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Chat hot di gruppo: la nuova frontiera del sexting tra amiche


Oggi, immagini e video dal contenuto sessualmente esplicito, non sono più una tendenza dei giovani ma piuttosto una consuetudine, una modalità con cui interagiscono e si interscambiano anche i contenuti più intimi e privati.

Siamo di fronte ad adolescenti abituati a condividere tutto, che vivono all’interno delle chat, dividendo con l’altro ogni forma di comportamento, azione, pensiero, immagine e video, fino ad arrivare a condividere fotografie con contenuti sessuali, di nudi e scene di masturbazione, che ormai sembrano essere la prassi. L’aspetto più allarmante è il fatto che l’età si stia abbassando notevolmente e che ci siano bambini già di 10 o 11 anni che mettono in atto questi comportamenti, come testimoniano anche i dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza.

Inoltre, assistiamo anche ad una nuova frontiera del sexting, ovvero non più uno scambio solo tra fidanzati o per un approccio di tipo sessuale, per conquistare un ragazzo o una ragazza, ma anche una condivisione dell’intimità tra amiche, in cui non ci si scambia solo fotografie private esempio di intimo o di parti del corpo per vedere sei si è grasse o magre al punto giusto o se sta bene quel completino piuttosto che un altro, come spesso accade, ma anche contenuti sessualmente espliciti, compresa la masturbazione, all’interno dei gruppi WhatsApp delle ragazze.

Questo è ciò che è accaduto a Modena, un episodio che fa riflettere perchè ha coinvolto addirittura 60 adolescenti che si scambiavano autoscatti hot sul loro social di gruppo, come riporta il Quotidiano Nazionale. Una volta violato il vincolo di segretezza, come spesso accade, le immagini sono finite in rete e sono arrivate alle famiglie. Il dramma è che sono tutte riconoscibili, ci sono nomi e cognomi e immagini su immagini pubblicate in rete. Una ragazza del gruppo ha aperto consegnato i contenuti ad un ragazzo che ha ben pensato di catalogare il tutto e di condividerlo con gli amici. 

Il vero problema in adolescenza è l’effetto contagio

Infatti, amicizia in adolescenza significa spesso simbiosi, invischiamento, solo che oggi non è più un rapporto intimo di uno a pochi ma di uno a quanti membri fanno parte della chat. Significa anche condividere tutto in qualsiasi momento e identificarsi l’una con l’altra, per cui più facilmente scatta l’effetto contagio, perché nel momento in cui una di loro fa un qualcosa, automaticamente diventa normale farla anche per le altre, proprio per il senso di amicizia che le lega. E’ proprio l’effetto contagio che porta ad andare oltre e a superare i limiti di sicurezza. 

Tra amiche cadono le inibizioni, scatta la voglia “lo faccio anche io, se anche tu lo fai” e gradualmente quel comportamento si normalizza, portandole molto più facilmente a superare i limiti e ad andare oltre.

L’amicizia è legata al concetto di un qualcosa che durerà per sempre, e ingenuamente non mettono neanche in conto la possibilità che ci possa essere un tradimento, visto che sono coinvolte tutte nello stesso modo, ma si pensa unicamente al momento e al loro legame esclusivo. Ed è proprio questo il vero problema, ci si lascia andare completamente e non si pensa alle terribili conseguenze.

Perché le amiche arrivano a tradire?

Nell’era tecnologica è cambiato il senso dell’amicizia, dei valori e i ragazzi non sanno più condividere nel vero senso del “dividere con”. Ormai il divertimento è dentro e attraverso un telefonino, automaticamente si filma e si riprende tutto come testimonianza delle proprie esperienze, perdendo così il contatto con l’altro e forse anche i sentimenti, come se tutto fosse istant, si basasse sulle emozioni del momento e si vivesse attraverso l’obiettivo di una telecamera.

Ciò che mi preoccupa maggiormente è che non venga insegnata l’empatia, il mettersi nei panni dell’altro, perdendo in parte il senso dell’altro e concentrandoci su se stessi, sui propri bisogni e sulle proprie esigenze. Inoltre, giocano un ruolo molto importante l’inconsapevolezza e l’irresponsabilità, che sono i veri mali delle adolescenti di oggi. Le ragazze non si sono rese conto dei rischi a cui hanno esposto se stesse e le altre, perché ciò che conta davvero è farsi belle agli occhi degli altri e mantenere a tutti i costi il loro ruolo, anche se negativo.

