Problemi di comunicazione

Problemi di comunicazione tra genitori e figli


L’ingresso nella fase adolescenziale non sempre è fluido e lineare; si può assistere a numerosi cambiamenti del figlio che da piccolo e bisognoso di protezione inizia a crescere e a diventare grande. Molto spesso per i genitori è difficile accettare questo cambiamento, capire che bisogna in tutti i modi favorirgli l’autonomia, lasciargli prendere decisioni da solo, monitorarlo ma senza controllarlo in maniera soffocante.

I figli innalzano la bandiera dei propri diritti che cercano di ottenere e far rispettare attraverso discussioni, conflitti e ribellioni all’autorità genitoriale.

In questi anni sono sempre più concentrati sugli amici, sulle uscite, sui fidanzatini e il genitore deve accettare che non è più al primo posto.

Per riuscire a individuarsi come adulto, l’adolescente si deve separare dalle figure genitoriali e per fare questo processo deve mettere in discussione i modelli educativi, ribellarsi alle regole, opporsi al mondo degli adulti e all’autorità. In questo modo arrivano inevitabilmente le incomprensioni, le discussioni, i continui “braccio di ferro” tra due generazioni ormai troppo distanti per tempi e spazi.

Attenzione!!! La relazione genitore-figlio, ha una rilevanza fondamentale nella fase dello sviluppo, condiziona la crescita, i modelli, la personalità, in poche parole lo status del figlio. Per questa ragione è fondamentale comprendere quanto sia importante instaurare una comunicazione efficace con il figlio.

Quali sono i problemi più frequenti?

I problemi più frequenti che si riscontrano in famiglia sono di COMUNICAZIONE.

In questi anni stiamo assistendo a una crisi totale del dialogo, in casa non si parla più, ormai anche la vecchia generazione si è adattata al modo di comunicare della e-generation, sempre più sintetico e tecnologico. Si vedono genitori impegnati nell’apprendere come funzionano i social network, le App di messaggistica istantanea e diventano sempre più investigatori informatici per comprendere le abitudini e le amicizie del figlio. Qualche anno fa il genitore telefonava al figlio e, senza neanche un classico “ciao”,  partiva in automatico il “dove sei” e “con chi”. Oggi i tempi sono cambiati, i genitori si stanno adeguando, per cui mandano un bel i message al figlio chiedendogli di inviargli la location e la foto degli amici con cui sta o del posto dove sta.

È facile capire che il dialogo con questi adolescenti tecnologici è piuttosto assente.

Cosa manca a questi adolescenti?

Questo mondo ipertecnologico è basato sulla velocità e sull’immediatezza, si vive nella fretta non esiste più l’ascolto e non si sa più ascoltare. Bisognerebbe ripartire appunto dall’ascolto, dedicare del tempo alla relazione con i propri figli.

I ragazzi hanno bisogno di essere accettati per quello che sono e di essere riconosciuti nel modo di essere e di esprimersi, bisogna quindi:

– prestare attenzione a quello che dicono, anche quando si ha difficoltà a comprendere le motivazioni di certi comportamenti a cui non si riesce a dare un senso;

– mostrare interesse per le opinioni del figlio perché anche se è più piccolo e ha molto da imparare ha delle idee, ha un pensiero ed è giusto che lo esprima e che venga ascoltato.

L’errore più grande che fa il genitore è quello di sminuire i problemi del figlio solo perché è più piccolo, trasmettendogli che i loro problemi sono meno gravi di quelli dell’adulto. Molto spesso succede che il figlio cerchi di parlare con il genitore il quale, invece di ascoltarlo, gli fornisce immediatamente sentenze e consigli. In questo modo si sente incompreso e solo perché non vuole consigli o critiche o addirittura giudizi sul suo comportamento, ma semplicemente ascolto.

Un esempio che accade spesso è quando l’adolescente fa una tragedia per una litigata con amici o perché si è lasciato con il fidanzatino e urla, si arrabbia, non mangia e piange. Allora il genitore che trova esagerata quella reazione, perché tanto è un amore tra giovani, magari iniziato poche settimane, che fa? Quando il figlio prova a parlargli, invece di comprendere il suo stato d’animo e l’importanza che ha per lui quella situazione, cerca subito di rassicurarlo, dicendogli che quando crescerà capirà e ci riderà su perché sta dando troppa importanza a situazioni transitorie.

Questo è un modo eccezionale per bloccare la comunicazione con il figlio che voleva solo parlare. In questi casi non bisogna lamentarsi se poi spostano tutto sugli amici o si buttano nella rete, alla ricerca di qualcuno che sia in grado di ascoltarli.

 Non bisogna MAI dimenticare che il problema è dato dal vissuto soggettivo NON dall’entità del problema stesso.

di Maura Manca

 

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