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Troppi bambini e adolescenti a rischio di sviluppare un disturbo alimentare. Cosa deve fare un genitore?


Quando si pensa ai problemi alimentari, si fa spesso riferimento all’anoressia e alla bulimia nervosa o al binge-eating (alimentazione incontrollata), senza considerare tutti quei casi sottosoglia che non rientrano in un vero e proprio disturbo alimentare, che sono meno evidenti e che rischiano per questo di restare sommersi e poco considerati.

Si rischia, infatti, a volte di sottovalutare certi atteggiamenti e comportamenti a rischio, credendo che si tratti di una fase temporanea che sta vivendo il figlio e che presto sarà superata. Spesso si può cadere nell’errore di pensare che una problematica alimentare sia frutto di un capriccio, che il figlio lo faccia apposta o che sia colpa sua se non riesce a trovare un equilibrio e ad avere un rapporto sano con il cibo.

E’ fondamentale, invece, prendere sul serio e cogliere i primi campanelli d’allarme, sin dall’inizio, per intervenire prima che sia troppo tardi e che si sviluppino disturbi cronici più severi.

I bambini e i ragazzi utilizzano diversi mezzi per esprimere quello che hanno dentro e per chiedere aiuto e uno di questi è proprio il cibo.

Quando un figlio inizia ad avere un problema nella sfera alimentare, il suo atteggiamento, il suo stato d’animo e il suo comportamento cambiano, anche in maniera non evidente, non sempre facile da cogliere.

Bisogna saperlo osservare e ascoltare per capire se questi cambiamenti sono reattivi a qualche situazione specifica, come un po’ di stress scolastico o un momento di conflitti tra amici e fidanzati o espressione di un dissenso nei confronti dei genitori. Ma se si vede che l’atteggiamento nei confronti del cibo non è cambiato in via transitoria, ma che dura nel tempo allora ci si deve insospettire, non allarmare, e indagare più nello specifico.

I fattori macroscopici che possono far pensare ad un problema nella sfera alimentare, a cui fare attenzione sono:

cambiamenti nel suo modo di mangiare, parlare meno del solito, stare attento alla forma fisica, sbalzi d’umore, nervosismo quando si veste, lamentele sui vestiti e sul fisico, scuse come “mi si è chiuso lo stomaco”, “sono nervoso”, “non ho fame”, “ho mangiato a scuola”, dimagrimento, confronti con le altre amiche o con i riferimenti sul web o televisivi, insicurezza.


La fascia più colpita sembra essere quella preadolescenziale e adolescenziale sebbene, negli ultimi anni, l’età si stia abbassando ulteriormente e già i bambini, in particolare le femmine, iniziano ad avere una percezione distorta della propria forma fisica e a mettere in atto condotte pericolose per la loro salute.


I genitori e gli adulti di riferimento in questi casi giocano un ruolo fondamentale e possono costituire una risorsa per velocizzare la diagnosi e per intervenire in modo efficace. Non bisogna aver paura di affrontare il problema del figlio, è importante stargli accanto, mantenendo un contatto con lui, anche quando sembra esprimere una chiusura e un rifiuto.

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Ecco qualche consiglio per i genitori.

Cosa NON fare?

NON GIUDICARE. Di fronte ad un figlio che inizia ad avere comportamenti preoccupanti, a mangiare meno, ad abbuffarsi, a chiudersi in se stesso, può essere istintivo reagire con rimproveri, critiche, con frasi del tipo: “Ma che sei cretino”, “Smettila e mangia”, “Datti una scossa”, “Dove lo vedi il grasso?”, “Sei fissato”, per essere pressanti e cercare di fargli cambiare rotta. Un atteggiamento giudicante però non fa altro che peggiorare la situazione. Già il figlio si sente inadeguato, incompreso e in balia di se stesso, il suo problema non è una scelta, anzi diventa per lui una trappola e nello stesso tempo l’unica soluzione al suo disagio interiore.

