disabilità

Nati due volte


“Questi bambini nascono due volte.

Devono imparare a muoversi in un mondo

che la prima nascita ha reso più difficile.

La seconda dipende da voi, da quello che saprete dare.

Sono nati due volte e il percorso sarà più tormentato.

Ma alla fine anche per voi sarà una rinascita.”

(da internet di Giuseppe Pontiggia)

Secondo i dati più recenti forniti dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) il numero degli studenti con disabilità nell’anno scolastico 2011/2012 è stato complessivamente di 215.590 unità contro le 208.521 dell’Anno Scolastico precedente. Dall’andamento relativo alle certificazioni di disabilità si è rilevato che dal 2000/2001 al 2010/2011 queste sono aumentate del 51%, passando da 126.994 a 208.521 (https://www.unicef.it/doc/4824/minori-e-disabilita-la-situazione-in-italia.htm).

Disabilità vuol dire essere carenti e impossibilitati in una o più funzioni, ma non necessariamente vuol dire non essere capaci di svolgere qualsiasi attività. Nella realtà però l’incontro con una persona con un deficit può attivare alcuni meccanismi inconsci, che vanno oltre alle conoscenze reali riguardo ad un determinato disagio, ma sono influenzati dagli stereotipi e dalle paure che si originano nei confronti di qualcosa che non si conosce.

Entrare in relazione con la disabilità richiede un pensiero flessibile, la capacità di avvicinarsi all’altro “diverso” senza entrare in crisi. Molto spesso la persona disabile, ad eccezione di chi non riesce a percepire i vissuti dell’altro, si trova a vivere in un contesto che lo porta a vivere relazioni in cui anziché mettere da parte la disabilità, la sottolineano, facendogli così vivere un sentimento di esclusione e non accettazione.

In prima linea, accanto a chi è disabile, ci sono i GENITORI. Genitori che, quando scoprono che il loro figlio è affetto da un deficit, iniziano ad essere inglobati in vissuti di angoscia, frustrazione e di lutto. A differenza di come si era immaginato, il sistema familiare è chiamato a riorganizzarsi, sia internamente che esternamente, i genitori devono rivedere le loro fantasie costruite prima della nascita ed individuare le loro paure, riguardanti sia le loro capacità di essere dei genitori, sia su quanta autonomia possa poi acquisire in futuro il loro figlio. Senza di loro, chi ci sarà con lui? Chi se ne prenderà cura?

Proprio in base al loro vissuto emotivo i genitori possono attivare nei confronti dei figli con disabilità diversi meccanismi:

– Iperprotezione. Spesso dovuta dalla paura che non possa affrontare il mondo che lo circonda.

– Ipostimolazione. A causa di un allontanamento emotivo e la convinzione che essendoci un deficit il figlio non sia in grado di imparare nulla.

– Negazione o accettazione passiva del problema.

– Tendenza alla fusione genitore-figlio.

– Distorsione dei ruoli genitoriali.

L’Unicef afferma: “I bambini e gli adolescenti con disabilità e le loro famiglie sono troppo spesso invisibili. Questa tendenza si riscontra nella mancanza di studi periodici e dati aggiornati sui bambini con disabilità, che spesso vengono trascurati nelle statistiche sia in termini numerici sia rispetto al raggiungimento dei loro diritti.”

E COSI’ NASCONO DUE VOLTE, TRE VOLTE, QUATTRO VOLTE…perché ogni giorno non solo devono conquistare i loro diritti, ma lottare per conquistare la vita. E quando arrivano al più piccolo dei traguardi RINASCONO, perché la diversità può essere una ricchezza se lo si crede davvero.

Redazione AdoleScienza.it