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Maestre violente: quali conseguenze e come si devono comportare i genitori se il figlio subisce violenza a scuola?


Le maestre svolgono un lavoro delicatissimo, che può condizionare e influenzare la crescita dei bambini che si staccano per la prima volta dalla famiglia e si affidano ad altri adulti che dovrebbero farli giocare, divertire, insegnare i valori e le relazioni sociali, nel pieno rispetto di se stessi e degli altri, con la massima spensieratezza.
Invece, purtroppo, non è sempre così, capita sempre più spesso che si verificano situazioni drammatiche in cui i bambini sono sottoposti a torture psicologiche, punizioni completamente fuori luogo e diseducative o che ricevano colpi, schiaffi, che vengano strattonati e presi a urla.


Questi comportamenti hanno delle conseguenze negative a livello emotivo e comportamentale che segnano la psiche e lo sviluppo di questi poveri bambini, sia a breve che a lungo termine.


– Uno dei danni a livello psicologico che possiamo riscontrare quando i bambini sono vittime di violenze fisiche o psicologiche alla scuola dell’infanzia, è legato all’insorgere di ansie e preoccupazioni. Si vive in uno stato maggiore di allerta, si può sviluppare la paura del buio, degli altri, di fare determinate cose per paura delle ritorsioni. Può essere presente una maggiore inibizione e insicurezza nei movimenti e nelle modalità espressive e una bassa stima di se stessi.

– Sono più irrequieti, irascibili maggiori manifestazioni di rabbia rispetto al periodo precedente.

– Spesso manifestano una paura di essere sgridati, ripresi per un qualche cosa detta o fatta, per timore di quello che possa accadere o delle punizioni.

– Possono essere evidenti anche delle anomalie a livello comportamentale in termini di socializzazione, come per esempio isolamento e chiusura sociale.

– Attenzione anche ai cambiamenti delle abitudini e delle attività ordinarie come il mangiare, il dormire, fare la pipì e la cacca. Spesso viene alterata la qualità del sonno, si può avere una mancanza di appetito, non un singolo giorno, ma in maniera più continuativa.

– Il corpo parla e i bambini spesso somatizzano, si ammalano più di frequente rispetto al solito, senza validi motivi, hanno spesso mal di pancia, mal di testa, soprattutto prima di andare a scuola. Vi dicono che quello stato di salute non gli permette di andare a scuola. In alcuni casi arrivano a vomitare e ad avere vere e proprie crisi.


Questo tipo di violenza lascia anche dei segni indelebili da un punto di vista psicologico a lungo termine. Si può sviluppare una perdita di fiducia negli altri, una paura di lasciarsi andare, di esprimersi in pubblico e del giudizio degli altri. Si può manifestare una remissività da un punto di vista caratteriale che spesso può portare a subire anche altri tipi di prevaricazioni, anche da parte dei compagni. Se i bambini presi di mira sono invece oppositivi e provocatori, spesso accumulano tanta rabbia e frustrazione che la possono scaricare in casa con i genitori o con eventuali fratelli o sorelle, fino anche ad arrivare a farsi del male da soli quando vengono puntiti o sgridati.

Come comportarsi se si scopre che il figlio subisce forme di violenza a scuola dalle maestre?

1) Bisogna innanzitutto rassicurarlo che il problema verrà risolto, che gli si cambierà scuola e andrà in un altro istituto dove le maestre sono buone perché non sono tutte così. Gli si deve garantire che dall’altra parte non avrà più problemi simili.
2) Il figlio va messo in una condizione di sicurezza tale da non perdere la fiducia in se stesso e nel mondo che lo circonda, in modo tale che abbia la stabilità psichica che sul genitore può contare, che c’è ed è pronto ad intervenire per lui.
3) È fondamentale ascoltarlo e farlo parlare se vuole parlare, colludere un pochino con lui su delle piccole cose. Se raccontano o disegnano non si deve mostrare la propria frustrazione e rabbia per evitare che il piccolo si senta in colpa di far soffrire il papà o la mamma. C’è bisogno di maggiore contenimento anche fisico se serve e di scaricare le tensioni interne accumulate.
4) Evitare di urlare, litigare e avere forti conflitti davanti a lui e anche di sgridarlo pesantemente e di punirlo. Gli richiamerebbe alla memoria ciò che ha vissuto e lo farebbe stare più male. Soprattutto davanti a lui non darsi la colpa di ciò che è successo, non piangere e avere delle crisi per non essersi accorti prima perché il bambino si sentirà in colpa di quello che ha subito.
5) Ascoltare i segnali del corpo e le richieste di aiuto indirette. Spesso i bambini somatizzano e manifestano una serie di disturbi psicosomatici dati dalla repressione delle emozioni inespresse e conflittuali. Non passarci sopra, ma dargli le dovute attenzioni senza creare inutili allarmismi. La troppa apprensione genitoriale genera solo ansia nel bambino.

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di Maura Manca, Psicoterapeuta
Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza
Direttore AdoleScienza.it

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