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Il cellulare in classe? Ora è anche un problema di ordine pubblico


Le scuole sono sempre più teatro dei disagi e della devianza giovanile. Tantissimi bambini, ormai fin dalle scuole dell’infanzia, sporcano i grembiulini che stanno andando in estinzione di bullismo, maleducazione, violenza gratuita nei confronti di loro stessi, dei compagni e anche dei professori.

Attraverso il rendimento scolastico, la condotta, le relazioni con i coetanei e con l’autorità rappresentata dai professori si esprimono i propri tratti di personalità, i propri problemi, ciò che i ragazzi non hanno imparato ad esprimere in maniera più adattativa.

Questa sorta di escalation di maleducazione e prepotenza fa riflettere sulla direzione, o meglio sulla deriva, che il disagio infantile e adolescenziale sta prendendo, sul senso dei valori e soprattutto sull’educazione.

Un articolo pubblicato sul mio blog dell’AGI in cui spiego che i fatti che arrivano alla cronaca sono in crescita ma sono ancora più consistenti quelli che rimangono racchiusi tra le quattro mura di una classe.

In questi giorni fa riflettere una notizia che arriva da un Istituto Alberghiero della provincia di Cagliari in cui sono dovute intervenire le forze dell’ordine perché un 13enne aveva sferrato un pugno alla sua professoressa mandandola all’ospedale. Di quale colpa si sarà mai macchiata questa prof per subire una reazione così violenta? Ha avuto la brillante idea di rimproverare più volte il ragazzo in questione perché utilizzava il telefonino in classe.

Come se non bastasse, in un’altra scuola sempre della provincia, un 15enne si è opposto all’invito della docente di riporre lo smartphone nell’apposito spazio e di non utilizzarlo più durante la lezione. A quel punto la docente, dopo aver fatto segnalazione dell’accaduto ai genitori e al dirigente scolastico, si è ritrovata di fronte alla rabbia incontenibile del ragazzo, che l’ha riempita di minacce e che, se non fosse stato fermato dai suoi compagni, avrebbe distrutto la sua automobile con un martello che aveva con sé.


A quanto pare i ragazzi non gradiscono i divieti, ma questa non è una novità, adolescenza spesso è rottura delle regole, ma con dei limiti, infatti è comprensibile sbuffare, lamentarsi, lagnarsi dei professori tra i denti, a casa, con gli amici; non è accettabile il fatto che non ci sia più un freno anche in condizioni in cui non ci sono gravi patologie mentali.


Sembrano ragazzi che vivono come bombe ad orologeria che possono esplodere da un momento all’altro.

Chi sono questi ragazzi violenti?

Sono ragazzi allo sbaraglio, senza un confine, senza punti stabili di riferimento. Non riconoscono i ruoli, l’autorevolezza dell’adulto, il limite di un no, di una regola, senza il quale non si sviluppa un adeguato senso morale, una sorta di autoanalisi delle proprie azioni, un filtro che limita i comportamenti in uscita.

Oggi le maglie di questo filtro sono troppo larghe di partenza e in tanti casi ci sono troppi buchi.

Molti ragazzi sono talmente tanto abituati a vivere in un’ordinaria maleducazione che non si rendono neanche conto di ciò che fanno neanche dopo che qualcuno cerca di metterli davanti al fatto compiuto e di farli ragionare. Hanno ragione, non vedono il torto, e dove avranno imparato tutto questo?

Non hanno più paura di niente, non hanno paura della scuola, degli insegnanti, delle punizioni, dei genitori, della società. Significa che vivono in un contesto in cui né il genitore, né la scuola riescono ad avere il giusto polso ed essere incisivi nel contenere questi ragazzi sempre più soli e alla deriva.

Il disagio e la devianza sono sempre e comunque espressione di un forte malessere interno e in svariati casi anche di psicopatologie.

Esistono le regole ma se le infrangono non succede niente, sono minacciati di essere puniti e sanzionati, ma poi la passano sempre liscia. Fermo restando che la devianza giovanile c’è sempre stata, e che questi sono dei comportamenti estremamente manifesti, messi in atto da ragazzi che non riconoscono né l’autorità dei genitori né  quella dei docenti, che non riescono ad accettare neanche un rimprovero, ma che vivono tutto sul personale, evidenziando dei problemi di personalità e un’estrema difficoltà nella gestione degli impulsi.

Ma di cosa ci meravigliamo? Della violenza dei nostri ragazzi? I figli di una assenza di regole e di limiti? Ormai bisogna prendere atto dei cambiamenti che stanno avvenendo, l’età della violenza si sta abbassando, già a partire dalle scuole dell’infanzia sono evidenti episodi di mancanza di rispetto e prevaricazione piuttosto importanti. Sono bambini e adolescenti che crescono o tra le braccia della violenza o nell’assenza di un no, privi di regole e senza il senso della morale.


Ciò che è accaduto, apre ad una riflessione importante su quanto i ragazzi non riescano a contestualizzare, su come siano privi di educazione e rispetto, che non si evidenzia solo in questi casi macroscopici, ma anche nella loro quotidianità: non hanno gli strumenti psichici per gestire i loro stati interni e comprendere le conseguenze e gli effetti di ciò che fanno.


La scuola un contenitore che non contiene

Il contesto globale è cambiato, così come il senso della famiglia, sempre più disgregata e meno efficace, e proprio per questo diventa basilare una collaborazione attiva tra famiglia e scuola, oggi sempre più difficile da realizzare, perché si preferisce scaricare le responsabilità sull’altro.

Se si gioca allo scarica barile ci rimetteranno solo ed esclusivamente i ragazzi.

Questo sta generando un’assenza di punti di riferimento stabili, un contenitore dentro il quale respirano coerenza, si comunica poco e male e frequentemente ci si scontra: si è persa questa sorta di contenimento e stabilità di valori e norme di condotta per i ragazzi, che creavano la scuola e la famiglia in maniera sinergica, collaborando tra loro e credendo l’uno nell’efficacia educativa dell’altro.

I no, le sanzioni quando servono, i paletti, sono invece basilari per sviluppare un senso morale e per capire quando ci si deve fermare.

L’educazione scolastica dovrebbe prevedere anche regole e disciplina, gli insegnanti dovrebbero essere autorevoli, perché uno studente non può, per nessun motivo, fare tutto quello che gli passa per la testa. Se viene approvato tutto quello che fa, tutto quello che dice e si cede anche quando non si dovrebbe, si rischia di alimentare la loro onnipotenza e di rinforzare o di strutturare tratti di personalità patologici.

di Maura Manca

Link dell’Agi:

https://www.agi.it/blog-italia/salute/il_cellulare_in_classe_ora_anche_un_problema_di_ordine_pubblico-2228169/post/2017-10-07/