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Non sanno aspettare, non ascoltano e non vogliono no, come fare?


Così come accade nello sviluppo di diverse competenze, anche la capacità di aspettare, rimandare, tollerare la frustrazione del non poter avere sempre tutto e subito non è innata, ma si apprende e sviluppa gradualmente. Spesso, i bambini non riescono a tollerare l’attesa e possono mettere a dura prova la pazienza dei genitori, sopraffatti dalle loro richieste.

I bambini reclamano presenza e attenzione fin dai primi minuti dopo la nascita. Nei primi mesi di vita i neonati non hanno una propria concezione del tempo e dell’attesa, e non possono tollerare la frustrazione che sperimentano se non vengono subito accolti i loro bisogni; devono sentire che i genitori sono affidabili, presenti e capaci di rispondere in maniera adeguata alle loro richieste.

Nel corso dei mesi, superato il primo anno di vita, si potrà iniziare ad insegnare ai bambini la tolleranza alla frustrazione, iniziando a mettere i primi limiti. Non significa che non dobbiamo rispondere ai loro richiami o alle loro richieste, significa aiutarli a imparare che si può aspettare e che si possono rispettare i tempi delle altre persone.

Come educarli alla pazienza e all’attesa?

1. Rendere “visibile” il tempo ai più piccoli

Dire ai bambini, soprattutto se più piccoli, che potranno giocare fra due ore potrebbe rivelarsi inutile poiché, se non hanno ancora appreso i concetti legati al trascorrere del tempo, non sanno cos’è un’ora e faranno più volte la stessa domanda. Si potrebbe rendere il tempo più concreto, ad esempio dicendo che potranno giocare subito dopo aver terminato un compito che stanno eseguendo, dando dei riferimenti che possano comprendere e controllare.

2. Spiegare bene, in anticipo, cosa si farà

Può essere molto importante ed efficace, in diversi momenti della vita quotidiana, spiegare prima ai bambini cosa si farà, per scandire il tempo da dedicare alle attività e dare dei confini che li aiutino a tollerare anche l’attesa, oltre che rispettare i tempi degli altri. Se stanno, ad esempio, aspettando un gioco che al momento sta utilizzando un fratello o un coetaneo, aiutateli a definire un tempo entro il quale potranno utilizzarlo (“quando il fratellino avrà terminato questo disegno, potrai usare il colore che ti serve”, “non appena avrà fatto 4 giri con la macchinina sulla pista, potrai utilizzarla tu”).

4. Aspettare il proprio turno

Educare i figli all’attesa vuol dire anche insegnare loro ad aspettare il proprio turno. Se la mamma e il papà, ad esempio, stanno parlando e i bambini non hanno voglia di ascoltare perché vogliono dire o fare qualcosa, è importante non permettere che interrompano la conversazione, ma far comprendere che devono permettere agli altri di terminare la conversazione per poter intervenire. In queste situazioni, è importante chiedere non appena terminato cosa volessero dirci, in modo da trasmettere l’idea che, anche se abbiamo chiesto di attendere, non abbiamo dimenticato la loro richiesta e che per noi è importante ascoltarli.

4. Ascoltare e dare attenzione

Talvolta può accadere, per diverse ragioni, che i bambini ci vogliano dire qualcosa in un momento in cui siamo impegnati in altre attività o conversazioni, e può capitare di rispondere dicendo che non si ha tempo per ascoltarli oppure si può ignorare le loro richieste, sperando smettano presto di richiamare la nostra attenzione. Sebbene non sia facile, in alcuni momenti, prestare l’attenzione che vorremmo o di cui i bambini hanno bisogno, ignorarli non è corretto e li fa sentire svalutati e non considerati. In questi casi, è opportuno spiegare che in quel momento non ci è possibile, offrendo un’alternativa; si potrebbe dire, ad esempio, “finisco di mandare questa mail e poi sono da te!”, “dico una cosa alla mamma/ al papà e poi posso ascoltarti con calma”.

Insegnare ai bambini ad ascoltare, aspettare e tollerare le attese significa anche riconoscere e sostenere le loro emozioni e le manifestazioni dei loro sentimenti, nutrire gradualmente la loro autostima e la loro autonomia. Imparare a gestire l’attesa permette al bambino di acquisire anche un’altra capacità, che si rivelerà preziosa per il suo futuro: non passare continuamente da un’attività all’altra, non essere dispersivo e impaziente, ma impegnarsi con tenacia per completare ciò che ha iniziato, per poi fare spazio ad altri pensieri e altri giochi.

Redazione AdoleScienza.it