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Come si può arrivare a violentare una ragazza in gruppo, ad usare il suo corpo e a filmarla senza un briciolo di empatia e senso di colpa?


“Mi hai stuprata, anzi mi avete stuprata, e per voi non è successo niente, come se fosse normale, giusto, scontato, lecito, ma cosa avete in quella testa? È sconvolgente dove possa arrivare la crudeltà umana nascosta sotto i panni di ragazzi normali”.

Purtroppo, come riportano anche i casi di cronaca, la violenza sessuale di gruppo è sempre più frequente, una violenza che invade nel profondo, che lascia dei segni anche e soprattutto nel dopo. Oggi è vero anche che si denuncia molto di più rispetto a prima, ma siamo ancora troppo indietro rispetto al numero reale delle vittime, soprattutto minorenni o giovani adulte.

Quello che non si vuole capire è la vera gravità del problema perché la violenza sessuale NON è circoscritta solo al momento della violenza.

Oggi, in più, si riprende tutto, i ragazzi sono abituati fin dall’infanzia a filmare e fotografare ogni azione, diventa quasi una assurda normalità, ed è per questo che lo fanno anche quando mettono in atto comportamenti indegni, come se avessero bisogno di lasciare un ulteriore segno, un marchio e una ennesima violazione sull’altro.

Hanno bisogno di dimostrare a se stessi e agli altri la loro impotenza nascosta dietro un’illusoria potenza e controllo sull’altro, amplificata dal fatto che si ha bisogno di testimoniare ciò che si è fatto, come se fossero gesta eroiche di un branco di ragazzi allo sbando privi di morale.


Attenzione però, non è l’uso del cellulare che ha portato l’annientamento del senso dell’altro, perché la violenza sessuale germoglia in un ambiente basato su un’educazione in cui non si dà l’importanza opportuna al senso dell’altro, non si lavora sugli spazi propri e dell’altra persona, sul rispetto e sulle conseguenze delle proprie azioni.


Attuano dei meccanismi di disimpegno morale, la vittima viene “spogliata” dei suoi aspetti più umani per cui si può arrivare ad usare come oggetto, in base al proprio piacimento.

Per questi ragazzi, esiste solo il qui ed ora, viene percepito solo il momento in cui si stanno commettendo le cose, per questo hanno bisogno di filmare, senza valutare cosa può comportare in termini di conseguenze su se stessi e sull’altro ciò che stanno facendo.

Non esiste l’altro e il suo stato d’animo, esistono solo loro e tutto diventa lecito per il soddisfacimento di ciò che gli dice in quel momento la testa.

Manca completamente l’empatia, non ne hanno consapevolezza, non sono abituati a mettersi nei panni dell’altro, troppo però, bisogna dirlo e scriverlo a caratteri cubitali, spesso gli è tutto dovuto e permesso.

In più non dimentichiamoci l’aggravante del branco che li aiuta a sentirsi più potenti, più forti perché in gruppo si abbattono i limiti, la paura che si trasforma in adrenalina e li si spinge con maggior facilità oltre i limiti perché si innescano tutta una serie di meccanismi che portano a commettere anche degli atti brutali.

Il branco vede solo i propri bisogni, la vittima è annientata e annullata, viene deumanizzata, vista semplicemente come un oggetto di cui si può abusare.

La violenza in branco è ancora più devastante anche perché non c’è una via d’uscita per chi la vive, sono troppi, sono tanti, si subisce un’umiliazione pari al numero delle persone appartenenti al branco, si rinforzano, si spalleggiano, ridono e si arrogano un diritto sull’altra persona. Si è inermi, ma questo loro non lo comprendono, è una profonda ingiustizia che lascerà dei segni indelebili.

“Ho cercato di capire anche il “profilo” di chi ti sfrutta a proprio uso e consumo. La cosa che ho compreso è che si tratta di persone, sempre persone tra virgolette, ovviamente, che presentano tutta una serie di deviazioni psichiche, che hanno un problema con il controllo, con il potere, ovviamente illusorio, perché se devi stordire o bloccare una donna per poterla controllare, significa che non hai forza per affrontarla direttamente. Cerchi di sentirti “potente” per non vivere la tua impotenza psichica. È un comportamento da vigliacchi, tipico di chi crede di dominarti attraverso la coercizione e poi sparisce per non affrontarti e anzi, all’occorrenza, ti accusa di essere stata tu ad aver provocato i suoi comportamenti con i tuoi atteggiamenti. Viviamo in una società basata su una cultura completamente sbagliata, che viene inculcata e assimilata fin dalla prima infanzia, che giustifica ancora troppo la violenza sulle donne. Queste bestie vestite da bravi ragazzi, mettono in atto tutta una serie di meccanismi che li giustificano da un punto di morale, per cui si sentono quasi in diritto di comportarsi da bastardi vigliacchi, come se fosse “normale”, come se fosse in un certo senso colpa dell’altro”.

Sono ragazzi che agiscono con lucidità, pianificano l’atto e sono capaci di intendere e di volere, ma nello stesso tempo non hanno, per via delle enormi lacune educative e di sviluppo del senso morale, la percezione realistica della gravità che il loro comportamento lascia nelle vittime.


Attenzione, però, questa NON è, e NON deve essere, una giustificazione, anzi, il contrario, essendo in grado di discernere, devono essere fermati, puniti e rieducati in maniera proporzionata alla gravità di ciò che hanno commesso.


“Quando subisci uno stupro, l’errore più grande che si possa fare, e che fanno tutti, è pensare che finisca lì, senza sapere che invece è solo l’inizio, che la parte più difficile deve ancora iniziare. Nessuno comprende che quando subisci una violenza sessuale vorresti solo dimenticare e sentirti il più normale possibile. La violenza sessuale ti tocca talmente tanto nel profondo che dentro di te cambia veramente tutto”.


Attenzione! Oggi tante ragazze che vengono filmate durante la violenza e sono costrette a fare i conti anche con il terrore che venga diffuso il video, che venga usato anche quello come arma contro di loro, non basta quindi ciò che si è dovuto subire, diventerebbe una violenza nella violenza.


“Nel dramma mi sembrava in un certo senso anche di essere stata fortunata, almeno non mi avevano diffamata in rete. Probabilmente mi sarei uccisa, avevo troppo da perdere e in quel momento, ero troppo fragile, malmessa da un punto di vista emotivo, sola e poco lucida”.

“A volte mi domando se in questi casi esista davvero giustizia. La domanda credo di essermela posta fin troppe volte, ma è sempre rimasta lì, appesa senza una spiegazione concreta”.

Concludo l’articolo con questa considerazione perché è una domanda che mi pongo ancora oggi ogni volta che accolgo i racconti della violenza, ogni volta che prendo una vittima per mano e la aiuto ad elaborare e a riprendersi la vita.

I brani riportati nel testo sono tratti dal mio ultimo libro “Ragazzi Violenti. Un viaggio nelle menti di vittime e aggressori”.

L’articolo è tratto integralmente dal mio blog dell’Espresso:

http://adolescienza.blogautore.espresso.repubblica.it/2019/03/26/come-si-puo-arrivare-a-violentare-una-ragazza-in-gruppo-ad-usare-il-suo-corpo-e-a-filmarla-senza-un-briciolo-di-empatia-e-senso-di-colpa/

di Maura Manca