baby gang 1

Assenza di valori e senso di impunità: quelle azioni orribili sono consapevoli. Maura Manca ne ha parlato sul Messaggero


Ragazzi cresciuti a pane e disvalori: sempre più frequenti episodi di violenza senza limiti da parte di ragazzi “normali”, che non evidenziano dei particolari profili di rischio, i cui genitori tendenzialmente si accorgono di poco o di niente.

Sono ragazzi che hanno già sviluppato una capacità di discernimento, consapevoli che i comportamenti che stanno mettendo in atto vanno “contro le regole” nonostante in tanti casi non siano consapevoli che ciò che loro vivono come un divertimento, crea dei danni anche permanenti nell’altro e che lascia dei segni indelebili.

Questo non li giustifica affatto, devono essere puniti per cercare di fargli comprendere il senso e la gravità di ciò che hanno fatto e in parallelo rieducati.

Quando un minore commette reati di questa gravità significa che i comportamenti sono già radicati all’interno della sua struttura di personalità, che il sistema ha fallito a monte, che non è stato in grado di educarlo, di formarlo e di fermarlo.

Spesso,  erroneamente, viene attribuita la colpa di alcuni comportamenti violenti ai videogiochi o alle serie in streaming di cui gli adolescenti si abbuffano perché trasmettono immagini cruente e violente.

Un problema complesso come quello della criminalità minorile non può avere una soluzione semplice, videogiochi o serie tv non possono essere la causa della violenza, possono solo  fare da rinforzo in una personalità vulnerabile e predisposta che si riconosce in quei comportamenti.


Il problema è alla radice e se vogliamo fermarli dobbiamo intervenire ai primi segnali, non quando il reato è stato commesso.


Ne abbiamo parlato sul Messaggero del 27 aprile 2019, in un’intervista  di Lorena Loiacono alla dott.ssa Maura Manca, psicoterapeuta e presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza.

 Che cosa sta succedendo agli adolescenti?

“Non ci troviamo davanti a comportamenti “nuovi”, la criminalità minorile c’era, c’è e ci sarà. Stiamo però assistendo a un cambiamento della condotta violenta e a una maggiore trasversalità del fenomeno”.

Come agisce oggi il branco?

“Con comportamenti sempre più cruenti non di reazione ma pianificati, mirati a ledere l’altro, fino al tentato omicidio o all’omicidio. L’aspetto preoccupante che ci troviamo davanti anche ragazzi sempre più piccoli che hanno apparentemente tutto”.

Le famiglie dove sono?

“Questi giovani vengono definiti erroneamente di “buona famiglia” e non evidenziano dei particolari profili di rischio. Tendenzialmente i genitori non si accorgono di niente”.

Quando filmano e condividono tutto sulle chat, non temono le conseguenze?

“Sono cresciuti con i social, con la condivisione della loro vita: per loro è “normale” mostrare quello che fanno. Anche se è orribile”.

Non percepiscono il male che fanno?

“Ciò che contraddistingue queste gang è una consapevolezza di potersela in qualche modo cavare. Sanno che i comportamenti che stanno mettendo in atto vanno contro le regole.

Dove si dovrebbe intervenire per evitare tali violenze?

“Il senso morale, i limiti e le regole si apprendono in primis in famiglia, e poi si rinforzano all’interno dell’Istituzione scolastica e in tutti gli spazi extrascolastici”.

Che cosa manca a questi ragazzi?

“Siamo in un momento storico in cui si sono persi i punti di riferimento: mancano la stabilità e gli esempi di adulti autorevoli!”.

messaggero