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Chi sono le maestre violente, come si comportano e quali sono i danni che generano? E’ giusto mettere le telecamere nelle scuole?


Maestre violente, che dovrebbero educare, cioè tirare fuori dai bambini risorse e potenzialità. Maestre che trascorrono tanto tempo con loro, un tempo che per tanti bambini non è gioco, condivisione, sorriso ed espressione delle proprie risorse interne, ma diventa paura di sbagliare, di parlare, di fare la cosa sbagliata, di essere sgridati, puniti, presi a urla, insultati, derisi, denigrati e addirittura, in svariati casi, picchiati.
Ci sono bambini che subiscono urla, scatti d’ira, strattonate, sguardi cattivi e di rabbia, che vengono sgridati anche senza motivo, perché semplicemente fanno i bambini e anche purtroppo picchiati. Ho visto genitori disperati e ragazzi che venivano puniti nei modi più impensabili, umiliati davanti a tutti, messi in mezzo, a volte anche alla gogna, presi in giro dai docenti anche per un disturbo o per una qualche disabilità o problema di apprendimento. Ho seguito ragazzi presi di mira, vittime della violenza da parte del corpo docente, perseguitati. Ho visto tanti adolescenti che avevano subito violenza da bambini e che oggi si portano ancora i segni addosso.
Tutto questo senza che i genitori possano minimamente immaginare che hanno affidato i loro piccoli a delle persone disturbate che scaricano le loro problematiche e frustrazioni sui più deboli, incapaci di difendersi, approfittando del loro ruolo, spalleggiate da troppa omertà.
Nel nostro Paese sono veramente troppi gli “educatori” che non hanno le competenze psichiche e la formazione adeguata per fare un lavoro così delicato che richiede dedizione e tolleranza allo stress.

Un problema sottostimato: perché?

La violenza subita dai bambini e dagli adolescenti all’interno delle mura scolastiche è indubbiamente sottostimata per due motivi: quando sono molto piccoli NON hanno ancora sviluppato le competenze linguistiche per riferire ciò che accade durante lo svolgimento delle attività scolastiche e quando sono più grandi, tendono a non parlare direttamente o lo fanno in maniera superficiale con il rischio che il genitore non capisca la reale gravità della situazione. Tante volte, infatti, i bambini subiscono in silenzio le angherie delle maestre e si portano dentro un calvario che dura anche anni, di cui i genitori sono spesso all’oscuro.
Bisogna fare molta attenzione perché sono anche molto frequenti questi casi di violenza da parte del corpo docente anche alle scuole primarie e secondarie. Anche se si tratta di ragazzi più grandi e in teoria in grado di difendersi, non si devono sottovalutare i danni che creano da punto di vista emotivo e psicologico.

I dati della violenza da parte del corpo docente in Italia

Nell’anno scolastico 2016/17 l’Osservatorio Nazionale Adolescenza ha svolto un’indagine su un campione nazionale di 8.000 adolescenti dai 14 ai 19 anni, e il 20% di questi ragazzi, ossia 2 su 10, dichiarano di essere stati trattati male, denigrati o insultati da una maestra o da un professore nel corso della loro carriera scolastica. Parliamo anche di violenze fisiche, il 7%, infatti, è stato strattonato o picchiato da una maestra o da un professore e il 10% addirittura è stato costretto a dover cambiare scuola per colpa di questi comportamenti violenti.

Maestre violente: i segnali dei bambini che un genitore deve conoscere

I danni del subire violenza psicologica o fisica da parte delle maestre o dei professori

Sono violenze che segnano la psiche e lo sviluppo di questi poveri bambini, sia a breve che a lungo termine, lasciando anche dei segni indelebili da un punto di vista psicologico a lungo termine.
Si può arrivare a sviluppare una perdita di fiducia negli altri, una paura di lasciarsi andare, di esprimersi in pubblico e del giudizio degli altri. Si può manifestare una remissività da un punto di vista caratteriale che spesso può portare a subire anche altri tipi di prevaricazioni, anche da parte dei compagni.

