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Sos disturbi dell’apprendimento: quali sono i campanelli d’allarme?


Il passaggio dalla scuola dell’infanzia alla scuola primaria è un momento di grande importanza, in cui i bambini mettono in atto una serie di abilità cognitive che generalmente gli consentono di apprendere con successo i processi di lettura e scrittura.

Cosa succede quando questo passaggio non è così fluido e automatico come dovrebbe? E soprattutto quando si possono osservare le prime difficoltà?

Quando le “normali” difficoltà nell’acquisizione della lettura e della scrittura non sono transitorie, né legate a cause primarie, come ritardi nello sviluppo, danni neurologici, gravi problematiche emotive, o svantaggio socio-culturale si parla di difficoltà di apprendimento che possono evolvere con il tempo in Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA= dislessia, disortografia, disgrafia, discalculia). Si parla, infatti, di veri e propri DSA quando le difficoltà in lettura e scrittura persistono in bambini normalmente scolarizzati, che non presentano patologie neuromotorie, cognitive o sensoriali (ritardo mentale, deficit della vista o dell’udito).

La diagnosi di DSA spesso viene effettuata dopo parecchi anni di tentennamenti e di frustrazioni da parte del bambino e della famiglia (se va bene al secondo/terzo anno di scuola primaria, ma non di rado alla fine della scuola primaria o nei primi anni della scuola secondaria), anche se i primi segnali delle future problematiche possono essere rilevate e supportate già a partire dai 5 anni. In tal senso, è importante osservare attentamente e seguire il bambino a scuola e a casa nell’acquisizione di tutte quelle competenze e abilità di base che rappresentano i pre-requisiti fondamentali della lettura e della scrittura (memoria, linguaggio, percezione visuo-spaziale, attenzione).

Un fattore molto importante da osservare è, per esempio, lo sviluppo del linguaggio, sia in comprensione che in produzione, il cui ritardo è un forte e precoce indicatore di un possibile sviluppo di disturbo. E’ stato, infatti, dimostrato in ricerche longitudinali condotte su bambini dislessici che le difficoltà scolastiche risultano notevolmente ridotte se i fattori di rischio sono individuati già nella scuola dell’infanzia e se si interviene precocemente con interventi preventivi di potenziamento e consolidamento delle abilità carenti (Helland et al., 2011; Snowling e Hulme, 2011; Zakopoulou et al., 2011).

La valutazione precoce, l’esposizione a fattori di protezione e il potenziamento di capacità importanti per l’apprendimento scolastico consentono ai bambini a rischio di entrare nella scuola primaria con un bagaglio di competenze e di abilità fortificate, riducendo l’incidenza di difficoltà scolastiche. La scuola e la famiglia sono chiamate in causa nella prevenzione dei disturbi specifici di apprendimento, nell’individuazione precoce dei fattori di rischio e nel potenziamento di abilità cognitive importanti per promuovere e supportare al meglio l’apprendimento della lettura e della scrittura.

 

di Irene Lorusso, Psicologa

 

Riferimenti Bibliografici

Helland T., Tjus T., Hovden M., Ofte S., Heimann M. (2011). Effects of bottom-up and top-down intervention principles in emergent literacy in children at risk of developmental dyslexia: A longitudinal study. Journal of Learning Disabilities, 44(2):105-122.

Snowling M. J., Hulme C. (2011). Evidence-based interventions for reading and language difficulties: Creating a virtuous circle. British Journal of Educational Psychology, 81:1-23.

Zakopoulou V., Anagnostopoulou A., Christodoulides P., Stavrou L., Sarri I., Mavreas V., Tzoufi M. (2011). An interpretative model of early indicators of specific developmental dyslexia in preschool age: A comparative presentation of three studies in Greece. Research in Developmental Disabilities, 32: 3003-3016.