selfie amiche

Purtroppo per i ragazzi è normale condividere tutto quello che fanno annientando gli spazi privati


Con lo smartphone sempre a portata di mano, come una protesi della loro identità, per gli adolescenti di oggi fotografare e filmare, per poi condividere automaticamente il materiale in rete, è ormai un’azione talmente naturale che molte volte viene messa in atto senza neanche riflettere.

“Che senso ha fare delle foto o dei video, se poi non li metti sui social?”, “Metto tutto in rete così tengo sempre aggiornato il mio profilo social”, ci raccontano preadolescenti che sin dall’età di 9-10 anni sono alle prese con chat e social network.

È la generazione instant, che sente il bisogno di condividere in tempo reale con video e immagini tutto ciò che fa e che non ha ancora sviluppato quella capacità critica necessaria per riuscire a comprendere il senso di certe azioni e, soprattutto, le loro conseguenze.


È cambiato il concetto di condivisione

Parliamo di circa 5 adolescenti su 10, per i quali è normale condividere TUTTO quello che fanno sui social network e nelle chat, comprese foto personali e private (Dati Osservatorio Nazionale Adolescenza).

Se ci pensiamo, sin da quando nascono apprendono anche indirettamente, osservando genitori e adulti, l’utilizzo di smartphone e tablet e imparano a gestire ogni relazione attraverso uno smartphone: si immortala tutto con la fotocamera, si inviano in ogni momento le foto ai parenti e si trasmette a bambini e ragazzi il messaggio che questa è la normalità.

Si è stravolta dunque l’idea di condivisione, che ha annullato completamente il concetto di intimità e spazio privato, considerando ormai che anche gli adulti postano sui social, inviano agli amici o nei gruppi delle chat, foto e video della loro quotidianità.


Per gli adolescenti, condividere significa comunicare

Se si parla direttamente con loro, sostengono che rappresenta uno strumento per essere sempre connessi ed in relazione con gli altri. È diventato il loro modo di comunicare attorno al quale costruiscono rapporti reali, non virtuali, come credono gli adulti. Lo smartphone veicola in maniera quasi totalitaria la loro quotidianità e le loro relazioni.

A differenza degli adulti, i nativi digitali hanno sviluppato un’organizzazione di pensiero e una struttura di personalità integrate con lo smartphone, per cui per loro inviare un messaggio o condividere una foto è ormai un automatismo, ossia un processo che si attiva anche senza una riflessione.

I rischi però sono dietro l’angolo perché se da un lato per i ragazzi diventa naturale condividere tutto, non riflettono neanche su quello che stanno facendo e sugli esiti delle loro azioni, dall’altro non conoscono e non sono adeguatamente informati sui pericoli della rete.

Hanno bisogno dunque di avere una guida e di avere tra le mani gli strumenti efficaci per poter muoversi con maggiore sicurezza nel mondo virtuale, altrimenti li lasciamo esposti eccessivamente come potenziali bersagli del web.

Redazione AdoleScienza.it