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Bullismo e comportamenti aggressivi: cosa accade nel nostro cervello?


I comportamenti aggressivi provocano gratificazione in chi li mette in atto, in quanto stimolano il sistema cerebrale della ricompensa: chi agisce, dunque, arriva a sperimentare e provare piacere nel vessare i più deboli. Meccanismi, questi, che possono giocare un ruolo chiave anche nel favorire la ripetizione di comportamenti aggressivi, esattamente come accade per le dipendenze.

 

 

 

Anche gli atti di bullismo sembrano poter attivare un circuito primario del sistema di ricompensa del cervello, che può essere manipolato fino ad influenzare il comportamento aggressivo. È quanto ipotizzato dai ricercatori della Icahn School of Medicine, negli Stati Uniti, in un nuovo studio (Golden et al., 2016) che ha cercato di indagare, analizzando il comportamento dei topi, quali siano i meccanismi cerebrali che portano alcuni soggetti ad abusare di altri più deboli. Obiettivo prioritario dello studio era quello di identificare i meccanismi attraverso cui regioni specifiche del cervello, legate al sistema di ricompensa, agiscono per modulare la motivazione e la gratificazione associate al comportamento aggressivo.

 

Cosa scatena la gratificazione che segue la violenza?

Utilizzando tecniche elettrofisiologiche e istologiche, gli scienziati hanno evidenziato come ad una maggiore attivazione, nei “bulli”, dell’acido GABA (con funzione di inibizione) corrispondesse una ridotta attività in quell’area del cervello che solitamente codifica l’avversione per gli stimoli aggressivi. Nel gruppo dei “non bulli”, al contrario, si registrava una ridotta attivazione dell’acido GABA e un conseguente incremento della risposta neurale che respinge gli stimoli aggressivi. La gratificazione e il piacere sperimentati nel compiere atti di bullismo, dunque, potrebbe trovare una sua origine anche nel cervello.

 

È possibile intervenire su questi circuiti?

Una volta identificati i circuiti cerebrali coinvolti, i ricercatori hanno cercato di verificare se e in che modo fosse possibile intervenire su tali meccanismi, provando a manipolare l’attività dell’acido GABA. Sono riusciti, in tal modo, ad osservare una stimolazione o inibizione dei comportamenti aggressivi, fino al punto di osservare un cambiamento del comportamento nel gruppo dei “bulli” quando veniva indotta artificialmente l’attivazione del GABA.

 

Quali sono le implicazioni ipotizzate dallo studio?

Sebbene venga sottolineata la necessità di ulteriori e più approfonditi studi, allo scopo di verificare il funzionamento di queste strutture cerebrali nell’uomo, queste prime intuizioni, secondo i ricercatori, se confermate, potrebbero aprire la possibilità di terapie farmacologiche e strumenti di trattamento dell’aggressività e della violenza.

 

 

Redazione AdoleScienza.it

 

 

 

Riferimenti Bibliografici

Golden S. A., Heshmati M., Flanigan M., Christoffel D. J., Guise K., Pfau M. L., et al. (2016). Basal forebrain projections to the lateral habenula modulate aggression reward. Nature, 534: 688- 692.

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