ombra-genitore

Bambini vittime della violenza dei genitori. Come aiutarli?


La violenza gratuita sui bambini purtroppo è molto diffusa anche all’interno delle mura domestiche: troppi bambini e ragazzi vivono in un clima di tensione, paura e maltrattamento che purtroppo lasciano segni indelebili da un punto di vista psicologico. E’ ora di sfatare il mito della sacralità della famiglia e che i genitori non si possono toccare. Non significa fare di tutta un’erba un fascio, generalizzare e attaccare le figure genitoriali, significa proteggere i bambini da chi si dovrebbe prendere cura di loro. Le figure affettive non sempre devono obbligatoriamente corrispondere a quelle dei genitori biologici, conosco tanti bambini che si affidano ai nonni o ai nuovi partner o a tate che li hanno cresciuti. Sono bambini che si aspettano tutela, protezione e amore, non violenza e maltrattamenti. Un bambino che è vittima della violenza dentro le mura domestiche non sa più a chi aggrapparsi se non ha intorno un ambiente pronto ad accogliere le sue richieste e ad accettare che anche le mamme e i papà possono ai loro occhi essere “cattivi”.
I minori che subiscono atti di violenza, quando non vengono uccisi, vengono deprivati del loro diritto di essere bambini, spensierati, sono violati nella loro crescita, perché un bambino ha ancora bisogno di protezione e tutela e non ha gli strumenti per gestire questo tipo di invasioni fisiche e psichiche. Purtroppo, nella maggior parte dei casi, vengono uccisi da un punto di vista psicologico , perché la violenza NON è solo fisica, è anche indiretta, psicologica e verbale e ha gli stessi effetti nefasti. Assistere alla ferocia degli adulti ha degli esiti psicopatologici a breve e a lungo termine non indifferenti.

Leggi anche: CHI TUTELA I BAMBINI?

https://www.adolescienza.it/il-blog-di-maura-manca/chi-tutela-i-bambini-a-volte-lo-devono-fare-da-soli-per-sfuggire-alle-grinfie-dei-genitori/

La drammatica vicenda

Parliamo di forme di violenza e ci interroghiamo su cosa manca e dove abbiamo sbagliato sempre troppo tardi. Continuo a sostenere che siamo il Paese del dopo e delle troppe parole.
Questa è una vicenda drammatica che purtroppo non è isolata. Si arriva dopo una escalation di altre forme di violenza ad attaccare ferocemente due bambini a morte. Si deve intervenire prima, i bambini non possono tutelarsi da soli.
Hanno trovato il piccolo bambino a soli 7 anni con il volto tumefatto morto sul divano. La sorellina, Noemi, appena più grande di lui, si porterà dentro il peso della verità e il terrore di tutta quella violenza gratuita che ha dovuto vedere e subire.
Noemi è riuscita a sopravvivere alle percosse, l’hanno ricoverata in codice rosso per le botte che ha preso, picchiata e malmenata anche con un bastone della scopa, non solo da un punto di vista fisico, ma soprattutto psicologico. I lividi passeranno ma le ferite dell’anima, quelle, purtroppo, rimarranno molto a lungo.
E’ successo a Cardito, in provincia di Napoli, dove in seguito ad una segnalazione i poliziotti, dopo essere entrati nell’appartamento, si sono trovati davanti a questa scena straziante: Giuseppe era ormai senza vita, ucciso a mani nude. Gli inquirenti sono a lavoro per ricostruire la dinamica dei fatti; al momento è stato emesso un provvedimento di fermo per omicidio volontario a carico del compagno della madre.

Come si fa ad arrivare a questo?

 

Generalmente, quando si arriva a massacrare dei piccoli bambini indifesi in questo modo, ci troviamo di fronte ad una maledettissima e dolorosa consuetudine di chi ha evidenti disturbi mentali, giustificata da meccanismi psichici che legittimano anche queste forme di violenza estreme e contro natura, come uccidere una creatura bisognosa solo di cure e tutela.
In questi casi, infatti, entrano in gioco tutta una serie di meccanismi di disimpegno morale, cioè quelli che autoregolano la condotta morale, basati sulla distorsione delle conseguenze e in grado di alterare gli effetti dell’azione stessa, quasi come se la vittima, in un certo senso, si meritasse di subire quell’aggressione.
L’altro viene “spogliato” dei suoi aspetti più umani per cui si può arrivare ad abusarne come se fosse un oggetto, senza considerare minimamente i suoi vissuti, il suo stato d’animo e il fatto che tutto quello che sta accadendo avrà delle conseguenze. Si alterano gli effetti del comportamento in modo da ridurre o annullare il proprio senso di colpa, anzi la colpa viene solitamente attribuita alle circostanze esterne o alla stessa vittima.
Tutto questo, ovviamente, NON è una giustificazione, è una comprensione che serve per far capire che non dobbiamo arrivare dopo, che si può e si deve arrivare prima, perché la violenza lascia dei segni profondi e indelebili.

