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I pericoli della Rete: qual è l’impatto nella vita dei ragazzi e quale dovrebbe essere il ruolo dei genitori?


Gli adolescenti di oggi è vero che sono figli della tecnologia, ma troppe volte non sono adeguatamente informati e questo li espone eccessivamente e li rende potenziali bersagli della rete, ignari dei pericoli e inconsapevoli delle conseguenze di ciò che fanno.

I genitori danno in mano ai figli smartphone sofisticatissimi con abbonamenti illimitati, che portano i ragazzi a trascorrere la maggior parte della loro giornata attaccati ad uno schermo, senza però essere adeguatamente formati che li rende inconsapevoli delle conseguenze delle proprie azioni e dei rischi che possono correre per se stessi e per gli altri. Troppo spesso gli adulti di riferimento non conoscono le funzioni dei vari social network e delle app che i ragazzi scaricano sul loro smartphone, e non sono in grado di monitorare i loro movimenti  nella rete, che non significa ficcare il naso nella loro vita privata, ma bensì capire quando si sta facendo un uso improprio della tecnologia, cogliendo i segnali d’allarme e intervenendo efficacemente.

E’ fondamentale, dunque, formare sia genitori che insegnanti, e accompagnarli ad abbracciare la tecnologia per  poter contenere in maniera efficace i ragazzi nelle loro attività in rete.

Bisogna insegnargli a sfruttare al meglio le risorse degli strumenti tecnologici, ponendo dei limiti e dei confini ben definiti perchè nella rete si può arrivare ovunque a tutte le ore del giorno e della notte. Infatti, se i ragazzi sentono la vicinanza di qualcuno preparato e consapevole in grado di guidarli e controllarli e sanzionarli quando serve, indirettamente saranno in grado di prestare più attenzione e si responsabilizzeranno gradualmente. Se, invece, accade il contrario e sanno di potersi muovere in totale libertà, si espongono con più facilità ai pericoli, con il rischio elevatissimo di andare oltre i limiti e incappare in situazioni piuttosto rischiose per se stessi e per gli altri, come ad esempio il sexting, la revenge porn, il cyberbullismo, l’adescamento online e le sfide social.

 

Sexting e revenge porn: le relazioni finiscono ma le foto restano

Il problema di oggi legato alla tecnologia riguarda soprattutto la DIFFUSIONE DEL MATERIALE INTIMO E PRIVATO IN RETE: infatti, per più di 4 adolescenti su 10 è assolutamente normale condividere tutto ciò che fanno, foto e immagini personali e private sui social network e nelle chat. Il sexting, ossia fare sesso attraverso l’invio nelle chat di video o foto sessualmente espliciti, in un solo anno, è passato dal 6,4% al 10%. Sta diventando una pratica sempre più diffusa di conquista dell’altro, di divertimento, di provocazione, di sesso, già  a partire dalle scuole medie (5%), con ragazze che si espongono a rischi elevatissimi e adolescenti che creano addirittura database nei telefonini, cartelle segrete a luci rosse, che invece di scaricare foto ed immagini pornografiche, si inviano quelle delle compagne e delle amiche.

sesso virtuale

Un’altra tendenza dagli aspetti spaventosamente dilaganti, che colpisce maggiormente le ragazze, è la revenge porn, ovvero la diffusione sul web di foto intime o di video pornografici per motivi di ricatto o vendetta, solitamente dopo la chiusura di una storia o dopo un tradimento, quando prevalgono sentimenti di rabbia e rancore,  che non si riescono a gestire. Oggi, ad averne subito la minaccia o la messa in atto vera e propria è il 5% degli intervistati, ovvero si tratta di 1 adolescente su 20. Secondo il 42% dei ragazzi delle scuole medie postare questa tipologia di materiale, rischia di rovinare irrimediabilmente la reputazione e l’immagine della vittima in questione.

Ci troviamo di fronte ad una tipologia di violenza sempre più subdola, sempre più mirata a ledere la privacy e a colpire nell’intimità. Lo schermo deresponsabilizza e disinibisce, e proprio per tale ragione bisogna lavorare sul far capire agli adolescenti che anche se si tratta di un’immagine o di un video, dietro c’è una persona fisica con emozioni e sentimenti e soprattutto far comprendere a chi condivide e alimenta la diffusione in rete, che è colpevole quanto chi pubblica

E’ allarme cyberbullismo: sempre più diffuso tra i giovanissimi

Il cyberbullismo è un male indiretto, è un male di cui non si conosce la reale portata, che nella testa di tantissimi adolescenti nasce come un gioco, come un divertimento, come una ricerca di un ruolo e di un’affermazione sulle spalle di un’altra persona, che con il passare del tempo si sta sempre più diffondendo.

bullismo e cyberbullismo

Le vittime di cyberbullismo nei ragazzi tra i 14 e i 19 anni sono l’8,5%, dato in netto aumento rispetto al 6,5% dello scorso anno scolastico. Sono le femmine ad essere prese maggiormente di mira, infatti, il 6% sono ragazze e il 3% ragazzi. Ma i numeri fanno riflettere maggiormente nella fascia di età dagli 11 ai 13 anni, perché le vittime di cyberbullismo salgono addirittura al 10%, circa 2 studenti per classe, senza differenze significative tra i maschi e le femmine. Questa è una fascia di età estremamente delicata, in cui subire prevaricazioni, violenze ed essere presi di mira dai compagni, distrugge profondamente l’autostima e la sicurezza personale, coltivando un terreno fertile per sviluppare in futuro vissuti depressivi ed ansiosi.

