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Binari killer. Distrazione, selfie, schivare il treno e suicidi. Perché?


I dati della polizia ferroviaria sono allarmanti, aumentano esponenzialmente il numero dei morti, dei feriti e di coloro che rischiano la vita sulle rotaie del treno. I numeri racchiudono sempre più adolescenti e giovanissimi di tutta Italia.

Bisogna fare però delle importanti differenze e considerazioni. Sono TRE le motivazioni principali per cui si può morire o rischiare di morire per colpa di un treno in corsa.

 

1. Tentativo di suicidio. Si aspetta intenzionalmente il treno in corsa per buttarsi sotto con l’intento di uccidersi. È un gesto volontario e riguarda la sfera prettamente dei problemi emotivi e dell’umore.

 

2. Distrazione. Sempre più giovanissimi rischiano di rimanere gravemente feriti, tanti sono morti e altri salvati per loro fortuna in extremis da qualcuno coraggioso. Cuffiette nelle orecchie, musica assordante, smartphone in mano che funge da calamita, attenzione solo per quello che si legge e si scrive, isolando completamente il mondo esterno, dimenticandosi del luogo in cui ci si trova. Non si ha tempo per passare nel sottopassaggio, lo faccio anche perché comunque infrango le regole, sottovalutando completamente i rischi a cui vado incontro e soprattutto sono “distratto” da tanti altri input che mi impediscono di calcolare il pericolo, le distanze e soprattutto capire che la mia vita vale più di una risposta ad un messaggio, di un video musicale o di una telefonata. L’aver paura di essere tagliati fuori, F.O.M.O., il non staccarsi dal cellulare (NOMOFOBIA) e avere un attaccamento morboso, l’attesa che non esiste più, devo esserci anche io, pronto e partecipe, non si può aspettare, a costo anche di rischiare di perdere la vita.

Selfie sui binari aspettando il treno in corsa

3. Selfie e ricerca del rischio. Questo è l’aspetto più grave e più allarmante perché potenzialmente è il fenomeno con una portata maggiore. Si chiama EFFETTO CONTAGIO e caratterizza le mode, in particolar modo le social mode giovanili, quelle che si diffondono nel web, calcolando che oltre 1 adolescente su 10 si fa i selfie pericolosi in cui mette a rischio anche la propria vita (dati Osservatorio Nazionale Adolescenza). 

Farsi i selfie quando il treno è in arrivo, scattare all’ultimo secondo o farsi fotografare da un amico mentre si schiva il treno in corsa sia di giorno che di notte dove aumenta ancora di più il rischio. Filmare le proprie gesta, magari per poi metterle sui social network. Essere ripresi dalle telecamere di sicurezza e poi sentirsi fortissimi e realizzati per l’impresa eroica che ribalta anche il proprio ruolo nel gruppo. Questo aspetto crea un effetto a catena in cui vengono facilmente “contagiati” altri ragazzi che vedono quelle immagini, la vivono come una sorta di sfida e purtroppo si attiva nella testa un interruttore che spinge ad andare oltre a rischiare ancora di più per essere ancora più figo.

Un ricerca di sé, dei propri limiti, una vita piatta da un punto di vista emotivo che ha bisogno di scossoni forti per sentirsi e per sperimentare la propria auto-efficacia e quindi realizzarsi, almeno nella loro testa. La sensation seeking, questa ricerca di qualcosa di diverso, di deviante e loro sono i risk taker, schiacciati dalla vita che si sentono vivi grazie al rischio di morire.

di Maura Manca, Psicoterapeuta

Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza

 

 

 

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