Se i bambini presi di mira sono invece oppositivi e provocatori, spesso accumulano tanta rabbia e frustrazione che la possono scaricare in casa con i genitori o con eventuali fratelli o sorelle, fino anche ad arrivare a farsi del male da soli quando vengono puntiti o sgridati.

Questo tipo di aggressioni vanno ad intaccare profondamente l’autostima di questi bambini che svilupperanno una sensibilità maggiore alle critiche e alle reazioni violente. Tante volte perdono la fiducia nel corpo docente, si inibiscono e si chiudono per paura di essere ripresi davanti alla classe, sgridati e aggrediti.


Ho seguito svariati adolescenti vittime di violenza da parte delle maestre quando erano piccoli e tanti di loro hanno sviluppato una profonda inibizione in classe, paura di esprimersi, di andare alle interrogazioni per timore di fare qualcosa di sbagliato perché purtroppo l’imprinting rimane e il corpo e la mente ricordano. Secondo un’indagine svolta sempre dall’Osservatorio Nazionale Adolescenza, i ragazzi che hanno subito nel corso della loro vita aggressioni e violenze sono anche quelli che dichiarano di essere stati in cura da uno psicologo o di aver ricorso a farmaci per contenere vissuti ansiosi ed emotivi in maniera significativa rispetto a coloro che non hanno subito questo tipo di violenze.


Essere presi di mira da coloro che dovrebbero educarti, stimolarti, sostenerti ed insegnarti destabilizza profondamente. Ho visto ragazzi quasi convincersi di ciò che gli veniva detto dagli insegnanti, che arrivavano a pensare di essere loro il problema, che sono arrivati a odiare la scuola e somatizzare ogni forma di violenza subita.
Ancora oggi tanti adulti si portano dentro i danni di un’educazione e di una formazione scolastica sbagliata, che pagano troppo caro il prezzo della follia del corpo docente.

Cosa fare quando i figli raccontano a casa ciò che subiscono a scuola?

I bambini non sempre parlano immediatamente di ciò che gli accade a scuola, hanno paura. Però usano un canale comunicativo non verbale, utilizzano il linguaggio del corpo, per esempio attraverso tutta una serie di sintoni psicosomatici come per esempio il mal di pancia, il mal di testa, il dormire male o fare “brutti sogni”. Cambiano le loro abitudini, anche minime, si ammalano più spesso o rifiutano la scuola. Si deve fare sempre molta attenzione soprattutto ai disegni e al gioco perché sono due canali espressivi che soprattutto i bambini più piccoli usano per comunicare il disagio che hanno interiormente.

Maestre violente: quali conseguenze e come si devono comportare i genitori se il figlio subisce violenza a scuola?

Quando sono più grandi e raccontano ciò che gli viene detto o fatto da un professore, non si deve mai sottovalutare ciò che dicono, non si deve fare l’errore di pensare che visto che sono grandi non vengano toccati nel profondo anche loro. A volte subiscono, altre tornano a casa arrabbiati ed imbestialiti per le ingiustizie subite. Non dategli contro, non date sempre ragione ai professori solo perché sono i professori. Non ditegli che devono stare zitti e che i docenti hanno sempre il coltello dalla parte del manico perché i soprusi da parte da chi è pagato per educare ed insegnare non possono essere minimante tollerati. I figli vanno ascoltati e va capito cosa sta succedendo e poi intervenire per risolvere il problema.

Quando il figlio racconta di una violenza o di un sopruso a scuola, bisogna innanzitutto rassicurarlo e dargli la certezza che il problema verrà risolto nel più breve tempo possibile, che non gli accadrà niente e se servirà gli si cambierà scuola e andrà in un altro istituto dove le maestre sono buone perché non sono tutte così. Il figlio va messo in una condizione di sicurezza tale da non perdere la fiducia in se stesso e nel mondo che lo circonda, e che sappia che sul genitore può contare. Nello stesso momento non è tutto colpa delle maestre o dei professori, i figli non hanno sempre ragione e bisogna sempre capire parlando con loro cosa realmente accade dentro le mura scolastiche. Non ci si deve allarmare per tutto e che non si deve mai e poi mai agire di impulso perché se il figlio sviluppa la paura delle reazioni eccessive di un genitore, non parlerà più di ciò che gli accade.

E quando i bulli sono i professori?