Di fronte a questo quadro così allarmante non si può rimanere fermi a guardare, perché la minaccia invisibile della persecuzione in rete, che può scatenare sentimenti di umiliazione o vergogna nelle vittime, ha una stretta correlazione con depressione e istinti suicidi: infatti circa il 50% ha praticato autolesionismo, 1 adolescente su 10 ha tentato il suicidio, mentre quasi 4 vittime su 5 si sono dichiarate depresse e tristi.

Il grooming online: i ragazzi abboccano perché  non sanno riconoscere le esche

L’adescamento dei minori online è un problema sempre più diffuso tra i bambini e gli adolescenti: infatti, circa 2 adolescenti su 10 sono stati adescati online da adulti sconosciuti, in particolare le ragazze. Oltre il 18% accetta l’amicizia da chiunque gliela chieda, anche se le ragazze risultano più attente e selettive rispetto ai coetanei maschi (14%). Il problema risiede nel fatto che troppi adolescenti, pur di avere un numero elevato di “amici”, accettano l’amicizia di chiunque, senza neanche controllare chi realmente si nasconde dietro. Il 29% ha comunque paura che possa essere contattato da qualcuno con la reale intenzione di adescarlo, soprattutto le ragazze (22%). I preadolescenti nella fascia 11-13 anni mostrano una maggiore preoccupazione rispetto a questo fenomeno, infatti il 56% teme che le proprie fotografie condivise online possono finire nelle mani sbagliate e il 61% teme che dietro i profili falsi si possano nascondere adulti malintenzionati, ma nonostante questo più di 4 preadolescenti su 10 hanno chattato con completi sconosciuti mentre più di 3 su 10 hanno incontrato dal vivo una persona conosciuta su Internet.

grooming sos adolescenti

Da questi dati emerge un bisogno enorme da parte dei ragazzi di creare legami online, perché spesso troppo soli e abbandonati nella rete e appena trovano qualcuno in grado di dargli un minimo di ascolto, si lanciano completamente, non valutano le conseguenze e vanno dritti verso la trappola.

Le challenge o le sfide social attirano gli adolescenti più delle calamite

Le Challenge o Sfide Social sono uno dei problemi del momento e racchiudono tutte quelle catene che nascono sui social network in cui si viene nominati o chiamati a partecipare da altri attraverso un tag. Lo scopo in genere è di postare un video o un’immagine richiesta, per poi nominare altre persone a fare altrettanto, diffondendosi a macchia d’olio nel Web, anche nell’arco di poche ore. 2 adolescenti su 10 hanno partecipato ad una moda a catena sui social e il 50% ha avuto una nomination.

tampax alcolico

Circa 1 adolescente su 10  ha preso parte ad una catena alcolica sui social network, con la finalità in genere di bere ingenti quantità di alcol, con il  rischio di intossicazione e in casi estremi arrivare al coma etilico, mentre 5 ragazze su 100 aderiscono alle mode in cui il corpo statuario e la magrezza hanno un ruolo centrale, favorendo l’insorgenza o il mantenimento di un problema della condotta alimentare, anche sotto la soglia clinica.

I ragazzi “incastrati nella rete” hanno bisogno di avere una guida e di avere tra le mani gli strumenti efficaci per poter muoversi con maggiore sicurezza nel mondo virtuale, da un lato così ricco e stimolante, ma allo stesso tempo, pieno di insidie.

In un’ottica preventiva, dunque, gli adulti di riferimento devono assolutamente percorrere la strada dell’educazione ai media e ai suoi pericoli, e non limitarsi a sequestrare, bloccare, controllare e spaventare. Sarebbe auspicabile un’alleanza scuola-famiglia in grado di fornire ai  ragazzi una certa continuità, in cui l’educazione e l’alfabetizzazione digitale si dovrebbe basare soprattutto sulla responsabilizzazione dei minori, sul raggiungere quelle competenze cognitive, affettive e valoriali in modo tale che interiorizzino le regole e il rispetto dell’altro e anche quando sono da soli siano in grado di saper dire di no e di saper fare la scelta migliore per se stessi, di segnalare episodi violenti, di riconoscere i campanelli d’allarme e di sapere come comportarsi quando hanno un sospetto.


Ovviamente tutto questo potrebbe rivelarsi inefficace se fin da piccoli, i bambini vedono i genitori trascorrere ore ed ore davanti agli schermi, a giocare con lo smartphone, ad utilizzare i social in maniera inadeguata, a fotografare tutto e a filmare ogni cosa che viene poi condivisa online, con il forte rischio di interiorizzare e riapplicare gli stessi schemi comportamentali disfunzionali.


UN ASPETTO FONDAMENTALE, QUINDI, E’ NON NORMALIZZARE CERTI COMPORTAMENTI DISTORTI, RIUSCIRE A DARE SEMPRE UN ESEMPIO POSITIVO E MOSTRARSI  COERENTI TRA QUELLO CHE SI DICE E QUELLO CHE SI FA, PRIVILEGIANDO CON I FIGLI IL CONTATTO VISIVO, IL DIALOGO E LA COMUNICAZIONE FACCIA A FACCIA, TUTTI ELEMENTI CHE SI STANNO GRADUALMENTE PERDENDO ALL’INTERNO DELLE RELAZIONI.

Il campione è composto da oltre 8.000 adolescenti di circa 18 regioni italiane, di età compresa tra gli 11 e i 19 anni. I dati sono stati raccolti dall’Osservatorio Nazionale Adolescenza, Presidente dott.ssa Maura Manca.