 

Quante di queste situazioni esistono?

 

Ogni bambino dovrebbe trovare sicurezza, amore e protezione ed essere accompagnato nelle diverse fasi del suo sviluppo. Può avvenire, però, che proprio all’interno delle mura domestiche si consumino atti violenti, dei quali i più piccoli diventano vittime indifese di una violenza gratuita.
E’ l’ingiustizia più grande, perché non hanno chiesto di nascere e hanno il diritto di vivere la loro infanzia e la loro vita, e invece spesso si ritrovano a pagare un prezzo troppo caro per un conto che non è il loro.
Inoltre, non è sempre così facile cogliere i segnali d’allarme, perché i bambini che subiscono queste forme di violenza non lo esprimono necessariamente attraverso il canale verbale, ma il più delle volte “parlano” con lo sguardo, con il corpo, con le somatizzazioni, il tono dell’umore, le dinamiche relazionali, i giochi e i disegni.
Quello che è certo è che i bambini vanno tutelati, non è giusto quello che troppi minori sono costretti a subire quotidianamente: le persone che arrivano ad agire queste forme di violenza vanno curate, vanno bloccate e severamente punite. Spero per la piccola Noemi che almeno ora la giustizia faccia il suo corso e che lei possa smettere di vivere nella paura.

 

E’ giusto parlare di questi argomenti con i bambini e dirgli la verità su ciò che accade?

 

E’ importantissimo parlare con i bambini di tematiche delicate e usare i termini giusti in base alla loro età: fin da piccolini, infatti, conoscono già la differenza tra buono e cattivo, tra bene e male, tra giusto e sbagliato. Per questo è importante spiegargli che la violenza esiste tra i pari ma anche tra adulto e bambino: ovviamente questo non deve avere l’obiettivo di spaventarli ma di tutelarli da eventuali forme di violenza.
Non possiamo creargli l’illusione di un mondo perfetto, dove sono tutti buoni, perché la realtà non è questa e vivono in un mondo spesso violento ed è giusto che abbiano consapevolezza di questo.

Litigare davanti ai figli è reato e nuoce alla loro salute

Come aiutarli?

 

È importantissimo non fargli perdere la fiducia nell’adulto, fargli sempre capire che anche se c’è qualcuno che fa del male, c’è sempre chi li tutela e li protegge. Bisogna abituarli a parlare di tutto, a raccontare ciò che gli capita anche quando hanno paura e si tratta di esperienze dolorose.
Ciò che salva e tutela un bambino è la rete, infatti dove non arrivano i genitori devono arrivare i parenti o gli insegnanti.
Queste notizie inevitabilmente spaventano tanto i bambini, perché pensano che certe situazioni drammatiche possano capitare anche a loro e si sentono intaccati in prima persona. Tantissime ricerche e studi scientifici, infatti, dimostrano come questi eventi abbiano un impatto emotivo molto più forte rispetto agli horror o comunque ad episodi che non sono reali. Per questo motivo è fondamentale che vengano tranquillizzati e contenuti, trasmettendo il messaggio che gli adulti di riferimento sono presenti e in grado di aiutarli e tutelarli.
Dunque, fin da quando sono piccolini, non possiamo non parlargli anche di questi aspetti, anche se a volte non è un compito semplice per gli adulti, perché entrano sui social network, parlano con gli amici e quindi deve essere il genitore a comunicare direttamente con loro, creando un dialogo.

di Maura Manca 

L’articolo è tratto integralmente dal blog dell’Espresso: Clicca sul link per leggere l’articolo nel sito dell’Espresso:

http://adolescienza.blogautore.espresso.repubblica.it/2019/01/28/bambini-vittime-della-violenza-dei-genitori-come-aiutarli/