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Bambini con problemi di apprendimento, conoscere i fattori significa aiutarli precocemente


I Disturbi Specifici di Apprendimento sono delle difficoltà legate alle abilità di lettura e scrittura che si palesano in maniera evidente con l’ingresso nella scuola primaria, quando il bambino approccia l’apprendimento della lingua scritta.

Ma ovviamente questi disturbi non compaiono all’improvviso, né senza segnali precoci: nella loro identificazione e nell’intervento sul bambino, scuola e famiglia sono determinanti.

La scuola è ancora il punto di riferimento per i genitori, ma a volte questo rapporto può presentare delle strane implicazioni: le famiglie chiedono all’istituzione scolastica di occuparsi del bambino, senza però riconoscerle la competenza di evidenziare delle problematiche.

Troppe volte vediamo genitori che non credono all’insegnante, o negano, quando vengono segnalate difficoltà di linguaggio, di attenzione o di comportamento del proprio figlio.

Allo stesso tempo, l’istituzione scolastica non riesce ad avere dei professionisti capaci di osservare in maniera tecnica il percorso di sviluppo del bambino, di stimolarne le competenze cognitive o di metterne in evidenza le eventuali discrepanze rispetto alle tappe di sviluppo tipico.

È noto, nella ricerca scientifica, che esistono dei fattori predisponenti ad un rischio più alto di manifestare un disturbo specifico.

Ed è altrettanto noto che, intervenendo in maniera precoce sin dalla scuola dell’infanzia su alcune fragilità del bambino, alcuni disturbi si possono ridurre notevolmente.

Ma ancora troppo spesso si sente dire che “il bambino crescerà”, “queste cose miglioreranno con lo sviluppo”, “il bambino è distratto”, “cade e inciampa perché non guarda dove mette i piedi”, “non sta seduto perché non è interessato a questo tipo di giochi”.

Quali sono i fattori che vanno considerati?

Innanzitutto esistono fattori di rischio di tipo “clinico”, direttamente correlati alla strutturazione di un futuro disturbo specifico che sono:

  • la familiarità: presenza di un genitore o parente che abbia manifestato un disturbo di apprendimento;
  • il genere: i maschi hanno una probabilità di 2,5 volte superiore rispetto alle femmine di sviluppare un DSA;
  • un pregresse disturbo di linguaggio: bambini con ritardo o difficoltà di linguaggio hanno un rischio di 6 volte maggiore di sviluppare una dislessia, rispetto ai bambini senza disturbi di linguaggio.

Oltre a questi fattori, si associano alla comparsa di DSA fragilità in altre componenti neuropsicologiche che, pur non essendo una causa diretta, permettono di individuare i soggetti a rischio sin dalla scuola dell’infanzia. Esse sono:

  • la competenza fonologica e metafonologica: ossia la capacità del bambino di produrre correttamente i suoni del linguaggio parlato e di “giocare” con questi suoni, per esempio attraverso giochi di rime, di scomposizione delle parole in sillabe, di fusione di sillabe o suoni in parole;
  • la capacità di memoria a breve termine: abilità del bambino di memorizzare canzoncine, piccole filastrocche, giorni della settimana, mesi dell’anno, oppure di ricordare la forma e l’orientamento delle lettere, una sequenza di simboli grafici;
  • le capacità motorie: sia di tipo fine (abbottonare e sbottonare, utilizzare la zip, impugnare correttamente i colori, eseguire i giusti movimenti della mano, adoperare la giusta forza sul foglio), che di coordinazione generale (andare in bicicletta, pattinare, correre, saltellare, fare giochi di equilibrio).

Queste ed altre semplici abilità sono la manifestazione di alcune funzioni di base che sono pre-requisiti all’apprendimento della lettura e della scrittura. Osservarli e, se carenti, svilupparli con percorsi ad hoc permette ai bambini a rischio di entrare nella scuola primaria con un potenziale di apprendimento migliorato.


di Irene Lorusso, Psicologa

Esperta in valutazione e riabilitazione dei Disturbi Cognitivi e dell’Apprendimento