NON COLPEVOLIZZARSI. Capita spesso che i genitori possano sentirsi responsabili di aver innescato il disturbo e i comportamenti sbagliati nel figlio: “Ѐ colpa mia, gli sono stato troppo addosso”, “Gli dicevo sempre di non mangiare troppo”, ecc. Ѐ importante che i genitori non si giudichino e che capiscano che i problemi alimentari non sono dettati da una sola causa ma da più fattori insieme. Ora bisogna darsi da fare, capire che si può essere ancora una risorsa importante per la salute del figlio, stargli vicino e attivarsi per aiutarlo.

NON ARRABBIARSI. Spesso l’atteggiamento di chiusura e la messa in atto di certi comportamenti possono attivare rabbia e frustrazione nei genitori, che non sanno cosa fare, si trovano un muro davanti e sono disorientati. Bisogna fare attenzione perché si possono innescare conflitti genitoriali, così come discussioni e litigi con il figlio, che di certo non aiutano a smorsare la tensione. Sostenetevi come genitori, cercate di mantenere la calma, non accusatevi a vicenda e cercate di gestire le vostre emozioni, un ragazzo ha bisogno di stabilità, calma e punti di riferimento.

NON ESSERE TROPPO CONTROLLANTI. Anche se gli aspetti alimentari, ovviamente, attivano in voi forti preoccupazioni, evitate di fissare troppo vostro figlio mentre mangia, di parlare con lui solo di cibo, del fisico e del modo di mangiare “Hai mangiato?”, “Guarda come sei magra!”. Si rischia così di rinforzare il problema ed entrare in conflitto con lui che si sentirà preso in considerazione solo per il suo problema. Le condotte alimentari sono soltanto la punta dell’iceberg di un disagio molto più profondo, quindi cercate di spostare l’attenzione sulla sua persona, dando importanza al suo vissuto e alla sua sofferenza.


Cosa è meglio fare?

STARGLI VICINO. Ѐ importante esserci e dare presenza al figlio, senza fare paternali, ma facendogli capire che voi siete lì per aiutarlo. Mostrate un atteggiamento di apertura e di comprensione del problema, ascoltate e accogliete le sue difficoltà per farlo sentire sostenuto e amato. Focalizzate l’attenzione sul suo stato d’animo, piuttosto che stare solo sul suo problema, trasmettendogli il messaggio “Ho notato che sei spesso giù di morale, noi ci siamo, puoi contare su di noi”

RINFORZARE LA SUA AUTOSTIMA. Uno dei vuoti più grandi che solitamente hanno i ragazzi con problemi alimentari è una bassa autostima e un’insoddisfazione personale, nonché profonda insicurezza. Puntano tutto sul corpo, si sentono più sicuri se sono magri. Parlate con vostro figlio, anche a tavola, di aspetti che non riguardano l’alimentazione, come i suoi interessi, le sue passioni e rinforzatelo su questi campi. Ha bisogno di sentire di potercela fare, di avere delle potenzialità, di sentire che lui è importante e valorizzato nella sua unicità.

NON SOTTOVALUTARE LA POTENZA DEL DIALOGO. In queste situazioni, di fronte all’insorgenza di una problematica alimentare, è importante che i genitori siano uniti nel percorrere la strada che porta verso la salute del figlio. Anche se ci possono essere incomprensioni, bisogna metterle da parte perché non fanno altro che aumentare la tensione e lo stress. È importante avere un dialogo aperto in famiglia e non aver paura di parlare con vostro figlio del disagio che state avvistando in lui.

INTERVENIRE SENZA ASPETTARE E CHIEDERE AIUTO. Quando la condizione del figlio comincia ad essere sospetta e sono presenti segnali d’allarme, non bisogna rimandare o far finta di non vedere ciò che sta accadendo ma avere la forza per affrontarla. Si deve favorire la richiesta d’aiuto perché un intervento precoce permette di prevenire il cronicizzarsi di certi disturbi. La famiglia però da sola non può gestire un problema così complesso e ha bisogno di essere aiutata, per questo è importante rivolgersi a dei professionisti.

Redazione AdoleScienza.it