bambino triste

Come superare un trauma in cui si è rischiato di morire?


L’esperienza che hanno vissuto in Thailandia i 12 ragazzi e il loro allenatore, intrappolati per più di dieci giorni in una grotta senza via di uscita, rappresenta certamente un trauma profondissimo da elaborare e impossibile da cancellare.

I ragazzi si sono trovati immersi in una condizione completamente inaspettata, al limite dell’immaginazione, esito imprevisto di un momento che sarebbe dovuto essere di gioco e di condivisione. Solo con il trascorrere delle ore e dei giorni, al buio, senza cibo e con il rischio di esaurire l’ossigeno, hanno iniziato a maturare sempre maggiore consapevolezza della gravità, probabilmente non chiara in una fase iniziale.

Tutto questo inevitabilmente ha un impatto molto forte sulla psiche.

Chi vive questo tipo di eventi di vita traumatici, infatti, deve successivamente fare i conti con la necessità di elaborare ciò che ha vissuto in prima persona; in quei momenti ci si ritrova a doversi confrontare anche con il terrore di perdere la propria vita, con la paura di restare intrappolati e non potersi salvare.

A quali emozioni devono far fronte adesso?

I ragazzi si sono trovati ad affrontare una situazione drammatica, a cui non erano ovviamente preparati. Molti di loro hanno dovuto gestire emozioni e vissuti fino a quel momento mai provati: sono stati sottoposti a una condizione di forte stress e di estrema precarietà e insicurezza. Sperimentare, quindi, sensazioni come paura, terrore, angoscia, smarrimento, impotenza, è del tutto naturale in seguito ad un evento così improvviso.

In questi casi, per ritornare gradualmente alla normalità, è fondamentale il ruolo contenitivo degli adulti in grado di arginare queste emozioni negative e riabbassare lo stato di allerta.

Bisogna pensare che bambini e ragazzi non hanno una struttura psichica in grado di fronteggiare autonomamente questo tipo di eventi e non hanno ancora a disposizione strumenti cognitivi ed emotivi adeguati per poter gestire da soli questo tipo di emergenze.

È necessario aiutarli a contestualizzare e a provare a dare un senso a quello che sentono, vivono e hanno vissuto.


La risposta al trauma è soggettiva

Le reazioni al trauma possono essere molto diverse: lo stesso evento traumatico può generare risposte emotive diverse in funzione dello sviluppo, del contesto ambientale, del sostegno genitoriale, dei tratti temperamentali e della presenza di precedenti traumi, fragilità emotive o esperienze negative precoci.

Ecco le principali reazioni emotive e comportamentali che possono avere i ragazzi dopo l’evento traumatico:

– Discorsi continui e ripetuti sull’evento oppure completo rifiuto di trattare l’argomento.

– Ricerca continua d’informazioni sul web e social network su quanto accaduto oppure indifferenza e negazione.

– Paura, angoscia e panico e, soprattutto, senso di impotenza e smarrimento, come se avessero perso dei punti di riferimento.

– Sbalzi d’umore, irritabilità e agitazione interna e nei casi più gravi anche panico.

– Difficoltà ad addormentarsi, incubi ricorrenti o numerosi risvegli notturni.

– Cambiamenti nelle abitudini alimentari, rifiuto del cibo, mancanza di appetito oppure alimentazione incontrollata ed eccessiva, quasi come compensazione.

– Disturbi somatici, come dolori, mal di testa o mal di stomaco, stanchezza eccessiva, dolori muscolari dati per esempio dalla tensione.

– Vergogna e imbarazzo per le proprie risposte emotive all’evento. Tentativo di nascondere le proprie paure e ciò che provano.

– Ritiro e perdita di interesse per attività prima considerate piacevoli, tendenza a isolarsi da familiari, amici oppure eccessivo attaccamento e ricerca di rassicurazioni soprattutto sulla salute fisica.

– Pensieri negativi nei confronti di se stessi e del mondo, perdita di fiducia nel futuro e atteggiamento critico nei confronti degli adulti.

– Comportamenti a rischio, autodistruttivi ed esposizione a situazioni pericolose (guida spericolata, uso di alcol e droghe, autolesionismo o suicidio).

– Difficoltà a concentrarsi, a ricordare, calo del rendimento scolastico e disattenzione.

Reazioni come quelle sopraelencate possono essere “normali” in seguito ad un evento traumatico. In ogni caso, non va mai sottovalutato alcun segnale, neanche il meno evidente perché, se non accolto, può, anche a distanza di tempo, diventare pervasivo e sconvolgere l’equilibrio psichico dei ragazzi.

Non bisogna dimenticare che i problemi legati a questo tipo di eventi possono anche emergere a distanza di mesi, nei momenti più inaspettati o in seguito ad un evento che può fungere da fattore scatenante.


Cosa fare per aiutarli ad elaborare il trauma?

L’elaborazione del trauma dipende da numerosi fattori sia individuali che ambientali. È importante sottolineare che se sono stati subiti altri eventi di vita particolarmente stressanti, può esserci una condizione di maggior vulnerabilità che rende più difficile il recupero.

Certamente, è molto importante per i ragazzi ricreare, nel più breve tempo possibile, le loro abitudini e soprattutto attivare i canali espressivi, aiutarli a tirar fuori ciò che hanno dentro, fornire ascolto e rassicurazione, standogli vicino e rispettando i loro tempi, senza mai forzarli.

È fondamentale poi che siano tutelati anche da un’eccessiva esposizione mediatica, considerando che la vicenda che li ha visti protagonisti è rimbalzata sui media di tutto il mondo, perché rischierebbe di dargli quella visibilità che non saprebbero gestire e poi di fargli rivivere il trauma.

Tornare il prima possibile alla quotidianità sì, ma allo stesso tempo è fondamentale che elaborino ciò che hanno vissuto in una situazione protetta, sostenuti da psicologi e personale specializzato, in grado di farsi carico dei ragazzi e delle loro famiglie.

Anche quando sembra che non ci sia particolari problemi, può essere importante rivolgersi ad un professionista perché a volte i traumi rimangono latenti nella psiche e appaiono sotto altre forme o anche a distanza di mesi e anni, andando a condizionare negativamente la propria vita.

di Maura Manca