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Ragazzi sempre più armati e violenti


Gli adolescenti sono sempre più violenti e armati. I casi di cronaca riportano notizie di aggressioni con sempre maggior frequenza e dipingono un quadro preoccupante per l’uso abituale di armi e per l’età dei ragazzi coinvolti, ormai sempre più bassa, sia per quello che concerne i membri del gruppo che commettono i crimini che per le vittime.

Troppo spesso, infatti, si tratta di adolescenti sotto i 14 anni che non sono neanche imputabili penalmente, nonostante tanti di questi ragazzi abbiano già acquisito la capacità di “intendere” e di “volere”.
È indubbio che un adolescente che esce armato, soprattutto se è membro di una gang o se fa parte di un gruppo deviante, è pronto a usare l’arma che possiede, non per difesa, per attaccare. Stiamo parlando di quella forma di aggressività definita proattiva, ossia intenzionale e ricercata che ha l’intento di fare del male o di distruggere.

I ragazzi ricorrono all’uso di armi proprie come quelle da sparo o da taglio e tutte quelle strutturalmente destinate all’offesa della persona ma anche, spesso e volentieri, a tutte quelle armi improprie che racchiudono quegli strumenti usati per offendere ma che non hanno lo scopo tipico come: catene, tubi, spranghe e coltelli da cucina. Armi da taglio e improprie sono spesso usate nelle risse. La facilità con cui i ragazzi trovano le armi è la stessa con cui le utilizzano.

La violenza giovanile purtroppo è un problema di ordine sociale che grava trasversalmente a livello europeo e mondiale.

Anche nel nostro Paese i ragazzi ricorrono sempre più di frequente all’utilizzo di armi come coltelli, tirapugni, spranghe e manganelli come evidenziano anche i dati raccolti dall’Osservatorio Nazionale Adolescenza raccolti su un campione nazionale di 10.300 adolescenti di età compresa tra i 14 e i 19 anni. Stiamo parlando di un 7% di adolescenti che fanno uso di queste armi. A prima vista, questi numeri possono sembrare bassi, ma non lo sono, si tratta di 7 adolescenti su 100 che usano o hanno utilizzato queste armi. Il 23% del campione, inoltre, dichiara di aver partecipato a risse.


È importante sottolineare che un ragazzo che usa un’arma sta cercando di essere ancora più letale, vuole fare ancora più male senza manifestare un briciolo di empatia o paura di ferire e anche di uccidere.


Per questi ragazzi, soprattutto se agiscono in branco, è “normale” usare un’arma, anche semplicemente per far valere il proprio pensiero. Il danno arrecato alla vittima viene reso accettabile attraverso meccanismi di disimpegno morale basati sulla distorsione delle conseguenze in grado di alterare gli effetti dell’azione stessa, quasi come se la vittima, in un certo senso, si meritasse di subire quella aggressione.

Ciò che in effetti fa riflettere è proprio la facilità con cui i giovanissimi aggrediscono altri ragazzi senza un minimo di rimorso e paura delle conseguenze delle loro azioni. È il branco che rinforza questi comportamenti.

Si tratta di adolescenti che agiscono quasi sempre in gruppo, è raro trovare dei lupi solitari, il branco ha un effetto amplificatore della violenza attraverso il meccanismo di deresponsabilizzazione. È come se i singoli membri si “dividessero” in un certo senso la colpa.

Diventa quindi un gioco, un divertimento, una sfida, un ricerca di quella adrenalina che fa sentire apparentemente forti questi ragazzi impotenti nei confronti della vita che ricercano un ruolo ed uno spazio nel mondo attraverso la violenza.

È un problema sistemico estremamente complesso, si deve intervenire a più livelli, dal rivedere la soglia dell’impunibilità alle sanzioni più efficaci in termini di funzione pedagogica della pena, fino alla rieducazione e alla prevenzione scarsa e frazionata.

L’articolo è stato ripreso integralmente dal mio blog AdoleScienza de L’Espresso:

http://adolescienza.blogautore.espresso.repubblica.it/2018/05/06/adolescenti-sempre-piu-armati-e-violenti/

di Maura Manca