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Foto dei figli online, perchè si condivide tutto sui social network?


Il social network è uno strumento con numerosissime potenzialità, che facilita la comunicazione, che ha unito il mondo, che permette una trasmissione importante di dati in tempi ridottissimi e oltretutto è di facile utilizzo, quindi accessibile a tutti. Ha però degli aspetti che molti non conoscono: tante persone ne fanno un utilizzo distorto, sfruttano il fatto che possono entrare nella vita privata della gente per i loro scopi personali, è quindi uno strumento che nello stesso momento può essere usato come anche come un’arma per ferire, per controllare, per distruggere e per adescare.

Con la diffusione globale dei social network è cambiato il concetto di privacy, quello che si condivideva fisicamente con gli amici o conoscenti ora viene condiviso attraverso le immagini o i video sui profili social. Si è creata una sorta di “identità condivisa” che accorpa bambini, adolescenti e adulti che non si rendono conto di alcuni aspetti pericolosi.

La maggior parte delle persone pensa che avere un profilo privato o con pochi amici possa garantire una tutela, ma non è così. Prima di tutto bastano dei semplici programmi di hackeraggio per superare le barriere della privacy e, quello che non si deve mai scordare, è che anche una singola condivisione da un profilo che ha per esempio 10 amici, può riuscire ad ottenere migliaia di condivisioni. Il mio amico la condivide nel suo profilo e quindi tutti hanno accesso al mio contenuto, queste persone a loro volta possono condividerlo nelle loro bacheche e via dicendo. In un attimo si raggiungono numeri impressionanti e un post, immagine o video, può fare in pochi minuti anche il giro del mondo.

Il problema è quindi legato alle PROPORZIONI perché le persone NON si rendono realmente conto quale portata può avere realmente un social network.

Tanti genitori inseriscono spesso e volentieri le foto dei figli in tutte le loro attività quotidiane, partecipano a social mode, perché si fa spesso quello che fanno gli altri, quasi per una sorta di omologazione, si crea un effetto contagio dato dalla ripetitività dei messaggi e dalla ridondanza delle informazioni che creano una sorta di “normalizzazione” di quel comportamento, spogliandolo quindi degli aspetti negativi perché tutti lo fanno, sembra divertente, non pericoloso, rischiando di perdere di vista le priorità in termini di tutela del minore.

 

Perché le persone si omologano? Perché la prima social moda è seguire le social mode

 

di Maura Manca, Psicoterapeuta

Direttore AdoleScienza