gang

Come funziona una baby gang


Sono adolescenti, a volte cresciuti insieme, uniti fin da piccoli nel fare bravate, a volte aggregati perché dello stesso quartiere o della stessa scuola. Le donne hanno un ruolo marginale nel gruppo e molto spesso non vengono neanche inserite (anche se questo trend sta un po’ cambiando). Sicuramente uniti dalla stessa ideologia, dagli stessi obiettivi, se di obbiettivi si può parlare, e talvolta anche da storie di vita simili. Passano le ore insieme, colmano vuoti interiori, tra una sigaretta e l’altra, tra una canna e l’altra, una birra in mano, una moto o scooter truccati pronti all’uso. Sicuramente la scuola non è un problema primario, al massimo si raccontano le “prodezze” a rischio nota e sospensione, si parla di motori, qual è il più veloce, di play station, di calcio, dell’ultima ubriacatura, delle botte e delle risse quasi all’ordine del giorno, di discoteca e di droga, musica e sesso.

Spesso non credono in niente, solo nella forza, nella predominanza che li fa sentire più potenti.

Si crea un Io gruppale, un’identità di gruppo che funziona diversamente dal singolo. Quello che un individuo da solo non è in grado di fare, in gruppo lo può fare, anche ferire ed uccidere un’altra persona. Quello che succede al singolo lo vive il Gruppo in prima persona, se uno riceve un torto è come lo avesse ricevuto tutto l’insieme per cui i membri si sentono autorizzati a reagire, salvo che non venga dato ordine contrario da chi ha subito il torto perché se la vuole espressamente gestire da solo.

Diventa un discorso di territorialità, un comportamento sbagliato, un affronto, come aver guardato la donna di qualcuno, aver mancato di rispetto per qualcosa che va a ledere l’orgoglio dietro il quale si nasconde la molla sempre pronta a scattare della violenza quasi sempre gratuita. Le ragazze rappresentano una delle motivazioni per cui si litiga molto spesso con altri ragazzi e gruppi. Basta anche un like su Facebook, una richiesta di amicizia in più che viene interpretata come una mossa sbagliata. Nella testa di uno di questi ragazzi risuona la frase “non ti permettere perché altrimenti ti faccio fuori”.

Spesso girano armati di coltellini, tira pugni e manganelli perché fanno più male e si sentono più forti. Si vuole far del male, non importano le conseguenze, anzi più la posta è alta più aumenta il rischio e quindi l’adrenalina.

di Maura Manca, Psicoterapeuta

Direttore AdoleScienza

 

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