cellulare adolescenti

Effetti dell’iperconnessione: sono ancora in grado di riconoscere le emozioni?


Il rispetto, la gentilezza, l’empatia ossia la capacità di mettersi nei panni dell’altro e “sentire” le sue stesse emozioni, sono tutte competenze sociali importanti alla base dello star bene insieme, di una comunicazione efficace e di relazioni positive.

Si tratta di abilità che non bisogna perdere di vista, che vanno assolutamente nutrite, soprattutto oggi che si interagisce sempre di più da dietro uno schermo di uno smartphone, tablet o pc, con una comunicazione prettamente sintetica ed instant.

Lavorando con i ragazzi nelle scuole, ci rendiamo conto di quanto abbiano difficoltà a gestire, da un punto di vista emotivo, i litigi, le incomprensioni e a risolvere i conflitti. Molti di loro ammettono che preferiscono comunicare con gli altri tramite whatsapp e i social network piuttosto che faccia a faccia, anche quando si tratta di discussioni e chiarimenti, sebbene questa modalità crei solitamente molti fraintendimenti.

Quando non ci si guarda negli occhi, infatti, è facile che ci si concentra sul proprio punto di vista e si fa più fatica a capire l’altro, le sue emozioni, e a comunicare in maniera efficace. In questo modo, inoltre, si rischia di perdere in buona parte il contatto umano e ciò che sente o pensa realmente l’altro in quel momento.

emoticons

Riconoscere le emozioni e sintonizzarsi con l’altro. I ragazzi sono in grado di farlo?

Dagli incontri che svolgiamo con molti preadolescenti e adolescenti, abbiamo potuto constatare che tanti di loro hanno scarsa dimestichezza con le emozioni: se vengono messi di fronte a immagini di volti umani e di emoticons, hanno molta più difficoltà a riconoscere le emozioni sottostanti alle espressioni del viso delle persone piuttosto che alle faccine digitali.

Utilizzano talmente tanto le faccine che per loro è un automatismo cliccare su un’emoticon per comunicare all’altro un certo tipo di stato d’animo: non c’è dietro una riflessione, hanno memorizzato semplicemente l’associazione tra emoticon ed emozione.

Ormai, sin da piccolissimi a digitare i tasti di smartphone e tablet, a comunicare e a condividere esperienze attraverso uno schermo. Per gli adolescenti scrivere su WhatsApp significa parlare con una persona e lo si fa per lo più tramite immagini ed emoticons con le quali si esprime in maniera sintetica cosa si sta facendo e il proprio stato d’animo.

Si sta perdendo il piacere di parlare e di raccontare a voce, e di conseguenza anche capacità come l’ascolto, l’empatia, il senso di comunità e il rispetto verso gli altri.

Da uno studio dell’University of the Sunshine Coast in Australia (http://www.abc.net.au/news/2017-09-26/screen-time-could-hamper-ability-to-read-facial-emotions-study/8987512), infatti, è emerso che i bambini che trascorrono la maggior parte del tempo davanti ad uno schermo a navigare sui social media, tendono a sviluppare minori capacità di riconoscere le emozioni nei volti degli altri e minori abilità sociali.


Non è colpa della tecnologia ma dell’uso che se ne fa!

Non si tratta di demonizzare la tecnologia, anzi, se utilizzata correttamente, può offrirci tutta una serie di vantaggi ma bisogna evitarne un uso totalitario, mantenendo piuttosto un equilibrio tra le attività digitali e quelle di interazione sociale.

È necessario che gli adulti non perdano di vista l’importanza dell’interazione faccia a faccia: quando si parla con i figli bisogna guardarli negli occhi, nutrire quel contatto umano ed educarli sin da piccoli alle emozioni, a riconoscerle e gestirle, per aiutarli a sviluppare quelle abilità sociali importanti, come l’empatia, il senso di sé e dell’altro, la capacità di gestione emotiva e dei conflitti all’interno delle relazioni.

È proprio da qui che si dovrebbe partire se si vuole prevenire il bullismo, il cyberbullismo e tutte le forme di violenza.

Redazione AdoleScienza.it