gang

Baby gang, è veramente il fenomeno del momento?


Sembra che le baby gang siano diventate il fenomeno del momento, sembra che stiano emergendo come funghi dal terreno e che siamo invasi da adolescenti senza controllo.

Direi che si tratta del fenomeno mediatico del momento, la parola baby gang tira e attira e, in questo periodo, è quasi più battuta del termine bullismo, primato che sembrava impossibile da superare, visto che ogni comportamento aggressivo, violento, deviante e criminale era etichettato come bullismo.

Se classifichiamo tutto come bullismo, e oggi come baby gang facciamo solo disinformazione e creiamo confusione.

Partiamo dal caso di Napoli, dal branco di 4 adolescenti, di cui due probabilmente sono anche al di sotto dei 14 anni di età, che ha accoltellato, o più correttamente tentato di uccidere un altro adolescente di 17 anni, il povero Arturo, colpevole di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Arturo poteva essere Francesco, Giovanni, Marco, Filippo, Roberto, un adolescente qualunque. Questa è la vera gravità di ciò che è accaduto, il fatto che ci fosse premeditazione, ma non una motivazione valida, se non appagare i propri impulsi violenti.

Chi va in giro armato è pronto ad usare le armi, non è una difesa, è un attacco, e sono due variabili estremamente differenti. Oggi gli adolescenti sono sempre più armati, usano tirapugni, coltelli, spranghe, fino ad arrivare alle pistole. Il problema non sono le armi di per sé, perché un ragazzo che acquista un’arma è già una persona violenta che ha solo bisogno di uno strumento per essere ancora più letale.

Si deve sottolineare e scrivere a caratteri cubitali che il problema delle gang, dei branchi o dei gruppi devianti, non è circoscritto solo a Napoli, ma si sviluppa con più facilità nei grandi centri urbani e in ogni angolo in cui, gruppi di adolescenti decidono di unirsi e di esprimere all’ennesima potenza il proprio disagio interno, devianza e anche, in tanti casi psicopatologie. E’ per questo che basta leggere i giornali, confrontarsi con le forze dell’ordine per apprendere che si manifesta in ugual maniera in tutta Italia. A Roma, a novembre, hanno arrestato un gruppo di adolescenti che si era sporcato di più di 20 reati in pochissime ore, di recente, a Trezzo sull’Adda, hanno arrestato un altro branco che minacciava le persone e rapinava, armato di coltello.

Non a caso uso la parola branco al posto di baby gang perché, anche in questo caso, c’è molta ignoranza e si tende a etichettare tutto come baby gang.

Un branco non è una baby gang. Capisco che faccia più scena ma non è corretto. Quando parliamo di gang ci riferiamo ad una microcriminalità organizzata, ad un gruppo organizzato, ben strutturato che si muove in base ad uno specifico modus operandi, che ruota intorno ad un capo, che mette in atto tutta una serie di crimini, dalla violenza contro le persone, al patrimonio, a furti ed estorsioni. Il branco invece è un’aggregazione di ragazzi, anche ben solida, uniti dalla “fratellanza”, che mette in atto comportamenti devianti in gruppo, più impulsivi, meno strutturati, che spesso agisce senza motivazione apparente.


I comportamenti devianti racchiudono tutti quei comportamenti che non sono conformi ad una norma sociale. Il termine devianza è certamente più ampio e comprensivo non solo dei fenomeni criminali, ma anche di altri comportamenti come ad esempio l’alcolismo, mentre la criminalità è riferita specificamente a un comportamento che vìola la legge.


Inoltre, ciò che oggi è decisamente preoccupante è la convinzione, troppo spesso veritiera, di troppi adolescenti, di rimanere impuniti: sotto i 14 anni non sono imputabili, sopra i 14 anni si devono valutare tutta una serie di fattori, tra cui la capacità di intendere e di volere. Oggi si tende a mettere i ragazzi alla prova, a dargli la possibilità di essere recuperati attraverso delle “pene” parallele con dei servizi socialmente utili.

Ciò che allarma oggi è l’età sempre più bassa di questi ragazzi, sempre più baby criminali in giro che vagano come bombe ad orologeria, consapevoli che difficilmente li possono fermare. Ci sono branchi in cui già da piccolissimi si aggregano per mettere in atto comportamenti devianti. Non sto parlando della manovalanza della criminalità organizzata, che sfrutta l’impunibilità dei ragazzini per i propri scopi, ma di quei gruppi autonomi che giocano a fare i criminali o che troppe volte non sanno neanche cosa realmente stanno facendo. Non è una giustificazione, lungi da me difendere un comportamento del genere, ma oggi crescono a pane e violenza, crescono senza un contenitore stabile, è tutto disgregato, non c’è un modello di riferimento e ci sono modelli di riferimento che spesso dicono tutto e il contrario di tutto.

Uno sbaraglio generale che si ripercuote anche su di loro che crescono senza paura, senza timore di una punizione, di una sanzione, senza limiti, dove si alimentano sul web di serie in streaming che osannano i comportamenti criminali, i cui protagonisti diventano i loro idoli.

Crescono ricercando la potenza e il fascino del criminale, un’abbuffata dietro l’altra di serie su serie, sommata a video in rete di torture, uccisioni, aggressioni, violenze perché è questo ciò che cercano e che purtroppo trovano tanti ragazzi. Tutto a portata di tutti in ogni dove e in ogni momento, in un’età in cui si cercano modelli e non si ha la capacità di discernimento, di valutazione critica e di filtro di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato, anche perché tante volte chi dovrebbe dire ciò che è giusto, è il primo a predicare bene e a razzolare male.

Ovviamente, non è una serie, un videogioco, un video che creano un criminale, ma in una psiche già deviata, labile e predisposta può essere un fattore condizionante e di rinforzo. Non parliamo poi degli idoli musicali che oggi rispecchiano sempre più i modelli delle gang americane basate sui soldi, potere e armi. Sono idolatrati e sono il fenomeno degli ultimi anni. Questo porta ad avere sempre più dei profili di rischio, non per forza legati a quartieri a rischio, caratterizzati da condizioni difficili, i cui genitori sono delinquenti. Spesso sono ragazzi benestanti, che provengono da famiglie con un livello socio-economico elevato, che comunque non vivono in periferia in mezzo alla criminalità, ma che vanno scuola e potrebbero avere un futuro diverso da quello che scrivono con i loro comportamenti.

Questo significa che stiamo perdendo il polso della situazione, che la devianza dilaga e cambia forma, sta diventando una devianza ben vestita, che spesso mette i tacchi e la gonna, perché anche le ragazze sono sempre più coinvolte e fanno sempre più parte di questi gruppi devianti. È un problema sistemico estremamente complesso, si deve intervenire a più livelli, dal rivedere la soglia dell’impunibilità alle sanzioni, fino alla rieducazione troppo poco efficace e alla prevenzione scarsa e frazionata.

di Maura Manca

L’articolo l’ho ripreso dal mio Blog AdoleScienza de L’Espresso:

http://adolescienza.blogautore.espresso.repubblica.it/2018/01/08/baby-gang-e-veramente-il-fenomeno-del-momento/