                                               Quali sono i rischi a cui si va incontro?                                              

Il problema è che i giovanissimi non riescono a comprendere veramente i rischi di questo tipo di comportamenti. Ovviamente, il primo tra tutti è la perdita di controllo delle proprie immagini a sfondo sessuale, perché ci si fida troppo, ci si affida all’altro, sperando che riesca a mantenere un segreto, ma una volta che viene inviata un’immagine dal proprio telefono, si deve essere ben consapevoli che non si può più cancellare in maniera definitiva e che in pochissimo tempo può diventare virale. Inoltre, il rischio di diventare una vittima di cyberbullismo e di vendetta pornografica è estremamente frequente, perché tantissime volte le immagini finiscono nelle mani di persone sbagliate, che iniziano a prendere di mira, a farne un uso improprio o addirittura arrivare a ricattare, fenomeno che prende il nome di sextortion. Infine, non è da dimenticare il grooming online, perché pubblicare immagini con contenuti privati, può portare ad un rischio elevatissimo di essere adescati.


Dunque, rimanere incastrati in queste dinamiche, dove c’è stata una violazione degli aspetti più profondi della persona, può portare a non gestire la vergogna, a sperimentare vissuti depressivi e tante volte arrivare anche al suicidio.


Questi ragazzi agiscono in maniera completamente inconsapevole: sia coloro che inviano le proprie foto perché non si rendono conto della gravità della situazione, perché non hanno confini, sono invischiati e sono abituati a condividere qualsiasi aspetto della propria vita; sia coloro che diffondono le immagini, perché in genere vengono fatte girare per farsi belli davanti agli altri, oppure per testimoniare ciò che si è fatto o ciò che si è detto, tendenzialmente in gruppi privati che poi qualcuno diffonde e pubblica in rete. Altre volte, invece, c’è una intenzionalità di far del male e qui siamo nel caso della vendetta, soprattutto quando si subisce un torto o si viene lasciati.

Cosa devono fare i genitori di fronte a tutto questo?

Gli adulti devono stimolare i figli a un ragionamento critico e abituarli a riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni. Tutto questo è fondamentale, perché i ragazzi in quel momento agiscono d’impulso, pensano solo al qui ed ora e non riflettono su ciò che può accadere. Inoltre, è importante sollecitarli verso un ragionamento empatico e soprattutto spronarli a parlare e a confrontarsi con gli adulti di riferimento, ad esempio attraverso i casi di cronaca, i casi reali, perché solo se vedono concretamente il problema, e soprattutto lo sentono vicino a loro, sono in grado di comprenderlo realmente. In caso contrario, lo percepiscono come un qualcosa che non gli può succedere, che interessa solo altre persone e che è troppo lontana da loro.

Che consigli possiamo dare ai ragazzi?

1) Tutela di se stessi e della propria dignità. I ragazzi non si devono far prendere dal momento e dalla paura che se non si accetta di fare sexting, quindi inviare queste immagini a sfondo sessuale, si venga lasciati e non si venga più considerati. In queste situazioni, direi ben venga, in quanto queste persone è meglio perderle che trovarle.

2) Ricordarsi sempre che non esiste l’oblio in rete. Tutto ciò che viene postato in rete non si cancella, rimane per sempre e può diventare virale e potenzialmente arrivare nelle mani di chiunque.

3) Conoscere la legge. Tanti ragazzi non sono consapevoli di star commettendo dei reati, perché possedere del materiale in cui sono riprese nudità di minori è a tutti gli effetti reato, e il non saperlo, non giustifica in alcun modo le loro azioni.

Dunque, ciò che è importante sottolineare, è che la scuola deve lavorare in maniera molto più sistematica, in particolare per quanto riguarda l’educazione alla sessualità, e non con lezioni frontali, non con delle paternali ma attraverso interventi dinamici e interattivi, puntando sull’efficacia, con lezioni chiare, esplicite e laboratori dove possono essere coinvolti direttamente i ragazzi. Altrimenti, se continuiamo in questa direzione, faremo solo la conta delle problematiche, dei disagi, e purtroppo anche dei suicidi.

di Maura Manca, Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza