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Il padre uccide la madre davanti ai suoi occhi. Ora come vivrà e cosa dovrà affrontare?


Uccide brutalmente la moglie davanti agli occhi del figlio. Ancora violenza, ancora famiglie bagnate di sangue. Un figlio che assiste al brutale omicidio della madre è un ragazzo che viene ucciso anche lui da un punto di vista psicologico. Ho seguito centinaia di bambini e adolescenti vittime di violenza intrafamigliare costretti ad assistere a drammi quotidiani. So cosa scatta nella testa di questi ragazzi, ed è un dramma, un trauma terribile con cui dovranno obbligatoriamente fare i conti nel quotidiano.

Ora si troverà ad affrontare molteplici problemi: prima di tutto è l’unico testimone e sarà costretto a ricordare, a raccontare, a vivere e rivivere ciò che i suoi occhi hanno visto e che non dimenticherà mai. Dovrà fare i conti con un vuoto pazzesco e con un padre da far marcire in galera. Un lutto nel lutto, si è trovato a perdere tutte e due le figure genitoriali con il peggiore dei tradimenti. Tanti ragazzi si domandano anche se avessero potuto fare qualcosa, fanno i conti con i sensi di colpa, con i perché.

Molto probabilmente non era la prima volta che respirava quest’aria di violenza. Purtroppo non si pensa, o si spera, che non si arrivi mai a tanto. L’omicidio si vede sempre erroneamente troppo lontano. Assistere alla violenza può averlo già reso più vulnerabile, l’impatto sulla psiche non si vede in termini di esiti psicopatologici solo a breve termine, ma anche a lungo termine.

Non ci sarà mai giustizia per i figli della violenza, nessuno gli ridarà la madre, nessuno gli ridarà una famiglia terribilmente portata via.

Gli hanno tolto tutto e si trovano a dover ricominciare una vita nel peggiore dei modi. Dovrà riadattarsi e tirare fuori tutte le risorse interne per cercare di inventarsi una vita e di elaborare ciò che ha ingiustamente subito. Sarà condizionato sotto tanti punti di vista: dell’umore, dei sentimenti e delle relazioni. Dovrà essere seguito, avrà bisogno di una rete di sostegno e di supporto intorno per gestire emotivamente ciò che gli è accaduto. Anche da un punto di vista sociale dovrà fare i conti con l’ambiente in cui vive, con un riflettore che si è acceso sulla sua testa.

È una mattanza, una dietro l’altra, non si può morire così, non è sufficiente quello che stiamo facendo, non basta.

Questi uomini non vedono la moglie o la compagna come una persona ma come un oggetto in loro possesso. Non tollerano o accettano i no, i paletti e quando si vedono minati e rischiano di perdere il controllo sull’altro, scatta l’omicidio. Il fatto che si faccia davanti ad un figlio, che non si tuteli, dimostra che prevale il proprio egoismo su tutto, le proprie distorte ragioni, anche sul rispetto di un figlio, non si guarda più in faccia a niente. Si deve mettere un punto prima. Queste donne e questi figli devono essere tutelati.

Va messa una fine a tutto questo, non possiamo ogni giorno fare i conti con la violenza. Dobbiamo entrare da quando sono piccoli a lavorare su queste problematiche nelle scuole e nelle famiglie, dobbiamo lavorare con i genitori, dobbiamo creare più rete, c’è troppo da fare perché tanti di questi assassini sono nascosti dietro i panni di uomini apparentemente “normali”.


Serve indubbiamente una pena certa e congrua per questo tipo di reati, senza nessuna attenuante perché oltre al brutale omicidio, i danni psicologici che ha subito un figlio non possono essere giustamente quantificabili. Sono reati che violano la dignità umana che vanno puntiti e fermati prima!


di Maura Manca