paura esame di maturità

Gli adolescenti hanno più ansia scolastica e si sentono sotto pressione: perchè?


Secondo il nuovo rapporto PISA, il Programma di valutazione triennale degli studenti quindicenni condotto dall’OCSE, emerge che gli studenti italiani sono più ansiosi a scuola rispetto ai loro coetanei degli altri paesi (http://www.oecd.org/newsroom/most-teenagers-happy-with-their-lives-but-schoolwork-anxiety-and-bullying-an-issue.htm).

Gli adolescenti italiani come vivono la scuola?

Il 56% dei ragazzi dichiara di sentirsi nervoso quando si prepara per un test, il 70% racconta di essere molto in ansia per le verifiche anche se si è preparato adeguatamente e l’85% ha paura di prendere brutti voti. 

La ricerca evidenzia come i ragazzi soffrano di ansia e di stress scolastico, quando invece la scuola dovrebbe rappresentare uno spazio di crescita e di confronto e non di paura e di giudizio. I ragazzi parlano di blocchi emotivi, mal di testa, mal di pancia, tachicardia, tremori, nodi alla gola, perché sperimentano alti livelli di preoccupazione e di stress legati soprattutto al rendimento a scuola. Nello specifico, gli studenti temono maggiormente le interrogazioni perché, a partire già dalla scuola primaria, sono troppo poco abituati a parlare davanti agli altri, sono poche le interazioni con le insegnanti e viene data una scarsa attenzione al confronto orale.

Da cosa dipende l’ansia scolastica?

I ragazzi trascorrono la maggior parte del loro tempo tra i banchi di scuola e troppo spesso si sentono schiacciati sia dai professori troppo esigenti, concentrati sul portare avanti il programma a tutti i costi, che dai genitori che si aspettano dei buoni voti e non perdono occasione di sottolineare quanto lo studio sia importante per il loro futuro. 

I giovani, quindi, non riescono a considerare l’interrogazione, la verifica oppure l’esame, come un momento funzionale all’apprendimento utile per la valutazione della loro prestazione, ma bensì lo vedono unicamente come una valutazione. I voti, quindi, rischiano di non essere vissuti come semplice giudizio del lavoro fatto, ma si trasformano in giudizi severissimi contro il ragazzo, in grado di mettere in discussione le sue capacità personali e la sua autostima, generando imbarazzo di fronte ai compagni e ai professori. Tuttavia, la paura di andare male, deriva dal fatto che i ragazzi hanno anche un forte bisogno di sentirsi riconosciuti e considerati dai genitori e dagli insegnanti e, tendenzialmente però, vengono riconosciuti solo quando non creano problemi e quando vanno bene a scuola. 

Molto spesso la famiglia pressa moltissimo da un punto di vista scolastico, perché è vero che deve essere presente, ma troppo volte si trasforma in pressione psicologica, che i ragazzi avvertono in maniera eccessiva e non è per loro assolutamente di aiuto.

Un’indagine dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza mette in luce come i ragazzi a casa sentano il peso delle aspettative genitoriali e pensino che i genitori siano più interessati alla scuola che alla loro vita o al loro stato d’animo. Infatti, il 28% dei genitori si lamenta con i figli perché studiano poco e perché non prendono i voti che dovrebbero prendere, “potrebbe fare di più” è la frase più ripetuta in assoluto, rientrando nella top list delle lamentele genitoriali.

Un altro aspetto da non sottovalutare assolutamente è la relazione che si viene ad instaurare tra l’insegnante e l’alunno. Di frequente, è presente un’ansia indotta dai comportamenti e dagli atteggiamenti dei docenti che non empatizzano e che non riescono a comprendere fino in fondo le differenze individuali: non tutti gli studenti sono estroversi allo stesso modo, molti  hanno paura di fare brutte figure ed esporsi davanti agli altri e hanno il terrore dei vuoti di memoria e di  non ricordarsi quello che hanno studiato. Tutto questo li condiziona profondamente in termini di performance, di autostima e di tensione interna.

Secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, oltre 3 adolescenti su 10 (il 33%), sostengono che la scuola come è strutturata oggi NON sia adatta alle loro esigenze: infatti il 42% di loro alla domanda che cosa dovrebbe cambiare della scuola risponde TUTTO, secondo il 36%, invece, si dovrebbe modificare il metodo di insegnamento, valorizzando maggiormente la relazione docente-alunno, mentre il 9% vorrebbe meno compiti.

Infatti, il problema sembra essere legato anche alla distribuzione non equilibrata della mole di studio durante l’anno scolastico: i ragazzi trascorrono troppo tempo a scuola e nonostante tutte quelle ore passate lì dentro, devono comunque, una volta tornati a casa, rimettersi sui libri e fare i compiti per il giorno dopo. I ragazzi non hanno delle pause adeguate, e solitamente subito dopo le vacanze, come dopo Natale e dopo Pasqua, vengono letteralmente bombardati. Si ritrovano, dunque, ad affrontare periodi “caldi” in cui hanno verifiche e interrogazioni praticamente tutti i giorni e in cui magari si ritrovano ad avere in una stessa giornata  2 o 3 compiti in classe insieme, mentre poi ci sono altri periodi in cui non hanno nulla da preparare. Se questo non bastasse, ogni docente poi lavora come se la sua materia fosse l’unica senza considerare che sarebbe auspicabile parlarsi tra colleghi in modo tale da non sovraccaricare i ragazzi. Infatti, secondo l’indagine OCSE, emerge che il livello di soddisfazione degli studenti italiani, con il punteggio di 6,9, su una scala da 0 a 10, sia più basso rispetto alla media dei loro coetanei negli altri paesi (7,4).

Il rischio, dunque, è quello di accumulare senza scaricare: queste settimane pienissime a scuola, li portano inevitabilmente a fare delle rinunce obbligate nelle uscite, così come nell’attività sportiva, andando ad interferire negativamente sia sul loro benessere scolastico che sullo status psico-fisico, perché avere troppi compiti significa dover costantemente rincorrere ed essere continuamente sotto pressione.