cos'è l'adolescenza

Scambiarsi le password come prova di amicizia: quali rischi per i ragazzi?


Si tratta di una prova di fiducia 2.0 che riguarda sempre di più gli adolescenti. Ma cosa può succedere se litighiamo con i nostri  amici e abbiamo condiviso con loro le password e il nostro mondo digitale?

Durante la preadolescenza e l’adolescenza, l’amicizia significa spesso simbiosi, invischiamento e i migliori amici diventano parte integrante della propria vita, un tutt’uno.

Cadono completamente le inibizioni e ci si sente quasi in dovere di condividere tutto in qualsiasi momento, arrivando anche a scambiarsi le password di qualunque cosa, dall’accesso allo smartphone, al tablet e ai social network, come Instagram e Snapchat. Infatti, tra i nativi digitali si stanno diffondendo nuove forme di intimità e nuovi modi per dimostrare la totale fiducia verso l’altro. Ma è proprio necessario arrivare fino a questo punto?

“Non ho nulla da nascondere alla mia migliore amica, lei sa tutto di me anche le password”

“Sono sicura che del mio migliore amico mi posso fidare al 100%, non farebbe mai nulla contro di me”

L’amicizia, in questa fase di crescita, è legata al concetto di un qualcosa che durerà per sempre e, ingenuamente, i ragazzi non mettono neanche in conto la possibilità che ci possa essere un cambiamento o un tradimento, perché si pensa unicamente al presente e al loro legame esclusivo.

Ed è proprio questo il vero problema, ci si lascia andare completamente e non si pensa alle conseguenze. Infatti, nonostante la password possa essere modificata in ogni momento, ci si espone inconsapevolmente a dei rischi, soprattutto nelle situazioni in cui c’è un litigio e il rapporto di amicizia si modifica nel tempo.

Attenzione! Scambiarsi le password non è sinonimo di fiducia


I ragazzi stessi quando andiamo nelle scuole ci raccontano che dare la password all’amica/o è diventato quasi un automatismo per dimostrare quanto si è legati a quella persona, quanto ci fidiamo di lei, tanto da sentirsi quasi obbligati a farlo, per paura di offendere l’altro, di rovinare il rapporto e di litigare per questo motivo. Nel momento in cui “lo fanno tutti” e diventa una pratica abituale per loro, scatta l’effetto contagio, cioè diventa automatico e normale farlo proprio per il senso di amicizia che li lega.


I genitori come si possono comportare?

Considerando che la password rappresenta la chiave per entrare nel mondo privato di ciascuno di loro, sarebbe importante che rimanesse tale, facendogli capire l’importanza dei limiti e non permettendo a nessuno di valicare alcuni confini.

Il problema risiede nel fatto che i giovanissimi non riescono a comprendere veramente i rischi di questo tipo di comportamenti, sottovalutandone gli effetti. Ovviamente, dando libero accesso ad un’altra persona a tutti i contenuti e a tutte le attività dello smartphone, si diventa automaticamente vulnerabili e potenziali vittime di prevaricazioni online come cyberbullismo e vendette digitali.

Ai ragazzi deve arrivare il messaggio che visto che viviamo già in un mondo in cui tutto viene condiviso e dove ormai si è persa la distinzione tra ciò che è pubblico e ciò che è privato, almeno i propri spazi individuali sono da preservare, nella tutela di se stessi.

Inoltre, i genitori devono aiutare i ragazzi a riflettere su questi aspetti, facendoli ragionare anche sul concetto di amicizia, sottolineando come un vero amico non abbia bisogno di una password per controllare ogni movimento e frugare nel loro cellulare, e ci sono altri modi per dimostrare l’affetto e il legame verso qualcuno.

Redazione AdoleScienza.it