella sofferenza. Non sanno come reagire perché non avrebbero mai pensato che potesse arrivare a farsi del male da solo.

autolesionismo cutting

Istintivamente viene dai dirgli “ma che fai?”, “non lo fare!”, però bisogna stare molto attenti a come si interviene e si parla con loro perché si potrebbe aggravare la situazione. Emotivamente sono fragili, anche loro si sentono profondamente in colpa nei confronti del genitore e si vergognano di ciò che fanno, altri nutrono una profonda rabbia perché il o i genitori non lo comprendono e quindi una frase sbagliata potrebbe creare più dolore e reazioni impulsive.

Bisogna innanzitutto capire perché lo fanno. È una modalità con cui gestiscono il dolore interno, non hanno altre strategie, emozioni forti, delusioni, rabbia sofferenza, attiva uno stato interno che fa troppo male, come se si scoppiasse in quel momento e da qualche parte tutto questo deve uscire. Il farsi del male abbassa i livelli di compressione interna e si ha una sensazione transitoria e illusoria di benessere perché poi ci si ricarica di nuovo e si rischia di entrare in un circolo vizioso per cui tante volte diventa quasi un’esigenza e un bisogno.

Capito questo è chiaro che non si possa intervenire con aggressività o con troppa remissività. Hanno bisogno di essere contenuti, di un sostegno e di un supporto. Cercate di far aprire il canale delle parole, di farli parlare e di farvi raccontare tutto, da quando hanno iniziato, perché e come si sentono. Se capiscono che non siete delusi, che non siete arrabbiati, gli alleggerite e si sentiranno meno in colpa. Non bisogna considerarli pazzi, stanno esprimendo un disagio interno attraverso il corpo, è una modalità patologica ma è una comunicazione importante.

corpo autolesionismo

Comprendete come potete intervenire, per esempio molti di loro hanno anche problemi di bullismo a scuola e di relazioni con i compagni, circa il 50% delle vittime di bullismo è anche autolesionista. In questo caso andate a parlare con la scuola per capire cosa succede e far intervenire i professori.

Ricostruite con loro la storia di questi anni in cui loro sono stati male, non assillateli con il “perché lo fai?”, “perché lo hai fatto?”, “perché non me ne hai parlato prima?”, li portate ad una maggiore chiusura, hanno bisogno di sentirsi capiti, NON colpevolizzati. È ovvio che si fanno del male hanno una profonda sofferenza, quindi non andate a rimarcare il problema. Servirebbe anche un consulto con un professionista specializzato in queste problematiche, che aiuti a gestire la situazione nel modo più appropriato.

Non chiedete mille volte se lo hanno fatto di nuovo, non fate i segugi che controllate tutto quello che fanno perché si sentiranno oppressi, serve PRESENZA non OPPRESSIONE. Se vedono il vostro dolore saranno ancora più appesantiti e compressi. Fate capire che ora siete attenti, che vi accorgete di cosa succede e dategli un rinforzo per affrontare i problemi in maniera più adattiva e funzionale al loro benessere.

Comunicato libro autolesionismo

 

di Maura Manca, Psicoterapeuta

Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza

Direttore di AdoleScienza.it

 

 


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Un commento su “Autolesionismo. Cosa deve fare un genitore quando scopre che il figlio è autolesionista?

  • Lilli

    Aveva 13 anni quando me ne sono resa conto. Aveva cominviato almeno un anno e mezzo prima! Non me ne ero resa conto. “Cosa hai fatto sul braccio?” Una volta il gatto, una volta le rose… ci ho messo un bel po’ a capire.
    Un dolore lancinante.
    Oggi, dopo due anni che non si ferisce più, posso dire che questo viaggio di rinascita fatto insieme, ha salvato anche me.
    Servono però professionisti seri e preparati per questi problemi, altrimenti si rischia di fare ancora più danni.