bambini aggressivi

Figli aggressivi: la colpa è dei genitori?


I comportamenti aggressivi sono molto frequenti anche nei bambini.

In termini quantitativi anche in misura maggiore rispetto agli adolescenti, basti pensare che il bullismo è più diffuso nei bambini rispetto agli adolescenti. Ciò che cambia sono le modalità con cui si manifestano tali condotte, meno gravi nei più piccoli e più efferate nei più grandi, che si esprimono in maniera differente in funzione dell’età (Cerutti e Manca, 2008).

I bambini più piccoli utilizzano forme di prevaricazione di tipo più diretto e fisico mentre, con lo sviluppo da un punto di vista cognitivo, l’acquisizione del pensiero operatorio prima concreto, poi astratto, il bambino utilizzerà, invece, modalità più indirette e complesse, più subdole e mirate a fare intenzionalmente del male.

Frustrazione e rabbia che generano comportamenti aggressivi spesso si originano all’interno del nucleo familiare e sono susseguenti per esempio alla nascita di un fratellino o di una sorellina, scaturiscono dalla gelosia, dalla paura di perdere la propria posizione all’interno del nucleo familiare. Anche una forte competitività imposta dall’educazione che mette i fratelli in sfida sul chi è più bravo o buono, può generare questo tipo di condotte.

 

Di chi è la colpa?

 

In genere si cercano colpe e colpevoli e spesso si sostiene che i genitori siano la causa dei problemi del figlio. Bisogna specificare che in psicopatologia non esiste un modello di causa-effetto come in medicina, ma un modello che tiene in considerazione la somma di più fattori di rischio che aumentano notevolmente la probabilità che si sviluppi una data patologia.

I genitori possono comunque incidere pesantemente in diversi modi sul comportamento aggressivo del figlio e hanno una forte influenza nel modellare i comportamenti dei figli.

L’atteggiamento emotivo dei genitori è un fattore che influenza negativamente lo sviluppo di questo tipo di comportamenti. Un atteggiamento negativo di fondo, caratterizzato, cioè, da mancanza di calore e di coinvolgimento, aumenta il rischio che il ragazzo diventi, in futuro, aggressivo od ostile nei confronti degli altri.

Sono molto importanti anche gli stili educativi ossia la modalità con cui viene educato un bambino. Se viene adottato uno stile permissivo e tollerante, non ponendo limiti al comportamento aggressivo del bambino verso i fratelli, verso i coetanei o verso gli stessi adulti, si creano le precondizioni per lo sviluppo di condotte aggressive perché l’eccesso di permissività può determinare una carente capacità di controllo e quindi di reagire in maniera anche impulsivo-aggressiva (Olweus, 1993).

L’uso coercitivo del potere da parte del genitore e atteggiamenti punitivi fisici da parte dei genitori sono significativamente correlati con i comportamenti violenti nei figli. Il bambino, esposto a punizioni di cui non è in grado di cogliere il valore ed il significato emotivo, può, a sua volta, riprodurre stili di condotta distruttivi, incoerenti e gratuiti.

Quando lo stile educativo parentale è incoerente, invece, il bambino non ha precisi punti di riferimento, è incapace di prevedere le reazioni dei suoi genitori, per cui vive in uno stato di insicurezza emotiva che mobilita, a sua volta, aggressività difensiva (Bonino e Salvini, 1991). Da ciò deriva l’impossibilità di elaborare cognitivamente adeguate regole di relazione sociale, con estrema confusione per quanto riguarda i processi di autoregolazione.

Oltre il temperamento che ovviamente rappresenta un fattore importante nello sviluppo di questo tipo di condotte, l’ambiente in cui il bambino cresce, la relazione genitori-figlio, i modelli appresi direttamente ed indirettamente, condizionano il piccolo nella sua crescita e nei suoi comportamenti. Il genitore ha un’enorme responsabilità per quello che concerne lo sviluppo e la messa in atto di comportamenti adattivi o disadattivi del figlio.

 

di Maura Manca, Psicoterapeuta

Direttore di AdoleScienza.it

 

Riferimenti Bibliografici

Bonino S., Salvini A. (1991), Una morale antiaggressiva, Psicologia Contemporanea, 103, 12-16

Cerutti R., Manca M. (2008). I comportamenti aggressivi. percorsi evolutivi e rischio psicopatologico. Nuova edizione. Kappa

Olweus D. (1993), Bullying at school. What we know and what we can do, Blackwell Oxford and Cambridge, tr.it., Bullismo a scuola: ragazzi oppressi, ragazzi che opprimono, Giunti, Firenze, 1996

 

 

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