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Baby gang in Italia, di che cosa veramente dobbiamo aver paura?


Sul settimanale MIO di questa settimana, uscito mercoledì 24 gennaio 2018, abbiamo approfondito il tema “baby gang” per spiegare cosa c’è dietro il fenomeno delle bande giovanili.

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Adolescenti violenti in branco, si tratta veramente di un’emergenza sociale? Per prima cosa si deve fare una distinzione tra baby gang e branchi di ragazzi che agiscono in modo violento. Quando si parla di gang ci si riferisce a bande ben strutturate che agiscono con delle finalità specifiche seguendo un determinato modus operandi. In genere, sono piuttosto violenti, agiscono per territorialità, per furti, ricettazione, rapine anche a mano armata.

Età sempre più bassa

L’aspetto della violenza giovanile che preoccupa maggiormente e che sembra sia un’emergenza sociale è l’incremento dei comportamenti legati alla microcriminalità e alla violenza rivolta verso le persone da parte di ragazzini sempre più piccoli.

Già a 10, 11, 12 anni fanno parte di bande di strada. L’abbassamento dell’età è estremamente grave perché se fin da quando sono così piccoli crescono intorno alla violenza, quando saranno un po’ più grandi dove si spingeranno?

Si tratta di comportamenti di una gravità estrema, apparentemente immotivati, un agire impulsivo, quasi in preda ai propri impulsi aggressivi. In questi ultimi mesi stiamo assistendo ad un apparente escalation di violenza e ad aggressioni messe in atto con l’aggravante dei futili motivi. È importante sottolineare che non è il fenomeno del momento e non è Napoli il centro della violenza adolescenziale.


Un problema di rilevanza nazionale

Purtroppo la devianza giovanile è un problema di rilevanza nazionale, sono noti casi di aggressioni in branco a sfondo sessuale, meramente distruttivo nei confronti del patrimonio e contro coetanei su tutto il territorio nazionale.

Oltretutto, non si deve fare l’errore di confondere questi comportamenti criminali con il bullismo, come purtroppo spesso accade.

Il bullismo prevede una ripetitività dei comportamenti rivolti intenzionalmente nei confronti di una vittima, bambino o adolescente che sia, presa di mira per alcune sue specifiche caratteristiche o fisiche o di personalità, in cui c’è una asimmetria di potere ossia uno è più debole fisicamente e psicologicamente dell’altro.

Le bande giovanili che mettono in atto comportamenti criminali non sono governate da leggi morali, per questa ragione sono estremamente pericolose, agiscono in modo impulsivo, spesso anche sotto effetto di alcol o di droghe che esaltano ancora di più il loro stato interno, che li fanno sentire più onnipotenti.


La legge del branco

Questi comportamenti vengono sempre commessi in branco, il gruppo rinforza, porta a fare cose che da soli non si farebbero, si abbatte la paura, sempre che ne abbiano ancora, esalta perché ci si fortifica a vicenda e soprattutto aiuta a dividere la responsabilità di ciò che si sta facendo con tutti i membri del gruppo.

È possibile fermarli?

Come si possono fermare? Il problema di questi adolescenti che agiscono in branco o in bande, è che non hanno più paura dell’autorità in generale, che sia scolastica o genitoriale.

Il fatto di aver più timore delle conseguenze delle proprie azioni, delle sanzioni, di far del male, dei propri genitori, li porta ad affrontare l’autorità, tante volte a sfidarla attraverso tutta una serie di comportamenti antisociali. La paura è quell’emozione primaria che ci fa mettere uno stop, che ci fa mettere dei limiti e ci fa capire che oltre non ci dobbiamo spingere.

La dott.ssa Maura Manca, presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, ha spiegato cosa scatta nella testa di questi ragazzi, cosa è mancato nel tipo di educazione che hanno ricevuto e quali sono le possibili conseguenze.

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