NON ci si deve preoccupare solo dei voti e del rendimento scolastico ma di come un figlio vive la scuola perché i problemi in classe lasciano dei segni indelebili da un punto di vista psicologico.

È giusto mettere le telecamere dentro le scuole?

Inserire le telecamere a scuola rappresenta il fallimento dell’istituzione scolastica che ha al suo interno personale che diseduca nascosto dietro il ruolo di educatore. Si assiste quindi ad un fallimento da un punto di vista formativo, valutativo ed etico della scuola italiana. Se si arriva a dover monitorare il lavoro di chi si prende cura dei minori significa che si sta mettendo dentro le scuole personale disturbato da un punto di vista mentale, violento e pericoloso visti gli esiti psicopatologici e i danni emotivi e psichici che genera una scarsa qualità di vita vissuta all’interno delle mura scolastiche.
Fatta questa premessa è indubbio che ci troviamo davanti ad un problema emergenziale che è ora di risolvere in via preventiva e non curativa come sempre si tende troppo spesso a fare. La prevenzione deve essere primaria, cioè deve avvenire prima che si verifichi il problema, soprattutto quando si tratta di minori che verranno condizionati da un punto di vista psichico. Continuo a sostenere che le telecamere sono indubbiamente un buon deterrente che può indurre una diminuzione dell’aggressività e violenza utilizzata come metodo “educativo”, però non sono la risoluzione al problema. Forse potrebbe aiutare la videocamera nei luoghi in cui ci sono i più piccoli, che non sono ancora in grado di parlare o comunque di essere efficaci nelle loro comunicazioni potrebbe aiutare.
Insegnare ed educare ai bambini e agli adolescenti è un mestiere indubbiamente difficile, il rapporto non è uno a uno, ma uno ad un gruppo classe per cui si devono tenere in considerazione le variabili individuali e gruppali. Tante volte ci sono situazioni difficili, i bambini non sono tutti uguali, alcuni hanno anche dei problemi di apprendimento, emotivo o comportamentale e tanti sono privi di educazione di base e di regole. Il fatto che sia un lavoro molto impegnativo, però, non giustifica mai e poi mai nessun tipo di condotta violenta e di abuso nei confronti di un minore. Se sono sottopagati, se lavorano troppo, se devono gestire bambini mal-educati, la colpa non è dei minori, lo hanno scelto loro di fare quel mestiere e quindi devono tutelare, educare e rispettare quelle povere creature e quei ragazzi.
Per questo nella formazione del personale, si deve curare l’aspetto formativo, si devono preparare da un punto di vista emotivo e psicologico e, nel momento che il lavoro dell’insegante è un lavoro con un importante rischio di burn out, ossia di specifiche forme di stress legate al proprio lavoro, bisognerebbe creare degli spazi di sostegno all’interno delle scuole anche per le maestre e i professori, non solo per gli studenti.

Più qualità e valutazioni sistematiche sul corpo docente

 

Si devono quindi fare delle selezioni accurate sul personale che andrà a lavorare con i bambini, effettuato da persone competenti, non solo per valutare gli aspetti formativi ma soprattutto quelli psicologici, andando a valutare l’integrità psichica, la struttura di personalità, la motivazione e le attitudini sociali e relazionali. Tra i vari criteri di selezione bisogna valutare gli aspetti motivazionali e la competenza umana ed etica. Purtroppo, nel nostro Paese, si dà troppa importanza agli aspetti formativi e non al resto ed ecco i risultati. Deve essere istituita una formazione specifica per il personale di ogni ordine e grado, soprattutto per quello dell’infanzia, non basta un diploma e non basta solo una aurea fine a se stessa. Ma la cosa più importante e fondamentale, è che ci sia un controllo più frequente e he le valutazioni vengano effettuate ciclicamente, non un’unica volta nella fase iniziale, perché le condizioni di vita di ciascuno di noi cambiano, per esempio le persone possono aver subito perdite, separazioni, particolari stress, traumi emotivi e quindi destabilizzarsi e non essere più affidabili. Quindi, anche coloro che prima risultavano idonei all’insegnamento, potrebbero non esserlo più.

di Maura Manca

Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza