gruppo e gang

Gruppo dei pari e gang: quali differenze?


La vita sociale dei giovani durante l’adolescenza è molto complessa e fondamentale per la crescita soprattutto perché ci si identifica con il gruppo, con i valori dello stesso e si è facilitati nel processo di separazione dalle figure genitoriali, per diventare adulti e autonomi da un punto di vista psicologico.

In adolescenza è possibile far parte di numerosi gruppi, dalla classe, alla scuola, al quartiere, a quello sportivo fino ai gruppi su WhatsApp o sui social network o di gioco come quelli online. Molto spesso gli adolescenti partecipano a più aggregazioni, alcune più allargate altre più ristrette, che possono essere considerate come gruppo e sottogruppo.

Il gruppo più numeroso è meno intimo e omogeneo, si raduna tendenzialmente il fine settimana e serve per organizzare attività sociali come per esempio serate tra discoteche e altre attività. Il gruppo piccolo è più chiuso, comporta pochi amici che condividono sentimenti, segreti, desideri, interessi e problemi; in questa aggregazione i legami affettivi sono più intensi e si radunano tendenzialmente ogni giorno o quasi.

In ogni caso i gruppi più uniti sono in stretto contatto sui social network o sulle chat di messaggistica istantanea. La coesione di questa tipologia di gruppo si fonda sull’intensità della relazione, della comunicazione tra i vari membri e sulla condivisione del tempo libero.

Il tempo che l’adolescente trascorre all’interno del gruppo è tanto e spesso i genitori non comprendono il senso di tutte queste ore passate insieme anche senza far niente.

Generalmente la composizione di questi gruppi è piuttosto omogenea per provenienza sociale, contesti culturali, condizione scolastica o lavorativa, ma anche per il look esteriore, per il linguaggio, per le modalità di interazione e per gli stili di comportamento e per le rappresentazioni sociali.

Anche i comportamenti devianti, delinquenziali, l’uso di droghe e/o alcol possono far parte delle attività di gruppi di adolescenti. Alcuni studi mettono in luce come le relazioni con pari devianti possano portare a mettere in atto attività delinquenziali (Keenan et al., 1995). Episodi di aggregazione minorile intorno ad attività illegali esistono da sempre, ma risultano molto più evidenti ed allarmanti a causa della divulgazione effettuata dai media, che può avere come effetto quello di favorire l’amplificazione del fenomeno tramite un processo imitativo e un contagio sociale, favorito anche dall’uso distorto della tecnologia e dei social network, usate dai più giovani come vetrine con cui rinforzare il proprio narcisismo. Il dato più preoccupante è l’età dei soggetti coinvolti che sono sempre più giovani. Si legge sempre più spesso nei giornali di baby-gang che intenzionalmente sferrano attacchi nei confronti di loro coetanei o danneggiano strutture pubbliche o private, come la scuola, compiendo furti o veri e propri atti di vandalismo (Cerutti e Manca, 2008).

La gang o banda a carattere deviante differisce da altri gruppi di adolescenti perché è più aggressiva e ha finalità distruttive e violente. Le sue attività sono orientate al raggiungimento di scopi concreti che richiedono di una organizzazione più strutturata e una solidarietà maggiore tra i membri del gruppo (Manca e Mascia, 2006). Per questa ragione, si crea spesso una tipologia di gruppo in cui l’identità del singolo viene meno, tale che per entrare a far parte dell’organizzazione bisogna superare delle prove, che generalmente consistono nel mettere in atto condotte devianti.

La banda abitualmente è composta da maschi e, al suo interno, viene attribuita estrema importanza alla forza fisica e alla fedeltà dei membri che la compongono perché per commettere determinati atti devi poterti fidare di chi ti guarda le spalle. Il “gruppo banda” solitamente si condensa intorno ad una filosofia antisociale che supporta i comportamenti antisociali e devianti del gruppo stesso. Spesso sono ragazzi che hanno abbandonato la scuola o che hanno un scarso rendimento scolastico, che manifestano anche altre forme di emarginazione che favoriscono l’aggregazione per dare un senso alle giornate vuote.

Però non è sempre così, ci sono anche tante aggregazioni di questo tipo costituite da adolescenti appartenenti ad un ceto sociale alto, che possono veder soddisfatta ogni richiesta, ma che manifestano una marcata onnipotenza, che non si accontentano e che devono cercare nella messa in atto di queste condotte un altro modo di manifestare il proprio potere e nascondere a se stessi il vuoto interiore. Ormai anche le gang si sono digitalizzate e spesso condividono le loro “avventure” sui social, creando gruppi appositi che fungono da rinforzo e condivisione di condotte delinquenziali o li utilizzano per rendere direttamente pubblico il loro operato, anche come sfida aperta alle autorità e per essere rinforzati dai “mi piace” della rete che li rendono ancora più onnipotenti.

 

di Maura Manca

 

Riferimenti bibliografici

Cerutti R., Manca M. (2008). I comportamenti aggressivi. Percorsi evolutivi e rischio psicopatologico. Nuova edizione. Kappa, Roma.

Keenan K., Loeber R., Zhang Q., Stouthamer-Loeber M., Van Kammen W.B. (1995). The influence of deviant peers on the development of boys’ disruptive and delinquent behavior: a temporal analysis. Development and Psychopathology, 7, 715-726.

 Manca M., Mascia I. (a cura di) (2006). Devianza e criminalità in adolescenza. Experta, Forlì.

 

 

 

 

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