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Figli adolescenti e uscite estive. Come comportarsi?


Per i ragazzi, estate significa libertà.

I figli crescono, iniziano a fare richieste pressanti e, una volta finita la scuola, pretendono sempre più di uscire e di fare tardi, anche la sera, alla ricerca di autonomia e spazi in cui vedersi con gli amici, lontano dalla presenza costante di mamma e papà.

Il genitore molte volte non sa se concedere al figlio più libertà, se imporgli regole e divieti più ferrei, ma la questione delle uscite estive, diventa spesso il terreno fertile per scontri e litigi con il figlio, che cerca in tutti i modi di imporsi e far valere le sue idee “Ormai sono grande!”, “Mi state troppo addosso”, “Tutti i miei amici escono e voi mi fate problemi!”

Con la crescita dei figli, sicuramente bisogna mollare un po’ la presa, lasciandogli spazio per sperimentare, senza mai però smettere di vigilare, così da essere in grado di intervenire nei momenti opportuni e recuperarli, se ci dovessero essere problemi.


Ma esiste un’età giusta in cui iniziare a concedere maggiore libertà?

In realtà, non c’è una risposta che possa andare bene per tutti, perché ogni figlio è diverso. È normale che in adolescenza, il desiderio di autonomia diventi sempre più forte, ma il genitore deve valutare in base al singolo caso, al contesto e al livello di maturità e di responsabilità del figlio. Una cosa è certa, bisogna accompagnarlo nel percorso di autonomia in modo graduale, facendo un passo alla volta, senza bruciare le tappe.


Ecco 5 consigli per sopravvivere alle richieste di uscita dei figli

1. REGOLE CHIARE DA STABILIRE INSIEME.

Avere più tempo a disposizione in estate e concedere maggiore libertà, non significa lasciare il figlio allo sbaraglio, perché i ragazzi hanno bisogno di contenimento e di confini chiari dentro i quali muoversi in autonomia e in sicurezza. Non imponete le regole dall’alto, ma cercate di discuterle e deciderle insieme in modo equilibrato, trovando dei compromessi che siano accettabili sia per il genitore che per il figlio. Le regole devono avere un senso, essere comprese e interiorizzate dal figlio e tarate in base al tipo di attività che chiede di fare (una pizzata, un concerto, un falò, una festa).

2. ASCOLTO E FLESSIBILITÀ.

Prima di agire impulsivamente e dire NO ad un figlio, dando per scontato quello che vi deve dire e chiudendo la comunicazione, cercate di capire cosa c’è dietro ad una sua richiesta e le motivazioni sottostanti, perché il suo punto di vista è diverso dal vostro. Ascoltate le sue ragioni, senza banalizzare, perché molte volte i ragazzi possono tenerci tanto a partecipare ad un’uscita o ad un evento, perché tutti gli altri lo fanno, vogliono sentirsi parte del gruppo e temono di essere esclusi. È importante non risultare poco comprensivi e troppo rigidi, altrimenti sentiranno ancora più forte il bisogno di trasgredire, ma decidete insieme la cosa migliore da fare: una volta chiarite le regole, è bene anche essere flessibili e, se il figlio dimostra che è in grado di seguirle, concedete quell’eccezione in più, che può esserci nelle occasioni speciali, come ad esempio a Ferragosto.

3. PATTO DI FIDUCIA.

È importante stabilire con il figlio un patto che si basi sulla fiducia reciproca: se voi da un lato vi fidate e gli concedete maggiore autonomia, lui deve rispettare gli orari, mettervi a conoscenza dei luoghi che frequenta e avvertirvi in caso di imprevisti, cambi di programma e problemi. All’inizio monitorate i comportamenti del figlio per capire quanto potete concedere e mantenete una coerenza con quanto concordato. Se il ragazzo infrange le regole e la fiducia si incrina, cercate di ascoltare le sue ragioni e capire se è il caso di ridefinire gli accordi: nel caso in cui il figlio non riuscisse a rispettare i patti, si possono anche fare passi indietro rispetto a quanto concesso prima oppure, in caso contrario, dare maggiori concessioni.

4. NO AL CONTROLLO OPPRESSIVO.

Quello che si è detto prima vale anche per i genitori: una volta dato il permesso di uscire al figlio e definite le regole con chiarezza, mostrategli fiducia e rispettatelo nei suoi spazi. Cercate, quindi, di gestire la vostra ansia e preoccupazione ed evitare di attaccarvi al telefono per sapere ogni 10 minuti dove si trova, con chi è e cosa sta facendo, perché così gli farete capire che non vi fidate di lui e rischiate di ottenere l’effetto opposto. Se i ragazzi si sentono oppressi e non riconosciuti nella loro autonomia, possono sviluppare un’insicurezza o opporsi ancora di più alla vostra presa, magari evitando anche di chiamarvi quando in realtà hanno un reale bisogno.

5. DIALOGO E CHIARIMENTI.

È importante che i limiti non siano dati con rigidità e senza dare nessuna una spiegazione, quindi abolite frasi come “Lo fai perché te lo dico io”, “Ho detto di no, punto e basta”. Le regole devono avere un senso e un valore, in quanto permettono di proteggere il figlio dai pericoli e di tutelare la sua crescita: se si vuole questo, i ragazzi devono comprendere realmente il vostro pensiero e il motivo per cui gli state dando un confine, mantenendo anche una coerenza. Il dialogo serve per conoscere il figlio, capire le sue intenzioni e parlare con lui delle uscite, di cosa vi aspettate da lui, delle situazioni anche pericolose che potrebbe incontrare, dei rischi e delle possibilità per farvi fronte, così da aiutarlo a sviluppare un giudizio critico. Dovete essere un riferimento per lui, così che se dovesse trovarsi in difficoltà, sa di poter contare su di voi ed evita di mettersi ancora di più nei guai.

 

Queste occasioni di autonomia e crescita mettono alla prova i genitori che devono ogni volta ricercare il giusto equilibrio nella guida dei figli. Siate sempre coerenti nelle scelte e aperti alla comunicazione, così che i figli potranno man mano allontanarsi ma essere certi, in caso di bisogno o problema, di poter contare su di voi.

 

Redazione AdoleScienza.it