braccialetto

Braccialetto elettronico ai bambini dell’oratorio: dubbi e perplessità


Sta facendo scalpore l’utilizzo del braccialetto elettronico in un oratorio. Ogni bambino ha in dotazione il suo bel braccialetto elettronico. Ma come si permettono? Ma è uno scandalo? Dopo il guinzaglio per bambini non credo che sia poi così scandaloso il braccialetto elettronico.

Prima di parlare a vanvera e dare giudizi affrettati ci si deve informare sui fatti. Innanzitutto, non è una novità assoluta e credo che si stia cercando inutilmente lo scandalo. Prima di tutto bisogna capire di cosa si sta parlando. Il braccialetto in questione richiama ovviamente il braccialetto elettronico dato ad aggressori, violenti e stalker, ossia persone da controllare perché pericolose. In questo caso parliamo di un braccialetto di stoffa di cui i bambini saranno dotati non per controllo, ma per comodità. Non capisco di cosa ci scandalizziamo se oggi ogni nostra azione è mediata dal telefono cellulare e siamo noi a volerlo. C’è una smartificazione totale di cui siamo i primi a volerne a tutti costi farne parte.

Il braccialetto è associato ad un profilo, insomma, il bambino è schedato. Basta scaricare una app ed è possibile effettuare l’iscrizione alle attività dell’oratorio e scegliere quelle che si vogliono far fare al figlio. In più, è possibile creare un fondo spendibile al bar e per tutte le attività extra che i bambini andranno a fare durante la giornata, per la tranquillità degli operatori che si garantiscono i pagamenti.

Chi ha ideato il braccialetto ha pensato di evitare movimenti di soldi, file e problemi visto che i genitori hanno sempre troppo poco tempo a disposizione. Hanno cercato di facilitare la gestione delle attività online. Il problema sarebbe insorto se ci fosse stata la possibilità di geolocalizzare i bambini, di controllarli in ogni momento nelle loro attività, senza dargli minimamente uno spazio di autonomia in cui muoversi.

Oggi si tende a controllare tutto, a voler gestire ogni attività dei figli senza lasciargli un minimo di respiro e movimento. Viviamo in un momento storico in cui siamo terrorizzati da quello che possa accadere ai figli. Neanche vivessimo nella savana circondati da tigri e leoni. Si cerca di controllare in maniera maniacale quello che fanno insegnanti, istruttori e adesso anche ciò che accade all’oratorio.

Il problema vero è che questo atteggiamento sta andando a influenzare negativamente lo sviluppo dei bambini. È vero che c’è sempre meno tempo e che tutto è estremamente frenetico, ma è vero che se deleghiamo tutto alla tecnologia andremo ad intaccare lo sviluppo della responsabilità e autonomia psichica fondamentale nella crescita e nella strutturazione della personalità e soprattutto gli aspetti relazionali tra genitore e figlio, il dialogo il contatto e il guardarsi.

Se so già quello che farai da qui alla fine dell’estate perché ti devo chiedere cosa hai fatto? Sembra che i bambini non debbano più avere problemi o meglio quelli che i genitori identificano come problemi e che invece, a volte, sono proprio le condizioni di vita che li aiutano a crescere e a diventare grandi. Non possono più decidere perché lo fa un genitore attraverso un app, non sono liberi di scegliere le attività che vogliono fare e ciò che gli piace fare, perché è deciso tutto a tavolino. Non sono liberi di capire il valore dei soldi, le proporzioni, la quantità, la responsabilità di avere del denaro in mano perché il genitore si sente più tranquillo quando gestisce tutto lui anche da lontano.

Basta pagare attraverso braccialetto elettronico per cui non ci si rende più conto di quanto si spende, del valore delle cose, non si deve pensare per responsabilizzarsi. Tutto questo andrà a gravare sul loro sviluppo psichico e andrà ad agevolare la vita dei genitori.

di Maura Manca