diffioltà scolastiche

Difficoltà scolastiche: prevenire è meglio che curare


I ragazzi trascorrono gran parte del loro tempo tra i banchi di scuola, luogo in cui hanno la possibilità di sperimentare ed affinare le loro capacità intellettive, costruire passo a passo la propria personalità e consolidare i legami all’interno di un gruppo.

L’apprendimento, che ha un ruolo centrale in questa delicata fase di crescita, rischia di essere influenzato da fattori di varia natura: possono incidere le caratteristiche personali come per esempio l’autostima, la motivazione, le capacità intellettive; il contesto familiare e scolastico e, infine, la componente relazionale, come il rapporto che si crea tra i compagni e in senso più ampio tra alunno, insegnante e famiglia.

I giovani, durante il percorso scolastico, possono incontrare e imbattersi in alcune problematiche, come ad esempio difficoltà di concentrazione, discontinuità nello studio, sperimentare sentimenti di frustrazione ed impotenza ed avere veri e propri blocchi di fronte alle interrogazioni e ai compiti in classe provocati dall’ansia e dalla forte emotività.

Queste difficoltà, se non adeguatamente affrontate, rischiano di cronicizzarsi e di influenzare negativamente le prestazioni ed il rendimento del ragazzo. Spesso questi insuccessi, che sono solo la punta di un iceberg, nascondono un disagio più profondo e rischiano di essere erroneamente interpretati come semplice mancanza di interesse allo studio.

Questi segnali se non vengono colti in tempo rischiano di portare ad un vero e proprio abbandono scolastico o completo isolamento personale. In questo contesto l’insegnante ha un ruolo fondamentale, in quanto ha la possibilità di osservare da vicino i propri alunni sotto diversi aspetti e di intervenire tempestivamente quando la difficoltà non si è ancora consolidata in un disturbo vero e proprio.


Ciò che conta realmente è approfondire ogni comunicazione, segnale e problematica manifestata dagli alunni, non rimanere a un livello superficiale e valorizzare l’individualità di ciascuno. Ovviamente tutto questo richiede ai docenti un’attenta osservazione, una capacità critica e una particolare sensibilità al fine di cogliere i diversi segnali d’allarme manifestati dall’alunno. È un compito estremamente complesso, dove entra in gioco la capacità di multitasking dell’insegnante che dovrà occuparsi del programma da portare avanti e allo stesso tempo conoscere ogni studente con i propri limiti e risorse.


I segnali di disagio più evidenti che possiamo incontrare in ambito scolastico, legati all’area delle relazioni, emotiva e comportamentale, sono:

▪ Difficoltà emotive, quali la timidezza, l’introversione, l’irritabilità e l’isolamento nei confronti dei compagni e/o dei professori;

▪ Ansia da prestazione;

▪ Difficoltà comportamentali come irrequietezza motoria, ribellione e provocazione verso i pari e gli insegnanti;

▪ Scarso coinvolgimento ed apatia nei confronti dei compagni e dei professori;

▪ Assenteismo o fughe;

▪ Ansia o fobia della scuola.

Gli adolescenti impattano con una realtà molto complessa, in una fase in cui gli strumenti e le risorse a disposizione sono ancora immature e impiegate in maniera poco efficace, se non guidati e supportati dagli adulti di riferimento.

L’insegnante, quindi, non dovrebbe sminuire e aggredire verbalmente il ragazzo, ma dovrebbe avvicinarsi ed instaurare un dialogo aperto sia con lui che con la famiglia per comprendere, insieme all’aiuto di un esperto, le reali motivazioni che si possono nascondere dietro un brutto voto o un determinato atteggiamento e comportamento.

Redazione AdoleScienza.it