adolescenti assassini

Adolescenti che uccidono i genitori: il caso dei fidanzati di Ancona


Sedici anni lei e diciotto lui, innamorati, di quegli amori adolescenziali in cui sposti tutto, dove perdi l’obiettività, dove l’altro diventa tutto per te. Questo succede molto spesso quando le famiglie sono poco accoglienti, poco predisposte all’ascolto e alla comprensione dei problemi del figlio. Educazioni troppo autoritarie per adolescenti troppo liberi di vivere e navigare nella rete e sui social network. Lì posso tutto, perché nel mondo reale no?

Siamo ad Ancona, una giornata come tante, un adolescente esce di casa armato, accompagnato dalla fidanzata e cercano giustizia per il loro amore negato. Cercano un confronto con chi forse non è in grado di averlo, cercano di spiegare il senso del loro amore a chi non ne vuole sapere perché deve seguire le sue rigide regole e i sui ferrei principi. La ragazza sostiene di vivere oppressa, di non essere libera e che i genitori ostacolano il loro amore. Per comprendere clinicamente cosa succede nella mente di un’adolescente non è importante andare ad indagare se i fatti stanno realmente così, perché lei viveva la sua vita familiare in questo modo, i sui occhi vedevano i genitori così, e quindi riportava al fidanzatino tutto il suo malessere, fino a convincerlo ad intervenire nella speranza che in qualche modo lui mettesse fine a questa situazione. Forse non doveva andare così, forse è sfuggito tutto di mano, forse volevano solo intimidire questo padre severo, forse i ragazzi di oggi sono troppo poco educati alla responsabilità, non ragionano sulle conseguenze delle proprie azioni, non conoscono l’attesa e vogliono ottenere tutto e subito. Non dico plagiato, come sostiene il padre del ragazzo, perché capace di intendere e di volere, ma sicuramente rinforzato. A quell’età è fisiologico il passaggio all’atto, ossia non c’è filtro, c’è azione e reazione, esiste il qui ed ora, meno il futuro. I ragazzi sono invischiati nelle loro dinamiche, c’è un iper investimento su tutto. Probabilmente non trovavano via d’uscita, non hanno pensato di parlarne con qualcuno, non hanno provato a trovare una soluzione più adattiva, non vedevano un’altra soluzione, accecati dai loro problemi. La troppa rigidità educativa porta molto spesso ad una rottura, ad un’evasione, a rompere le regole. Lei aveva bisogno di libertà, lui di salvare lei e ora si trovano incastrati nella loro stessa prigione. Una prigione forse premeditata, un biglietto in cui il ragazzo confessa il suo duplice potenziale omicidio, lettere di scuse ai familiari, un tentativo di proteggere un padre con problemi di giustizia, un caricatore con quasi 90 proiettili e un’arma che non dovrebbe essere nelle mani di un adolescente. Il senso della vita è cambiato, sono modificati i valori e il peso che si dà alle proprie azioni. La fidanzata probabilmente sta realizzando solo ora che tutto è cambiato, che forse non è un gioco, che niente tornerà più come prima.

Come si fa a prevenire tutto questo?

E’ indubbio che non sono comportamenti impulsivi, non è un raptus del momento, c’è un’elaborazione, ci saranno stati dei cambiamenti di abitudini, di atteggiamento, che gli adulti, sia insegnanti che genitori dovrebbero essere in grado di cogliere. Purtroppo una famiglia troppo autoritaria non ha e non dà spazio per i bisogni e le esigenze del figlio, però anche gli amici se si accorgono di qualche cambiamento dovrebbero avvisare i propri genitori. Ci sono gli specialisti per uscire da queste situazioni, persone in grado di prendere l’altro per mano e condurlo verso la risoluzione. Tante volte i ragazzi si portano dentro tante situazioni di vita non elaborate, che hanno apparentemente superato, ma che magari prendono forma in qualche incomprensibile gesto durante la fase adolescenziale. Vicini, compagni, rimangono sconcertati perché si pensa che così tanta violenza possa venire da chissà quale storia familiare, non considerando che esiste anche la violenza psichica e che ha gli stessi effetti di quella fisica, ci sono tante storie di vita che non fanno rumore, che vivono nell’ombra, ma dentro rimbombano e poi alla fine esplodono in tragedie familiari.

 

di Maura Manca, Psicoterapeuta

 

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