Teacher Stopping Two Boys Fighting In Playground

Non sanno comunicare e confrontarsi: insegniamogli anche a litigare


Una delle più grandi difficoltà incontrate oggi dai ragazzi è quella di riuscire a gestire adeguatamente i conflitti. Sicuramente non si possono eliminare i litigi, fanno parte della crescita e possono essere anche un’occasione di confronto, ma è fondamentale aiutare i figli a riconoscere, elaborare e controllare le proprie emozioni e a rispettare il pensiero altrui.

Quando nelle scuole incontriamo preadolescenti e adolescenti, ci rendiamo conto di quanto non siano abituati a comunicare, a confrontarsi dal vivo e a giungere ad un chiarimento: tendono piuttosto a reprimere i loro vissuti, alimentando frustrazioni e incomprensioni, o ad agire le emozioni, arrivando a prevaricare l’altro pur di dimostrare di aver ragione.

È normale e fisiologico sperimentare una certa dose di aggressività o rabbia che non vanno negate, ma riconosciute ed espresse, per poter essere elaborate. Il bambino che impara sin da piccolo a gestire i conflitti piuttosto che evitarli, diventerà un adolescente e un adulto consapevole, capace di ascoltare, comprendere e rispettare il punto di vista dell’altro, autoregolarsi, negoziare e trovare soluzioni alternative.

Si tratta di competenze sociali che stanno venendo sempre meno: i ragazzi preferiscono scrivere nelle chat piuttosto che parlare dal vivo, la comunicazione è instant e si fa più fatica a rispettare i tempi e il punto di vista dell’altro, e a regolare le emozioni da dietro uno schermo.


Come aiutare i figli a gestire litigi e conflitti?

I litigi non vanno negati o eliminati, si deve dare la possibilità ai ragazzi di esprimere anche le emozioni negative, accompagnandoli nella gestione dei conflitti.

È importante non imporre una soluzione esterna, ad esempio obbligandoli a fare la pace o a chiedere scusa, cercando a tutti i costi un colpevole, bloccando sul nascere il litigio senza permettere l’espressione di emozioni e pensieri.

Genitori, e adulti in generale, dovrebbero essere piuttosto dei mediatori, empatici e non giudicanti: ascoltateli cercando di cogliere le loro emozioni, tranquillizzateli se necessario, aiutateli a parlare del problema che ha innescato il litigio senza andare sul personale, insegnategli a mettersi nei panni dell’altro e a trovare una soluzione condivisa.

Il litigio, se ben gestito, permette anche di sperimentare la frustrazione nella relazione con l’altro e di imparare a comprenderla e gestirla, permette di riflettere sui propri e altrui comportamenti e a comprendere le conseguenze delle proprie azioni.

Redazione AdoleScienza.it